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Carta riciclata: gli antichi erano più bravi di noi Ambiente, Cultura

Londra – In nome della protezione dell’ambiente siamo ormai da tempo sollecitati a utilizzare il meno possibile la carta e di ridurre i consumi di materie prime riciclando tutti i materiali che possono avere una seconda vita. Un orientamento che pensavamo scaturito dalla recente consapevolezza dei pericoli che facciamo correre alla Terra con un dissennato sfruttamento delle sue risorse.

Ebbene, secondo un blog della “British Library”, l’arte del riciclaggio ha radici lontane e quando si tratta dei supporti per la scrittura, in passato ci si è dimostrati molto meno spreconi di molti di noi adesso, salvando cosi` numerosi testi classici. A sostegno di questa tesi la BL cita numerosi manoscritti  in suo possesso in cui appare la prassi del riciclaggio o astuzie per utilizzare meno papiri o pergamene possibili, materiali non facili da produrre e soprattutto molto costosi.

Per una Bibbia completa in pergamena, ricorda, ci volevano le pelli di circa 200 pecore! Un modo per risparmiare la pergamena era quella di scrivere il testo senza punteggiatura, un metodo che sicuramente rendeva meno agevole la lettura ma che risparmiava un bel po`di spazio. Un altro sistema era quello di riutilizzare pergamena e papiri. I rotoli di papiro erano inizialmente scritti solo da una parte, quella dove le fibre erano orizzontali mentre quella posteriore, dove le fibre verticali rendevano meno agevole la scrittura, non veniva utilizzata.

Nei momenti però di ristrettezze gli scribi  utilizzavano lo scomodo retro dei rotoli di testi che ritenevano superflui per scriver ricevute di tasse o sollecitazioni di pagamento. Grazie a questa prassi sono cosi` stati salvati testi e poemi classici che altrimenti sarebbero andati perduti, come il Papiro 787 che ha preservato le opere di Demostene, il Papiro 1182  il trattato di Epicuro o il 1191 che contiene versi di Omero. Per la pergamena il riciclaggio era più complicato, dal momento che normalmente si scriveva recto e verso. Ma non impossibile. I testi potevano essere cancellati sia con un lavaggio che con la raschiatura cosicché   la pagina era nuovamente riutilizzata, dando così vita ai palinsesti, cioè quei manoscritti in pergamena “riciclati”.

Decifrare cosa era scritto sulle pagine raschiate non è sempre semplice ma può dare belle sorprese: in un manoscritto  del IX secolo che contiene una traduzione in siriaco di un testo sacro greco sono stati trovati infatti testi di Euclide mentre un altro del XII secolo nascondeva un commento a Platone di Proclo (V secolo). In un doppio palinsesto egiziano del X secolo, scritto in siriaco, sono poi stati ritrovati frammenti di Granius Licinianus , storico vissuto nell’età degli Antonini  la  cui  epitome di storia romana si riteneva integralmente perduta tanto da renderla quasi “leggendaria”.  Grazie al riciclaggio dunque gli “Annali”  di Granius Licinianus  sono usciti dalla leggenda, protetti per secoli da pagine in siriaco delle omelie di Giovanni Crisostomo.

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