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Cari professori, vi racconto com’è la scuola in Svizzera Opinion leader

Salto a piè pari la descrizione esterna – che pure meriterebbe tempo – di edifici scolastici tutti rigorosamente circondati da rigogliosi giardini con campi da calcio, basket e tavolini da ping pong ed entro dentro senza indugio. Sempre per risparmiare tempo tralascio la descrizione della biblioteca, dei laboratori per la creatività, delle officine per la manualità e faccio il mio ingresso direttamente nella sala professori, la “mia” sala. L’impressione è di aver sbagliato qualcosa durante il percorso ed essere entrata per sbaglio dentro ad un loft finemente arredato collegato alla scuola attraverso una porta segreta: è grande quanto un’aula magna delle nostre; una parte è adibita a soggiorno con tavolo grande, poltrone e divano (in pelle!) e l’altra parte arredata come la cucina di una famiglia con dodici figli: piano cottura enorme, tre frigoriferi, sportelli forniti di ogni cibaria per i break e per le cene luculliane. In un posto così accogliente è difficile immaginare che qualcuno possa litigare come durante i nostri scrutini che ormai sono diventati dei ring. Qui non possiamo fare altro che immaginare un consiglio di classe elvetico che in tutta armonia fa eleganti segni d’assenso col capo ad ogni nuova promozione.

Ma quello che colpisce di più, appena ti sei ripreso dalla shock delle delizie della sala professori e arrivano i ragazzi, è il flusso contrario: infatti in Svizzera sono gli alunni, e non i professori, a cambiare aula a seconda della materia. Questo perché le classi oscillano tra le 8 e le 16 unità e perciò la transumanza diventa una cosa possibile. Da noi, con classi che vanno dai 27 ai 30 allievi, sarebbe come dire che la montagna va da Maometto.
Di fronte alla mancanza di un’alternativa i nostri professori salgono da un piano all’altro, carichi di libri e registri sotto entrambe le braccia, con la lingua per terra già a partire dalla terza ora, e ogni tanto ti capita pure di sorprenderli in strani piegamenti mentre la borsa li sbilancia a sinistra e l’agenda sguscia da sotto l’ascella destra nel tentativo di raccogliere una penna caduta per disgrazia ad una presa tentacolare perfezionata in anni di disagio.

Invece qui all’esterno dell’aula ogni professore ha la sua bella targhetta permanente con le lettere incise come sul campanello di casa propria. E può dunque organizzarsi lo spazio come più desidera, esattamente come fosse lo studio o il soggiorno di casa propria. Così c’è chi l’addobba con stampe del proprio pittore preferito o chi è  amante della natura e per rendere difficile distinguere il verde fuori dal verde dentro la riempie di piante rampicanti o alberelli frondosi; chi invece, per coccolare l’animo ancora fanciullino dei ragazzi (o il proprio), l’adorna di simpatici pupazzetti o chi ancora, per rendere l’atmosfera più rilassante di quel  che non sia già, accende candele profumate durante la lezione o diffonde nell’aria essenze alla rosa o al tee tree oil. C’è chi – come il prof. Herr Backenbauer che gentilmente ogni martedì mi ospita nel suo Regno – ha sistemato di lato alla lavagna una bella poltrona coi braccioli o chi – come la prof. Frau Kristeller che mi ospita di giovedì –  si è portata da casa un paio di pantofole turchesi con tanto di pon pon per far star comodo il suo alluce valgo. Nelle aule che ho visto io non manca nemmeno l’armadietto degli snack nel caso il docente o l’allievo accusino un improvviso calo ipoglicemico e nemmeno lo scaffale dei giochi con racchette da ping-pong, palline e palloni per trascorrere il tempo nelle ricreazioni, peraltro molto più frequenti che da noi. Ah…dimenticavo: non manca nemmeno l’acqua corrente, con un lavabo accanto alla porta e un sapone per le mani di tipo biologico per preservare le pelli giovani da qualunque allergia.

Se da una parte le aule sono come salotti personali – tutte rigorosamente in parquet di legno d’abete – dall’altra non mancano nemmeno quegli strumenti richiesti oggigiorno in un’efficiente didattica: ognuna ha scaffalature alle pareti dove i docenti possono portare e depositare il loro scibile da casa e ogni altra cosa per organizzare al meglio la loro lezione. Le aule, inoltre, sono tutte dotate di stereo, lettore dvd, almeno 2 computer, una stampante, 4 lavagne che si aprono una sull’altra come fossero un grande, magico libro. Inoltre nessuna può essere carente di proiettore e rispettivo telo bianco, un telo già fissato che si fa svolgere e riavvolgere docile dal soffitto e spostare a piacimento grazie ad un ingegnoso binario che non s’inceppa mai.
Non pensate che stia parlando di una scuola delle meraviglie, di un luogo sperimentale dove il caso fortunato mi ha fatto capitare: no, io faccio lezione in cinque scuole diverse a centinaia di chilometri di distanza l’una dall’altra e posso garantirvi che tutte sono uguali…sì…uguali! E questo, che per noi può apparire inquietante, in realtà è molto svizzero: tutte hanno in dotazione dalle stesse ditte uguale mobilia, parquet, sanitari, rubinetteria, banchi e sedie…quest’ultime ovviamente autoregolabili in modo che sia il pischellone che il nano possano trovare la loro posizione ideale…Addirittura – talvolta la perfezione si trasforma in un incubo – si ritrovano gli stessi asciughini a strisce grigie e rosse e – reggetevi forte – le stesse spugne per pulire la lavagna. Sì, ho detto spugne e non cimose perché qui per pulire la lavagna con la delicatezza di un piano di cristallo usano spugne, di quelle vere, e dunque gialle, soffici, porose, ognuna con la forma che Madre Natura a ciascuna ha voluto dare.

Un altro aspetto importante è il materiale da cartolibreria: c’è sempre una parte della scaffalatura dedicata al rifornimento di quaderni, block notes, inserti trasparenti, cartelline, scotch, lapis, penne, pennarelli – indelebili e delebili – nonché post-it in tutti i colori dell’arcobaleno. I ragazzi non rubano mai niente per due ragioni principali: un po’ perché non ce l’hanno nel DNA, un po’ perché, di solito, si ruba quello che ci manca. E qui non manca mai nulla: anche i libri, che per le famiglie italiane rappresentano un salasso ogni anno più grave, in Svizzera vengono acquistati e distribuiti dalla scuole…gratis!
Non credo che la mia cronaca abbia bisogno di commenti ma una domanda credo sorga spontanea: cosa può questo formicolante popolino dall’altra parte delle nostre Alpi che noi non possiamo?

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