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Careggi in guerra, i sindacati indicono lo stato di agitazione Breaking news, Cronaca

Firenze – Usb, Cobas Sanità e Usi indicono lo stato di agitazione fra i dipendenti di Careggi. Motivo, la decisione della direzione aziendale di boccare il pagamento della progressione orizzontale e di rielaborarne l’elargizione spalmandola su tre anni. La direzione aziendale, come spiegano i sindacati in una nota, prendono a motivo” una circolare ministeriale emessa in data successiva alla stipula del CCIA”. Il meccanismo è quello indicato dalla Legge “Brunetta” del 2009, con criteri di selezione, non previsti nel CCIA, attuati attraverso l’uso delle famigerate “pagelline”.

Così, “invece che a tutti gli aventi diritto, la progressione orizzontale sarà concessa al solo 50% per il 2019, ad un ulteriore 25% nel 2020 (senza arretrati) e al rimanente 25% nel 2021 (senza arretrati), sempre che non arrivi qualche modifica contrattuale che ne cancelli l’esistenza. Parallelamente viene ridotto l’importo d’anticipo mensile sulla produttività in busta paga”.

Un circostanza gravissima dicono i sindacati, che “va oltre alla questione “fasce”, depassa la stessa firma o non firma di un accordo perché è una delegittimazione tout court della contrattazione e dei tavoli di trattativa: a cosa serve trattare se poi fanno come vogliono smentendo l’indomani quello che hanno firmato il giorno prima?”.

Sotto accusa, d’altro canto, è tutto il contesto, definito “pessimo”, in cui i lvoratori rilevano  “un irrigidimento autoritario, che investe altre questioni importanti come le ferie, l’orario di lavoro, la regolamentazione delle pagelline e il loro uso estensivo quale strumento di ricatto e di clientela e l’erosione per inter- pretazioni limitative di altri istituti contrattuali”.

“Abbiamo indetto lo stato di agitazione di tutti i dipendenti del comparto e fatto richieste precise alla Direzione aziendale per ottenere il rispetto dovuto ai lavoratori e a chi li rappresenta in sede di contrattazione e in mancanza di soluzioni andremo avanti aprendo una conciliazione in prefettura e preparando lo sciopero”, minacciano i rappresentanti dei lavoratori.

Le richieste avanzate ai vertici aziendali per scongiurare la mobilitazione, riguardano “il ripristino di corrette relazioni sindacali e il rispetto dei rappresentanti dei lavoratori; la cancellazione del taglio all’anticipo sulla produttività prevista dal CCIA che, viste le scelte aziendali, non trova più alcuna giustificazione; la modifica degli indirizzi operativi sulla programmazione delle ferie, in particolare nella sua rigidità che non tiene in nessun conto il diritto del lavoratore al recupero psico-fisico e alla sua vita familiare e sociale; il riconoscimento corretto del tempo di cambio e del tempo consegne come previsto nel CCNL e dalla giurisprudenza cioè i 10 minuti di tempo di cambio + 10 minuti di tempo consegne (“condizione di miglior favore” esistente) + i 4 minuti previsti per la “elevata complessità” e la distanza degli spogliatoi. Inoltre il riconoscimento del tempo di cambio a tutte le mansioni che comportano di indossare apposite divise all’interno della sede di lavoro per lo svolgimento delle attività, come legalmente riconosciuto”.

Infine, la modifica del sistema di valutazione, “portatore di iniquità e di arbitrio: basta dare spazio a soprusi, clientelismo, favoritismo, ricatti, pretese extracontrattuali. Cessazione di un suo utilizzo improprio, oltre alla copertura del turn-over e delle criticità presenti con l’assunzione di personale”.

E, davanti ad un eventuale diniego da parte dell’azienda, i delegati Rsu Roberto Soraggi, Francesca Romano, Roberto Iezzi, Sonia Adipietro, Massimiliano Cortese dichiarano: “Chiameremo tutti ad ulteriori iniziative di contestazione”.

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