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Card. Dalla Costa nominato Giusto tra i Giusti Cronaca

Il Cardinale Elia Angelo Dalla Costa, Arcivescovo di Firenze durante la Seconda guerra mondiale, è stato riconosciuto Giusto fra le Nazioni dal Museo dell'Olocausto Yad Vashem di Gerusalemme per aver salvato centinaia di ebrei. ''Il Cardinale Dalla Costa – affermano da Yad Vashem – ebbe un ruolo centrale nell'organizzazione di una vasta rete di soccorso'' che, dopo l'occupazione tedesca dell'Italia, contribuì a salvare centinaia di ebrei, locali e profughi da altri Paesi. Il suo nome sarà dunque impresso nella 'Parete dell'Onore' nel Giardino dei Giusti di Yad Vashem. “Malgrado gli sforzi non siamo riusciti a trovare alcun parente del Cardinale Dalla Costa – ha detto una portavoce di Yad Vashem – Dunque, per il momento, la medaglia e il certificato di onore saranno custoditi nel nostro Museo”.  All'inizio del 2012, i Giusti fra le Nazioni assommavano a 24.356. Di essi, 524 sono italiani.

Tra gli Ebrei salvati dal Cardinale Dalla Costa Guidobaldo Passigli, attuale Presidente della Comunità ebraica fiorentina, che quando aveva 5 anni fu trasferito in un convento di suore, insieme alla madre e alla nonna.  ''Fummo ospitati – racconta oggi – in un istituto di suore poco fuori Firenze all'epoca, a Rovezzano e vi trascorsi circa 8 mesi dall'ottobre '43 fino alla Liberazione di Firenze, nell'agosto del '44. Ricordo molti bambini, la colazione, le preghiere. Mia madre e mia nonna erano vestite da suore e, naturalmente, mi era stato detto di non chiamarle mamma o nonna. Mi era stato assegnato anche un nome, Giuseppe Dalmasso, detto Guido, pensando che per un bambino piccolo sarebbe stato facile tradirsi dicendo il proprio vero nome. In seguito  venni a sapere che il parroco di Grassina, dove noi abitavamo, aveva avuto una precisa disposizione dalla Curia e quindi dal Cardinale di condurre gli ebrei in quel convento".

L’attuale Arcivescovo di Firenze, Cardinale Giuseppe Betori  “a nome  della Chiesa fiorentina accoglie con profonda gratitudine la  scelta del Museo dell'Olocausto Yad Vashem di Gerusalemme, di riconoscere il Cardinale  Elia dalla Costa 'Giusto fra le Nazioni'  per aver salvato centinaia di ebrei durante la Seconda guerra mondiale. Il riconoscimento raggiunge un pastore  ancora nel cuore dei fiorentini con un gesto che rafforza anche l’amicizia  e il dialogo  fra la chiesa cattolica e il popolo ebraico. Il Cardinale Dalla Costa è stata una figura non solo di grande soccorso per gli ebrei  ma  ha anche  espresso con forza l‘avversione  a quel regime  totalitario razzista all’origine  di quella terribile persecuzione. Dalla Costa con il suo agire ed il suo dire – evidenzia il Porporato – ha così riaffermato  come  la dignità inviolabile  della persona  non possa mai  essere messa in discussione da nessuna  ideologia. Il riconoscimento del Museo dell’Olocausto è un prezioso contributo  a  riscoprirlo e pregarlo mentre è in corso la sua causa di beatificazione”. 

Intanto si avvicina l’anniversario della morte del compianto Arcivescovo. Sabato 22 dicembre, come avviene ormai da tempo immemorabile, alle ore 9 all’interno della Cattedrale di Santa Maria del Fiore il Comune di Firenze deporrà una corona d’alloro sulla tomba del Cardinale Elia Dalla Costa, situata in una cappella laterale. Un “omaggio” che il Comune tributa solo a lui, in quanto nessun altro Arcivescovo di Firenze ha questo onore da parte dell’Amministrazione Comunale.

“Dopo aver portato a termine con successo il rastrellamento e la deportazione ad Auschwitz di 1.022 ebrei romani, il reparto specializzato del capitano Theodor Dannecker prese di mira Firenze che, così, pagò il suo atroce tributo alla Shoah subendo ben due rastrellamenti il 6 e il 26 novembre 1943”. E' questo il contesto storico, descritto in un lungo articolo dell'Osservatore Romano, il quotidiano del Vaticano, in cui si dispiegò la difficile azione a favore degli ebrei in fuga dalle deportazioni dell'ex Arcivescovo di Firenze, Dalla Costa. Sotto sua indicazione, un ruolo importante lo ebbero le suore fiorentine che aprirono le porte dei propri monasteri a quanti più ebrei possibili. Tra questi, ricorda l'Osservatore Romano, anche Eugenia Levi, “figlia dell'insigne critico letterario”. “Con l'incalzare delle persecuzioni antiebraiche – scrive il quotidiano Vaticano -, dopo aver appreso da alcuni amici della polizia e del Comitato di liberazione nazionale che i tedeschi avevano richiesto gli elenchi di tutti gli ebrei fiorentini, il Comitato di assistenza ebraico, allestito dal giovane rabbino capo di Firenze Nathan Cassuto, decise di rivolgersi alla curia fiorentina con la quale allacciarono i primi contatti tramite Giorgio La Pira, che allora dimorava nel convento domenicano di San Marco. L'Arcivescovo di Firenze, il Cardinale Dalla Costa, subito incaricò il parroco di Varlungo, don Leto Casini, e il padre domenicano Cipriano Ricotti di coadiuvare il Comitato di assistenza ebraico per mettere al sicuro i profughi ebrei nei vari monasteri e istituti religiosi della diocesi”.

A quel punto, prosegue l'articolo, “seguendo alla lettera le direttive impartite dal cardinale Dalla Costa, nel capoluogo fiorentino e nei suoi dintorni, oltre ventuno conventi e istituti religiosi (senza contare le varie parrocchie) spalancarono le porte per offrire rifugio a oltre 110 ebrei italiani e 220 stranieri”. Una cinquantina di donne ebree con i loro bimbi, sempre sotto l'indicazione di Dalla Costa, furono nascoste dalle suore francescane missionarie di Maria di Piazza del Carmine guidate all'epoca dalla giovane Madre Superiora Suor Sandra, al secolo Ester Busnelli. Qui, nel novembre del '43, ricorda il quotidiano della Santa Sede, si consumò “la razzia più efferata”. Alcune donne furono stuprate, nessuna riuscì a scampare alla furia nazista, molte finirono deportate ad Auschwitz e non fecero più ritorno.

Sul riconoscimento è intervenuto anche il Vice Presidente del Senato, Vannino Chiti: “''Il riconoscimento dello Yad Vashem al Cardinale Elia Angelo Dalla Costa per aver salvato centinaia di ebrei, è un atto importante e di grande rilievo. Il suo ministero fu di coraggiosa contrapposizione agli orrori della dittatura e della guerra, restò celebre il suo gesto di chiudere tutte le finestre dell'Arcivescovado quando Hitler giunse in visita a Firenze. Il Cardinale è stato una figura di riferimento di quel cattolicesimo democratico che vide tra i suoi esponenti uomini come Giorgio La Pira; la sua azione ricca di nuovi impulsi pastorali e culturali fu tra quelle che aprirono la strada al Concilio Vaticano II”.

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