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Carlo Severa: cent’anni e voglia di pittura Cultura

E’ consolante ricevere l’invito ad una mostra da un amico, ottimo pittore che per rifesteggiare il proprio centenario, si regala un’occasione di esporre domani 4 dicembre,  proprio i lavori più recenti. Carlo Severa è nato a Firenze nel 1912 e dipinge dagli anni Trenta. Si è diplomato all’Accademia delle Belle Arti di Firenze, esponendo nello stesso anno alla XXI Biennale di Venezia. Dopo la Seconda Guerra Mondiale è tornato a Firenze per dedicarsi all’insegnamento di pittura e decorazione. Proprio in questi anni ha svolto attività di arte applicata, esponendo alle Mostre dell’Artigianato di tutto il mondo (Firenze, Milano, Londra, Monaco di Baviera, Sidney, Buenos Aires) sopratutto fra il 1952 e il 1958, quando è divintato assistente di Mario Maffei alla cattedra di Pittura dell’Accademia delle Belle Arti di Firenze. Fra gli anni Sessanta e Settanta ha collabora con un suo gruppo di artisti alla Neoavanguardia italiana, frequentando il Centro Tèchne e il Gruppo ’70. E anche autore di racconti quali Russia delle retrovie (1987) in cui ripercorre le vicende di guerra della Campagna di Russia, e si è anche cimento nei cortometraggi come testimomiano Buffet freddo (1971), Via Crucis (1972) e How do you do? (1975).

Al telefono risponde tranquillo, è soltanto un po’ preoccupato perché il catalogo ancora non è finito e si sente “appesantito”, ammette, per aver gustato ieri un pranzo “di tipo natalizio”.  Anche questa mostra, come la precedente del 2010, è curata da Luigi Cavallo. Abbiamo chiesto a Severa con che criteri ha scelto la selezione di opere dipinte da esporre. “La mostra è già bell’e montata in San Marco, e non è un’antologica, ho preferito documentare il periodo astratto degli anni recenti, in tutto una sessantina di lavori. Però ho anche aggiunto molta grafica, molto disegno”. Mi ricordavo che hai fatto anche fotografia. “E’ vero, espongo anche parecchie foto in bianco e nero, sviluppate da me. Poche sono a colori e hanno un significato simbolico, una si chiama Droga, e vedrai, è molto bella. Poi ci sono le fotografie della trasformazione, intitolate Immagini della città. Cosa pensi dei giovani e dell’uso oggi di tanti mezzi tecnologici. “L’arte contemporanea mi interessa per l’estrema libertà, ognuno deve seguire la propria strada. Il mezzo è cosa a sé, è colui che c’è dietro, l’artista che mi interessa: il mezzo è un mero strumento. Tutto ciò che è altro dalla pittura, mi incuriosisce, ma ormai mi è estraneo”.

Ci sono tuoi allievi che sono rimasti in contatto con te? “Come no! Qui a Firenze c’è Luciana Majoni, che è poi diventata fotografa eccellente; domani viene addirittura un mio allievo dall’Egitto per vedere le mie ultime cose, molti mi scrivono e mi tengono aggiornato”. Che progetti hai dopo questa mostra all’Accademia? “Ho bisogno di trovare un  po’ di calma dopo tutta la confusione nello studio per rintracciare e scegliere i lavori, perché ho voglia di rimettermi a lavorare, ora dipingo opere di grandi dimensioni”. Ci vediamo domani alle 17, Maestro, e continua così, mi raccomando!

 

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