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Carcere Sollicciano, situazione da day after Società

Firenze – Unaa lettera di un sindacalista della Cgil in visita a Sollicciano, e il quadro che emerge, più volte denunciato su queste paagine, è ancora peggiore di quanto tante volte abbiamo illustrato. Il carcere fiorentino infatti, che ha superato da anni ormai il limite della capienza, è senza dubbio, come risaputo, al limite delle sue capacità. Ma quanto, lo illustra la lettera che Santi Bartuccio, sindacalista della polizia carceraria, decide di rendere pubblica.

Una situazione da day after, che rende quasi impossibile il lavoro delle guardie carcerarie e la vita dei reclusi. Che, ricordiamo, dovrebbero, dentro quelle celle, non solo scontare la pena, ma secondo dettato costituzionale, essere avviati al recupero. E dunque,  “Muffe, caldo,neon divelti, garitte da chiudere, malcontento generale: situazione problematica, serve l’impegno di tutti per migliorare le condizioni di lavoro e di detenzione”, si legge in unaa sintesi del contenuto della missiva indirizzata a tutte le istituzioni.

Nello spoecifico, come si legge nella lettera di denuncia, “I poliziotti di Sollicciano ancora oggi sono costretti a lavorare in luoghi angusti, con decine e decine di neon divelti, senza un minimo di refrigerio con queste temperature, con infiltrazioni che hanno reso i muri impregnati di muffe e scrostamenti, tutte cose che rendono i luoghi sicuramente malsani e a nostro parere al limite, se non oltre, della legittima idoneità”. Una situazione che è ormai nota, ma che tuttavia, il sindacalista della Fp Cgil “ricorda” nella sua continua evoluzione negativa al Provveditore Amministrazione Penitenziaria della Regione Toscana.

La lettera è stata inviata anche al Prefetto di Firenze, al Presidente della Regione Toscana, al Sindaco del Comune di Firenze, al Direttore Generale ASL 10 Firenze, al Garante per i Diritti dei detenuti, al Direttore di N.C.P. Sollicciano, al Dipartimento Amministrazione Penitenziaria(Roma).

L’occasione per la l’invio della misssiva è avvenuta mercoledì 5 agosto, quando una delegazione di Fp Cgil Toscana (formata dallo stesso Bartuccio, da Donato Nolè, Coordinatore Regionale Polizia Penitenziaria, e da Paolo Sparapano, coordinatore Provinciale Polizia Penitenziaria) ha effettuato una visita al carcere Nuovo Complesso Penitenziario Firenze Sollicciano.

La delegazione, riscontrando la massima disponibilità nella Direzione del Carcere, ha potuto effettuare e verificare le condizioni in cui versa la struttura Fiorentina, le condizioni in cui il personale è costretto a lavorare, nonché le condizioni di detenzione dei ristretti. Pur apprezzando lo sforzo messo in atto dall’Amministrazione (in primis la Direzione del Carcere) per migliorare le condizioni igieniche della struttura, che nell’ultimo anno ha sicuramente attenuato il problema igienico collegato alla presenza dei piccioni e ha provveduto ad imbiancare interi padiglioni, la situazione rimane problematica.

Ed ecco la descrizione “de visu” contenuta nella lettera e scritta dallo stesso Bartuccio: “La cinta muraria, causa cedimento parziale, risulta parzialmente chiusa in un settore e la restante parte presenta garitte antiquate, molte disusate con porte divelte, parapetto con parti metalliche arrugginite, camminamento senza illuminazione e pericoloso per la presenza di lamiere. Le garitte – in queste condizioni – sarebbero da chiudere, eppure sono regolarmente presidiate da parte della polizia penitenziaria fiorentina che garantisce, con queste temperature, quasi in modo stoico, il servizio armato per almeno due ore. Polizia Penitenziaria che troviamo assai demotivata se non anche angosciata. Molti lavoratori ci hanno avvicinato per comunicarci il loro disagio”.

Disagio e malcontento, dovuti a una situazione oggettivamente insostenibile, che dice Bartuccio, “non può più essere contenuta all’interno delle mura di Sollicciano”. Dunque, per migliorare le condizioni generali del carcere e di chi ci si trova, sia per ragioni di lavoro che per la condizione di detenuto, ecco alcune proposte: in primis, migliorare le condizioni di lavoro, evitare che il personale sia stanco, demotivato,  “afflitto, incompreso” e in queste condizioni si trovi a rispondere alle richieste sempre più esigenti di una popolazione detenuta, “in molti casi formata in modo rilevante da soggetti disagiati, tossicodipendenti, stranieri, sicuramente poco disposti e disponibili al rispetto delle regole”. Essi stessi vittime, d’altro canto, di degrado della struttura e sovrappopolamento delle celle.

Un altro problema presentato dalla lettera è quello che riguarda il personale, per lo più proveniente dal sud e quindi costretto ad alloggiare in caserma. Le camere, alloggi collettivi, spiega Bartucccio, “sono tutt’altro che confortevoli”. E se il degrado di Sollicciano “non può e non deve essere imputato a chi oggi governa la struttura” si chiede tuttavia maggior attenzione per il personale. Conclude la lettera: “Riteniamo che ognuno debba e possa fare la sua parte, chiediamo che tutti i soggetti Istituzionali cui la presente è inviata si attivino, per gli ambiti di competenza, e contribuiscano alla rinascita del carcere fiorentino”.

 

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