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Caro Conte, Garcia ragiona sulla crisi del nostro calcio Calcio, Opinion leader

Forse in questi giorni Conte soffriva perché della Juve si parlava poco (e non in termini troppo lusignhieri, viste le sue sofferenze in Europa), e si parlava poco di lui, del suo record imminente di cento punti, dei suoi tre scudetti di fila, dei suoi eroismi di uomo solo che tiene alto il prestigio (e il ranking europeo) del calcio italiano. E allora ecco il pretesto per tornare a esprimersi. Questa volta contro il “signor Garcia”, reo di aver offeso le “piccole” del campionato italiano di cui lui si fa paladino; ancora una volta in nome del nostro calcio, di una nobiltà che spetta di lignaggio alla Juve e di una serenità di pensiero che è solo dei grandi, mentre i “provinciali” si rodono nell’invidia e nell’impotenza.

Cosa aveva detto Garcia di tanto grave? Interrogato alla vigilia di Sassuolo-Juventus Garcia ha fatto delle riflessioni (sacrosante, e molto “capelliane”) su certi vizi endemici del calcio nostrano. Non ha fatto riferimenti alla Juve, ma all’atteggiamento delle squadre piccole nei confronti delle grandi (e tra le grandi ci metteva anche la Roma): atteggiamento di rassegnazione, di resa previa, di cui un’affermazione di Spinelli della settimana prima era una indiscutibile prova, quando Spinelli prima della partita della Juve contro il Livorno aveva dichiarato di andare “allo stadio col pallottoliere” (come dire: speriamo solo di non subire una goleada!).

Garcia osservava che questo tipo di mentalità non si trova fuori d’Italia, dove nessuno reputa un successo perdere soltanto 1-0 contro una grande dopo una partita in difesa disperata. Era lo stesso concetto espresso da Capello settimane fa: il calcio italiano non “allena”, perché in Europa le grandi trovano atteggiamenti diversi da parte delle piccole, che cercano sempre di giocarsela, rischiando la figuraccia (ma ottenendo anche qualche risultato. Il Chelsea perderà questo campionato per la sconfitta casalinga con il Sunderland di una settimana fa!) senza rinunciare mai al gioco.

Anche questa volta Garcia parlava di calcio, esprimeva un parere e una conoscenza che aveva a che fare con questioni tecniche e tattiche; Conte risponde invece arringando le curve, avvertendo i fedeli che qualcuno osa insinuare, sia pur indirettamente, qualcosa sul valore dei successi della Juve. Chi conosce la lingua italiana (e sicuramente Garcia la conosce e la usa meglio di Conte) non ha dubbi a interpretare quello che il buon tecnico della Roma voleva dire. Lungi da lui, da sempre, le polemiche; solo l’abitudine a parlare di cose concrete e di “fatti” su cui riflettere per migliorare e migliorarsi. Conte non ha mai spiegato a nessuno perché la grande Juve stenta col Copenaghen e col Trebisonda in Europa; e se ha dato delle spiegazioni, ha invocato la crisi del calcio italiano, che è sempre un modo per non argomentare e per non assumersi responsabilità.

Perché la crisi del calcio italiano c’è per tutte le italiane, anzi, c’è di più per le italiane che non hanno il budget, la “noblesse” e i campioni che hanno i bianconeri; ma la Viola, per esempio, va in campo internazionale a testa alta, e vince sette partite su otto disputate fuori casa; e il Napoli perde, sì, e si fa criticare, ma si esalta a vincere contro grandi come l’Arsenal e il Borussia, giocandoci alla pari. Questo non vuol dire che ha torto Conte a difendere un certo tipo di gioco.

Sarebbe stato assolutamente legittimo rispondere a Garcia che in Italia abbiamo maturato questa cultura calcistica come espediente per ovviare alle nostre carenze tecniche; e che questa cultura può ancora pagare, come nell’82 pagò regalandoci un Mondiale giocato da David contro tanti Golia (l’Argentina, il Brasile, la Germania). E questo sarebbe stato ancora parlare di calcio. Ma Conte non vuol parlare di calcio, e probabilmente non lo sa fare, se parlare di una cosa significa prima ragionare. Torno a dire: la Juve vincerà tutto e da italiani le saremo grati di tenere alto il nostro nome. Ma una cosa con Conte ha perduto: il suo proverbiale “stile”:

Alessandro Pagnini 

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