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Carceri, oltre la metà dei detenuti affetta da patologie Società

Giovani, per la metà stranieri (soprattutto nordafricani), per nulla sani. Il 70% e oltre della popolazione detenuta nelle carceri della Toscana è affetta da una qualche patologia. E questo nonostante il fatto che si tratti di una popolazione piuttosto giovane (l’età media è di 38,5 anni). Lo rivela l’indagine condotta dall’ ARS (Agenzia Regionale di Sanità) in collaborazione con il Servizio Sanitario Regionale per verificare lo stato di salute della popolazione carceraria toscana, che sarà presentata all’Auditorium di Sant’Apollonia a Firenze il prossimo 17 giugno nel convegno “Lo stato di salute dei detenuti italiani e il loro rischio suicidario”. Nel 2012 l’Ars ha analizzato le cartelle cliniche di ben 3329 detenuti, ovvero circa l’80% del totale, cartelle informatizzate installate in tutti gli istituti penitenziari della Regione grazie alle quali sarà possibile monitorare in modo sistematico lo stato di salute della popolazione carceraria. «L’obiettivo è migliorare le strategie che la Regione già mette in campo per assicurare ai detenuti un livello di assistenza pari a quello dei cittadini liberi – ha spiegato Barbara Trambusti, responsabile per la Regione Toscana del settore Politiche per l’integrazione sociosanitaria e salute in carcere – Da quando 4 anni fa la sanità penitenziaria è passata alla nostra competenza la Regione opera attraverso l’Osservatorio permanente sanità penitenziaria, di cui fanno parte Ars, Centro giustizia minorile, gli operatori sanitari di settore e il Provveditorato regionale per l’amministrazione penitenziaria, per garantire ai detenuti lo stato di salute inteso non solo come assenza di malattia ma come benessere e rieducazione ad uno stile di vita sano. Rientra in quest’ottica il progetto di portare il cinema nelle carceri, che stiamo attuando in collaborazione di Fondazione Sistema Toscana, e la delibera approvata la scorsa settimana che consentirà alle detenute delle case circondariali di Empoli di uscire dal carcere per lavorare». «Tre le principali patologie che ricorrono nella popolazione carceraria – ha spiegato stamane Fabio Voller, dirigente ARS ToscanaI detenuti sono affetti per lo più da disturbi psichici, spesso legati a storie di tossicodipendenza, ma anche disturbi di adattamento e problemi di ansia. In secondo luogo ricorrono le malattie infettive, epatite C, tubercolosi, sifilide, e infine disturbi dell’apparato digerente, soprattutto il classico “mal di denti” di cui spesso soffrono le persone tossicodipendenti». 

I dati dell’ARS. Le malattie psichiche rappresentano il 41% di tutte quelle riscontrate. Le più frequenti sono legate a disturbi da dipendenza da sostanze (nel 52,5% dei detenuti) e disturbi nevrotici e di adattamento (28,4%). Anche tra i 78 minori detenuti l’indagine ha riscontrato patologie legate alla tossicodipendenza nel 30% dei casi. Seguono le malattie dell’apparato digerente, in particolare del cavo orale (14,4%) e le malattie infettive (epatite c in primis, probabilmente legata anche alla tossicodipendenza, ma anche TBC e sifilide) e parassitarie (11,1%). Per quanto riguarda l’HIV solo l’1,2% dei detenuti toscani risulta positivo, ma il dato è probabilmente influenzato dalla scarsa conoscenza della malattia e dal mancato consenso di molti detenuti allo screening. La vera emergenza riguarda però i tentativi di suicidio ed i gesti di autolesionismo, anche se la Toscana registra un trend meno grave rispetto a quello nazionale. Nell’ultimo anno il 6,1% dei detenuti toscani ha messo in atto un gesto di autolesionismo (a fronte del 1,6% dei detenuti in Italia) mentre 44 soggetti hanno tentato il suicidio, l’1,3% del totale (il dato nazionale è 1,9%) . L’indagine sottolinea che il 95% di coloro che in Toscana hanno tentato il suicidio soffre di un disturbo psichiatrico legato ad abuso di alcol o sostanze. Altra emergenza riguarda le ore di permanenza giornaliera in cella. Ben 17 su 24 in Toscana, nonostante siano assicurate 5 ore al giorno di attività fisica (cui partecipa circa il 40% dei detenuti) e nonostante il 33,9% dei detenuti svolga un’attività lavorativa o manuale. Tra i detenuti che svolgono durante la detenzione una qualche attività lo stato di salute appare generalmente migliore.

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