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Carrara, si estende la morìa delle anatre Ambiente

Carrara –Esteso anche al torrente Carrione il divieto di accesso che ieri il sindaco di Carrara Angelo Zubbani aveva dovuto firmare per un altro canale della zona il Lavello, nelle cui acque (e in quelle del Brugiano) in poco più di 24 ore erano morte una ventina di anatre. L’interdizione all’accesso si era resa necessaria per permettere la ripulitura delle acque e la rimozione dei corpicini degli anatidi.

Ma nel pomeriggio di ieri anche nel Carrione sono state ritrovate anatre morte. Così il divieto è stato ampliato. Al momento, le aree della provincia di Massa Carrara interessate dalla moria delle anatre sono tre: il torrente Brugiano a Marina di Massa, il Lavello a Marina di Carrara e il Carrione a Carrara, nel tratto più vicino al mare. Anche il sindaco di Massa Alessandro Volpi ieri aveva firmato un’ordinanza per interdire l’accesso al Brugiano e permettere da questa mattina le operazione della Asl e della polizia municipale per la rimozione delle carcasse degli animali e la successiva bonifica dell’area.

Una prima ricostruzione resa pubblica dai due sindaci, in seguito a un incontro con l’Ausl, parla della mancanza di ossigenazione dell’acqua causata dallo straordinario caldo delle scorse settimane, che avrebbe incrementato la diffusione di un batterio mortale per i volatili. Le analisi delle acque dei tre torrenti sono ancora in corso, mentre in queste ore la Vega soccorsi di Viareggio, sta provvedendo a mettere in salvo gli esemplari ancora in vita, trasferendoli in altre acque.

Del resto, una moria di anatre germane era avvenuta, qualche giorno prima di Ferragosto, anche nella vasca della Fortezza da Basso e lungo le sponde del Mugnone e del Terzolle a Firenze. I veterinari dell’Azienda sanitaria di Firenze avevano constatato la morte di una trentina di uccelli  fra giugno e il 12 agosto. In quel caso, sulla base  delle analisi effettuate presso il laboratorio dell’Istituto zooprofilattico sperimentale di Firenze, la causa di una così alta mortalità era stata attribuita a una clostridiosi, causata sempre dal caldo e da una minore ossigenazione delle acque, con un conseguente proliferare di batteri letali per questi uccelli della famiglia degli Anatidae. La malattia infettiva porta questi animali a una paralisi progressiva, non curabile. La malattia nello specifico non si trasmette all’uomo, né colpisce altri uccelli. 

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