energee3
logo stamptoscana
Edizioni Thedotcompany

Caro Swap, ma quanto ci costi? Economia

Comune di Firenze e derivati. Potrebbe approdare in Consiglio Comunale lunedì prossimo l’interrogazione del Pdl sulla questione degli Swap. Una discussione sollecitata da settimane dal capogruppo Marco Stella, che della vicenda si sta occupando da tempo e che per vederci chiaro ha chiesto che venga istituita una commissione d’inchiesta. «I dati ufficiali che abbiamo fornito, ripresi dalla stampa a metà febbraio, sono sempre quelli – ha detto qualche giorno fa –  Ma i chiarimenti da noi sollecitati non sono ancora arrivati». L’interrogazione è stata depositata e nella prossima assemblea toccherà all’assessore al Bilancio Claudio Fantoni fornire le risposte. I dati resi noti dal Pdl parlano di 13 contratti in Swap (12 Interest Rare Swap e 1 Cross Currency Swap) sottoscritti nel 2001, rinegoziati nel 2005, il tutto per un investimento totale di 270 milioni di euro. Quei contratti sono stati sottoscritti da amministrazioni passate, ma continuano a produrre interessi passivi che dovranno essere pagati da quella attuale. Gli interessi non pagati dal 2009 ammonterebbero, a quanto pare, a circa 25 milioni di euro. E non è tutto. Ci sarebbero anche 16 milioni di costi occulti, 7 milioni di oneri non dovuti, 273 mila euro per incarichi esterni. E così l’ammontare complessivo dei costi derivanti dagli Swap lieviterebbe fino alla iperbolica cifra di 48,7 milioni di euro.
 

Ma cosa sono gli Swap, questi oscuri strumenti finanziari di ultimissima generazione, appartenenti alla più vasta famiglia dei cosiddetti “derivati”? Tecnicamente, “scambi di flussi di cassa” tra due controparti basati su accordi che stabiliscono scadenze periodiche e modalità di calcolo dei pagamenti. Gli Swap di interessi (Interest Rate Swap) prevedono ad esempio lo scambio periodico di flussi di cassa aventi natura di "interesse" calcolati sulla base dei tassi di interesse predefiniti e di un capitale di riferimento. Esistono anche Swap in cui si scambiano pagamenti in diverse valute (currency swap), o somme indicizzate sul prezzo del petrolio (Oil swap) o ancora swap di protezione dal fallimento di un'azienda (Credit default swap). «Nulla vieta ad un’amministrazione di utilizzare strumenti di finanza derivata. È una questione di opportunità  – ha spiegato Stella – Ma almeno che sia allegata al bilancio dell’ente una relazione sullo stato degli strumenti finanziari utilizzati, come fanno altri Comuni, come ad esempio quello di Venezia, per dare maggiore trasparenza a questo genere di operazioni».
 

Il contenzioso con le banche (Dexia, Merril Lynch, Ubs), scaturito dalla decisione del Comune di Firenze di annullare in autotutela 6 dei 13 contratti di Swap, ha complicato ulteriormente la vicenda e fatto lievitare i costi. «Solo nel 2011 sono stati spesi 300mila euro in consulenze e spese legali  – fa sapere il capogruppo Pdl – Fino ad oggi sappiamo che in seguito alla scelta dell'amministrazione di bloccare i pagamenti delle rate dei contratti sottoscritti le banche hanno promosso un ricorso nel merito presso l'Alta Corte di Londra. Dove porterà tutta questa vicenda giudiziaria?»
 

Di derivati si è parlato tanto negli ultimi anni. Qualcuno addirittura li annovera tra i titoli tossici all’origine della crisi finanziaria che ha poi “infettato” l’economia reale. Ma negli anni passati praticamente la maggior parte delle amministrazioni pubbliche e degli enti locali, e dunque non solo Firenze, ne ha fatto uso, buttandosi nel complicato mondo della finanza nell’ottica di fare investimenti redditizi. Oggi si sa che questi derivati si sono rivelati in gran parte l’anticamera di una voragine senza fine nei bilanci degli enti. Stella ha fornito i dati sull’andamento “costo corrente” dei derivati finanziari nell'ultimo periodo: ad aprile 2008 aveva un saldo negativo di 16,9 milioni, a dicembre 2009 era diventato di 50 milioni, nel 2010 quasi 55 milioni, per arrivare nel 2011 a stabilizzarsi a 55 milioni di euro. «Ci domandiamo ad oggi quanto sarà» dicono dal Pdl. Nel prossimo consiglio comunale, forse, la risposta.
 

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »