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Caro gas accende camini e stufe a legna Ambiente

Il prezzo del gas si alza, i consumi crollano, giungendo, secondo le rilevazioni di Coldiretti, ai minimi da dieci anni a questa parte. In compenso, si riapre un grande capitolo che sembrava chiuso per sempre fino a pochi anni fa: aumenta il ricorso a stufe a legna e camini per il riscaldamento. La crisi ha infatti portato come conseguenza l'aumento del 26% dell'importazione in Italia di legna da ardere per accendere camini e stufe (dall'analisi della Coldiretti in occasione della diffusione dei dati sul crollo del consumi di gas ai minimi secondo le elaborazioni di Staffetta Quotidiana su dati di Snam Rete Gas, sulla base dei dati Istat relativi ai primi sette mesi del 2012). Un'inversione di tendenza che potrebbe risultare molto interessante per la Toscana, che con i suoi 1.086.000 ettari di bosco si presenta come una delle regioni più coperte di manti boschivi, pari al 47% della superficie totale.  La composizione stessa dei boschi suggerisce la possibilità di andare verso la direzione di un nuovo programma di utilizzo della superficie boscata: i boschi cedui, quelli da cui principalmente si ricava legna da ardere, sono circa il 70% dell'intera massa boschiva, fra ceduo semplice e composto. E non c'è da temere la loro distruzione, visto che il bosco va trattato con una vera e propria azione di "governo" che consente di attuare i tagli in modo sostenibile, lasciando la possibilità agli alberi di ricostituirsi, e permettendo così di contare su una vera e propria energia rinnovabile. Rinnovabile e "conveniente" anche sotto l'aspetto ecologico, visto che, come si legge nel documento della Regione che ha per oggetto proprio i boschi e la loro gestione, questa pratica ha una minima emissione di gas inquinanti e polveri, riassorbe la quantità di anidride carbonica immessa nell'aria (il bosco infatti sopravvive e si sviluppa nonostante il taglio),  diminuisce il rischio incendio, contiene le problematiche fitosanitarie, riduce il ricorso agli abbruciamenti, diminuisce il rischio incendio, contiene le problematiche fitosanitarie, riduce il ricorso agli abbruciamenti, stimola la gestione attiva delle pratiche forestali.

E che l'Italia richieda sempre più legna da ardere rispetto al sempre più costoso gas, lo dicono i numeri, che parlano di oltre sei milioni di camini e stufe accesi  quest’inverno. Un ritorno a forme di riscaldamento  dimenticate che, come precisa Coldiretti, non è dovuto solo alla riapertura dei camini nelle vecchie case ed alla costruzione di nuovi, ma anche "ad una forte domanda di tecnologie più innovative nel comparto delle stufe a legna, delle caldaie e pellets dove l'industria italiana soddisfa oltre il 90 per cento delle domanda sul mercato interno mentre destina quasi un terzo della produzione nazionale alle esportazioni". Se ci facciamo i conti in tasca, scopriamo che l'Italia è diventato il primo importatore mondiale di legna da ardere nonostante  sul territorio nazionale sia forte di 10 milioni e 400mila ettari di superficie forestale, in aumento del 20 per cento negli ultimi 20 anni. "I 12 miliardi di alberi che coprono oltre un terzo della superficie nazionale (35 per cento) costituiscono – precisa la Coldiretti – il polmone verde dell'Italia con circa 200 alberi per ogni italiano. I boschi – precisa la Coldiretti – ricoprono un ruolo centrale come assorbitori e contenitori di anidride carbonica, che è il principale gas ad effetto serra, e sono fondamentali nella mitigazione e nell'adattamento ai cambiamenti climatici in corso ma potrebbero svolgere un ruolo ancora più importante per compensare il fabbisogno energetico del Paese. Appare quindi evidente l'importanza di rilanciare la gestione dei boschi che, oltre alle valenze territoriali, sociali e paesaggistiche, potrebbe contribuire in modo decisivo anche al raggiungimento degli obiettivi del Piano d'Azione Nazionale al 2020 (secondo il quale le biomasse, tra le quali spicca il ruolo dei prodotti legnosi, dovranno coprire il 44 per cento dei consumi di fonti rinnovabili e il 58 per cento dei consumi di calore totale), fornendo biomassa ottenuta con metodi sostenibili (sia nella produzione che nel taglio) nell'ambito di una filiera sostenibile anche nelle modalità di trasformazione energetica con caldaie moderne ed efficienti".

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