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Storie d’estate: a Carrara depositato l’esposto per il cancello della discordia Società

«Abbiamo incaricato un geometra di andare in Comune per verificare se si fosse mosso davvero qualcosa. Ed effettivamente lui ha appurato che l'esposto è pendente. È inutile negare». È il giorno della festa in piazza Alberica per l'inaugurazione de “La contessa del Bengala”, negozio di bigiotteria e abbigliamento che ha fatto molto discutere in questi giorni per la sua porta color glicine, ma la sua titolare Cristina Lattanzi ci tiene comunque a precisare alcune questioni. Anzitutto, l'esposto non è una bufala e non bisogna più usare i condizionali per parlare della sua esistenza. Secondariamente, a volerlo e ad aver condotto l'intera operazione, sarebbero stati i suoi “colleghi” commercianti.

L'avvocato Lattanzi: “I commercianti i mandanti dell'esposto” – La vicenda ha inizio qualche giorno fa quando, per vie ancora non precisamente comprese, i titolari della bigiotteria – Lorenzo Baglioni, la compagna Cristina (in foto) e la sorella di quest'ultima, Federica Lattanzi – apprendono che è in atto una raccolta firme per far cambiare il colore della porta del loro negozio, giudicato non consono all'arredamento di piazza Alberica, sulla quale esso si affaccia. Di qui una sequela di interrogativi su chi le avesse volute – gli abitanti? I commercianti? – e se esse realmente fossero il preludio a un vero e proprio esposto depositato presso gli uffici comunali. A parlare il giorno dell'inaugurazione è Cristina Lattanzi, che di mestiere fa l'avvocato penalista ma si è (ri)scoperta designer di gioielli: «Il geometra da noi contattato ci ha riferito che l'architetto Baccicalupi del Comune aveva sulla sua scrivania la foto della porta incriminata. La segretaria di un noto avvocato delegato dai commercianti ha depositato l'esposto dopo aver raccolto le firme».

“In Comune nessuna ordinanza sul colore” – A quanto pare, nessun abitante arrabbiato, ma gli stessi colleghi commercianti alla radice dell'intera querelle. L'avvocato Lattanzi è convinta che con questa mossa gli altri negozianti «si sarebbero dati la zappa sui piedi», in quanto molti di loro sostenevano che il tutto sarebbe nato come una sua trovata pubblicitaria. Ma alla fine «la pubblicità è arrivata da sola per il loro esposto. Di questo, secondo me, si sono pentiti». A lei fa eco il compagno Lorenzo Baglioni, che rivela anche come il geometra da loro assoldato abbia verificato che «in Comune non esiste nessun atto od ordinanza che riguardi il colore di porte ed edifici». Si annuncia perciò vita dura, durissima, per gli avversari del glicine.

Una storia D'Annunziana? – L'avvocato Lattanzi è sicuramente un professionista sui generis. Non perché se la cavi male o con stravaganze varie nelle aule di tribunale, ma perché nella vita privata coltiva passioni che difficilmente si incontrano tutti i giorni. Tra queste vi è quella per i pappagalli, per i rettili, per i ricevimenti nel suo palazzo settecentesco. Passioni condivise con la marchesa Casati, un'amante del vate Gabriele D'Annunzio, sulla quale la Lattanzi ha letto un libro anni or sono. «È dalla marchesa che deriva il nome del negozio Contessa del Bengala». Da marchesa a contessa per estensione, del Bengala per la carica esotica di questo paese che ben si sposa con le passioni per rettili e pappagalli. Insomma, potremo dire, in questa storia gli ingredienti sono quelli di un buon romanzo dannunziano. C'è il lusso, l'amore per le belle cose, l'esoticità di certi animali e il fascino tutto occidentale che possono esercitare verso di noi. Ma c'è anche la relazione fra i due protagonisti, Cristina e Lorenzo, la gelosia degli altri commercianti e la vicenda di una porta rara che sembra infinita. Non saremo nella Roma di fine Ottocento vissuta da Andrea Sperelli, bensì nella Carrara dell'eterna crisi economica e sociale, resta però il fatto che comprendere le strane dinamiche umane che si celano dietro quella che potremo definire una “banalità” resta, entro certi termini dannunziani, un enorme “piacere”.

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