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Caritas Toscana, la povertà si cronicizza, cala la percentuale dei migranti Breaking news, Società

Firenze – E’ forse il concetto centrale del nuovo rapporto della Caritas circa la povertà in Toscana: “intrappolamento”, vale a dire la cronicizzazione delle povertà, il suo trasformarsi in qualcosa di complesso e irrisolvibile. Non per  niente, il rapporto Caritas 2016, presentato in Regione ieri giovedì 22 dicembre, ha un titolo che è già un manifesto: “In bilico: povertà, periferie e comunità che resistono in Toscana”. Alla presentazione,  l’assessore a sociale, diritto alla salute e sport Stefania Saccardi e Roberto Filippini, delegato Cet per la Caritas, affiancati da Massimiliano Lotti, Francesco Paletti, Alessandro Martini e Paola Garvin.

Ed è proprio sull’effetto intrappolamento che si è soffermata  Stefania Saccardi, che riferendosi ai dati raccolti dai 213 centri di ascolto della Caritas in Toscana nel corso del 2015, ricorda che quei numeri raccontano “la crescita delle povertà cronicizzate che i centri d’ascolto delle Caritas della Toscana seguono da almeno sei anni”, che rivelano come  “tante persone, più di 5.000, che non riescono a ripartire e a riprogettare la loro vita anche in presenza (a volte) di un reddito che, tuttavia, non è sufficiente a rispondere a tutti i bisogni della famiglia. Va comunque detto che anche nel 2015 la soglia di povertà relativa in Toscana si ferma al 5%, meno della metà rispetto a quella media nazionale che è del 10,4%”.

Per Roberto Filippini, delegato Cet per la Caritas, “ciò che emerge dal dossier è che il 2015 è stato un anno faticoso, soprattutto per il riverbero che continua della crisi economica. Prova ne è l’elevata percentuale di persone incontrate, ancora in stato di disoccupazione e, se è cresciuta l’emergenza dei profughi e degli immigrati, va evidenziata la costante riduzione della forbice fra cittadini stranieri e italiani che bussano alle porte delle Caritas toscane”.

Il quadro che emerge dall’analisi e ricerca della Caritas è fortemente inquietante. Intanto, la leggera diminuzione di persone in situazione di disagio incontrate dalle Caritas toscane nel 2015 è uno degli effetti dalla crescita della povertà cronica: si parla di 22.041 persone in stato di disagio nel 2015, il 15,4% in meno rispetto all’anno precedente. La contrazione è dovuta anche alla crescente complessità dei casi incontrati se è vero che, nel 2015, ciascuno di essi è stato ascoltato mediamente quasi sei volte (5,7) contro le quasi cinque (4,8) dell’anno precedente e le 4,3 del 2013.

A queste cause si deve aggiungere, secondo il rapporto, l’impegno delle Caritas e delle strutture ecclesiali nell’accoglienza dei profughi, 2.415 migranti alla fine di ottobre corrispondenti a circa un quinto (21%) di tutti quelli accolti in Toscana. Un impegno importante all’accoglienza regionale, ma poco rilevabile dalla rete dei centri d’ascolto perché la maggior parte dei richiedenti asilo è inviata dalle prefetture direttamente alle strutture d’accoglienza.

La povertà intrappola anche perché a volte non bastano neppure lavoro e casa per riuscire ad evitarla. E’ vero infatti che il 75,1% di chi ha chiesto aiuto alle Caritas è senza occupazione, una quota enorme, me è altrettanto vero che quasi un quinto di essi (18,1%) un reddito, da lavoro o pensione che sia, lo percepisce, ma questo non basta per arrivare con tranquillità a fine mese. Cresce anche la percentuale dei poveri che vivono in un’abitazione stabile, passando dal 63,7% del 2014 al 70,1 dell’anno successivo.

Una delle conseguenze della crisi è anche la continua a diminuzione dell’incidenza percentuale degli immigrati, scesa dall’80,1% del 2007 al 63,9% del 2015. Conseguentemente crescono gli italiani che, nello stesso arco temporale, sono passati dal 19,9% al 36,1. Significativamente diverso pure il profilo delle due popolazioni: gli italiani poveri, infatti, hanno titolo di studio più basso, un’età elevata, una quota maggiore di percettori di reddito (occupati o pensionati) e si caratterizzano per situazioni di maggiore fragilità di relazione (separazioni, divorzi e vedovanze). Gli stranieri, per converso, si contraddistinguono per una maggiore stabilità relazionale (la maggioranza sono coniugati) e un’età molto più giovane, ma anche per condizioni di povertà materiale molto più marcate.

Un capitolo a parte, infine, per chi vive una situazione di marginalità abitativa, ossia in baracche, roulotte o altre sistemazioni improvvisate: l’incidenza è dell’11,8%, uguale a quella dello scorso anno, ma cresce sia con riferimento alle cosiddette “nuove povertà” incontrate nel 2015 (le persone incontrate per la prima volta nell’ultimo anno) che riguardo alle “povertà croniche” arrivando al 15,5% nel primo caso e al 16,1 nel secondo.

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