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Carlo Cassola, un centenario che non può passare in sordina Breaking news, Cultura

Grosseto – Il 17 marzo di cento anni fa nasceva a Roma, da genitori toscani, Carlo Cassola. Visse la sua adolescenza nella capitale, nel quartiere Salario, per approdare dopo il 1951 a Grosseto. Qui insegna storia e filosofia, nel locale liceo scientifico “Guglielmo Marconi”, fino al 1960. Anno in cui vince il Premio Strega con “La ragazza di Bube”. Nel 1962 viene eletto consigliere comunale di Grosseto nelle file del partito socialista. Nella cittadina maremmana, che lo vedrà impegnato culturalmente anche con Luciano Bianciardi, e nella quale nasceranno molte delle sue opere più importanti, resta fino al 1971, quando, colpito da una malattia al cuore si trasferisce a Marina di Donoratico.

“Ci dicevamo che il mondo era tutto da rifare […] ora toccava a noi metterci le mani e raddrizzare il mondo. Da dove si doveva cominciare? Nessun dubbio. Bisognava lavorare proprio lì, in provincia.” Così parlava Cassola e quel “noi” era riferito all’amico Bianciardi con il quale scrisse “I minatori della Maremma” in seguito alla tragedia nella miniera di Ribolla, nel 1954.

rivista cassola (1)A Grosseto nascono molte delle sue opere “esistenziali” che lo porteranno a essere amato ed apprezzato dal pubblico e dalla critica, pur con vari “distinguo”, tra cui Sanguineti, che lo definirà addirittura la “Liala del 1963”. Ma Cassola non è la personalità che si fa facilmente ingabbiare in stereotipi giustizialisti o sterili polemiche letterarie, aveva superato anche quella del ’52 su “Rinascita”, dove veniva accusato di aver descritto la guerra partigiana in modo non consono agli standard del PCI.

Così, attratto dalla rappresentazione dell’esistenza quotidiana, si fa portavoce di un movimento che individua nel pericolo degli armamenti atomici la possibile fine della vita sul pianeta terra. Nel 1977 fonda la lega per il disarmo dell’Italia. “Tutti i giorni i quotidiani dovrebbero uscire con il titolo: il mondo è minacciato dalla distruzione”, dice convinto fermamente che l’organizzazione militarista degli Stati, con i loro potenziali atomici, fosse il maggior rischio della società contemporanea. Per questo, da ora in poi, la sua scrittura viene finalizzata unicamente alla rappresentazione di questo immane pericolo. “Noi disarmisti – scriveva – siamo accusati di essere sognatori fuori della realtà. Invece siamo i soli realisti. Gli altri, i sedicenti realisti, sono solo struzzi che hanno nascosto la testa sotto la sabbia per non vedere le conseguenze scellerate della loro politica: l’imminente fine del mondo e l’attuale miseria del mondo”.

La sua proposta, spesso considerata a torto utopistica, era rivolta verso “tutti gli uomini di buona volontà” e spesso, nonostante fosse da lui stesso considerato l’impegno più importante della sua vita, oggi viene dimenticato e semmai ricordato solo per i suoi primi romanzi. Un torto che non merita, perché il suo grido disperato ad invertire la rotta lo ha lanciato incessantemente fino alla sua prematura scomparsa avvenuta nel 1989, a Montecarlo di Lucca.

E proprio a Montecarlo di Lucca risiede adesso il comitato nazionale per festeggiare l’imminente centenario della nascita. Anche il comune di Grosseto fa parte attiva del comitato e da alcune indiscrezioni si apprende che sia prevista una giornata di studi organizzata dal polo liceale grossetano e l’apposizione di una targa ricordo nella casa sotto i portici, a Grosseto, dove ha abitato per qualche anno e dove ha scritto “La ragazza di Bube”.

rivista cassola (2)Forse è un po’ pochino per la caratura di uno scrittore tra i più importanti del Novecento, ed è molto poco se si considera che a Grosseto Carlo Cassola vi ha trascorso oltre un decennio prolifico dal punto di vista letterario, civile e politico.

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