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Cartello Publiacqua, Acque e Acquedotto del Fiora: si riapre il dibattito sull’acqua pubblica Società

Firenze – Si riapre il dibattito sull’acqua pubblica, e l’occasione è il “cartello” che unirebbe Publiacqua, Acque e Acquedotto del Fiora: un’operazione, dicono i lavoratori rappresentati da Cobas e da Usb, che comporta in realtà la privatizzazione e l’assoggettamento alle multinazionali nel caso particolare francesi.

Ed è sul ruolo giocato dal patto di stabilità che si appuntano gli strali dei sindacati di base: “I governi che si sono succeduti negli ultimi anni, il mondo degli affari-finanza e della politica vuole strangolare i Comuni con il patto di stabilità per costringerli a conferire le loro quote societarie in cambio di qualche soldo da spendere fuori dal patto e di azioni della quotata in borsa capitolina. Un sistema di compravendita d’azioni che porterà, in Toscana, al controllo delle aziende al 100% da parte del socio privato e al prolungamento delle concessioni di altri 10 anni”. Un disegno trasparente dicono i sindacati nella nota, che collima con quello che “l’ Antitrust ha condannato proprio per aver condizionato le gare d’appalto per la gestione del servizio idrico in Toscana”.

E a sentirne tutto il peso siamo noi, aggiungono lavoratori. “Come lavoratori del servizio abbiamo vissuto dall’interno le trasformazioni che sta attraversando il settore da oltre un decennio e contestato quella vera e propria de-regolamentazione del sistema dei servizi pubblici che sottende alle privatizzazioni: l’obiettivo d’impresa non è più la qualità e garanzia del servizio al cittadino ma fare gli interessi del partner privato ovvero la massimizzazione del profitto d’azienda. Non pensiamo che ci sia ancora qualcuno disposto a credere che siano sufficienti qualche Bilancio di Sostenibilità, qualche Fontanello d’ ”Acqua Buona” o la pubblicazione di qualche testo sul “Valore dell’Acqua” per garantire l’accessibilità e l’universalità dell’accesso al servizio idrico, investimenti sul territorio e buona occupazione”.

E dunque? Dunque, rilanciano le organizzazioni sindacali di base, resta solo una soluzione: fermare l’operazione preventivata, aprire la discussione sul futuro della gestione dell’acqua che deve venire riportata, “anche in Toscana, all’interno dei Consigli Comunali e di tutti gli organi rappresentativi del territorio e della sua popolazione”. Infine, confronto ampio e aperto non solo con i lavoratori direttamente coinvolti, ma “con tutta la cittadinanza e per un futuro di tutela del diritto all’acqua”.

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