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Casa, canoni bollette e crisi del lavoro divorano i redditi, 15mila famiglie a rischio Breaking news, Cronaca, Opinion leader

Firenze – Emergenza abitativa, il livello d’urgenza, se possibile, si alza ancora. E non si parla solo di sfratti, che, ricalcando le previsioni fatte in questi ultimi due anni dalle sigle sindacali degli inquilini, ma anche dei movimenti che se ne occupano, sono tornate (a partire da maggio) a 130 esecuzioni con forza pubblica al mese, 50 notifiche alla settimana di nuovi sfratti presso il Tribunale fiorentino, 2400 convalide previste nel 2022, fino a un numero ancora solo ipotizzato di circa 15mila famiglie a rischio, ma dilaga in modo trasversale in tutte quelle fasce sociali che, grazie al terribile mix di difficoltà lavorative e bollette super, si vedono costrette a lasciare sul campo oltre il 50% del proprio reddito.

Una questione prima di tutto sociale che bussa sempre più freneticamente alle porte della politica, come sottolinea la segretaria toscana del Sunia, Laura Grandi, che insieme Giancarla Casini della Cgil, oggi, mercoledì 4 maggio, hanno fatto per l’ennesima volta il punto della situazione presso la sede della Camera del lavoro in Borgo dei Greci. Una politica che ad ora, per difficoltà oggettive ma anche per lentezza, stenta a dare risposte concrete, al di là di dichiarazioni di principio. “Chiediamo alla politica, sia nazionale che locale, di rimettere al centro dell’agenda il tema della casa” dice Laura Grandi. Magari con un pizzico di creatività, come ricorda Giancarla Casini, che, al netto degli scarsi risultati ottenuti con l’Agenzia sociale per la casa inaugurata dal Comune di Firenze nel settembre 2021, illustra un meccanismo, ancora allo studio, che potrebbe utilizzare lo strumento adeguandolo alla curva demografica della popolazione: ovvero, preso atto della continua crescita della popolazione anziana spesso ascrivibile alla categoria dei fragili, utilizzare gli alloggi degli anziani da immettere sul mercato a canoni calmierati a vantaggio delle giovani generazioni, proponendo in cambio una sistemazione alloggiativa capace di assegnare all’anziano non solo l’abitazione, ma anche tutta quella serie di servizi socio-sanitari di cui abbisogna.  Un sistema, che tecnicamente prende il nome di silver housing, molto simile al “Villaggio Montedomini” di cui ha avuto occasione di trattare l’assessora al welfare Sara Funaro proprio in questi giorni. La quota dell’alloggio assistito sarebbe dunque coperta, come spiega Casini,  dall’attribuzione della propria casa all’Agenzia sociale, che si occupa, con l’incrocio dei dati fra domanda e offerta, di “piazzarla”. Un meccanismo che, se portato a termine, potrebbe aggirare il primo problema di Firenze, quello che ha messo in difficoltà l’Agenzia dal suo nascere, vale a dire, la presenza di un mercato capace di sostenere affitti molto alti in quasi tutte le zone della città, in particolare nel centro storico e lungo le direttrici della tramvia. E che renderebbe dunque, per i proprietari, economicamente svantaggioso il conferimento del proprio immobile all’Agenzia nonostante i vari benefici che questi godrebbe. Un disegno interessante, ma come ammettono dal sindacato, ancora in fieri e che per partire abbisogna di molti incontri e confronti fra i soggetti interessati. D’altra parte, non c’è dubbio che l’attuale momento storico, che vede un mix diabolico fra sfratti, rialzo dei prezzi dei beni energetici, dei prodotti alimentari e dei beni di prima necessità, incertezza per la guerra ucraina, perdita di potere d’acquisto di salari e pensioni, rischia di portarci di fronte al boom dell’emergenza abitativa, dove affitti alti e caro bollette si rivelano un mix terribile, che rischia di mettere in ginocchio migliaia di famiglie fiorentine. Anche perché a Firenze, senza parlare di alloggi a canoni sostenbili che è un vero e proprio sogno, a fronte di almeno 800 alloggi di edilizia pubblica sfitti (cifra arrotondata per difetto) mancano anche gli alloggi volano per tamponare l’emergenza.

Tornando al capitolo sfratti, intanto, è bene puntualizzare le cifre. Gli sfratti sono in esecuzione dal 1° gennaio 2022 (dopo il blocco di 18 mesi). A Firenze i dati delle richieste di convalide degli sfratti, nel primo bimestre 2022, sono da allarme rosso: più di 50 convalide di sfratti alla settimana, che escono dalle stanze del Tribunale di Firenze, di cui il 98% sono tutti sfratti per morosità. Si prevede che il Comune di Firenze si trovi da maggio 2022, verosimilmente (con i tempi tecnici delle fissazioni delle cancellerie), con 130 sfratti con forza pubblica al mese, con una previsione di 2400 di sfratti convalidati nell’anno 2022.

Non si può parlare di emergenza abitativa senza occuparsi dello stato dell’Edilizia residenziale pubblica. Anche da questo punto di vista, il piatto piange. Senza additare la solita questione infinita di via Torre degli Agli, dieci anni di lavori senza aver ancora consegnato le case, con inquilini che abitano ancora in case di legno ormai allo stremo, tuttavia il problema sono quelle 800 (forse mille) case vuote e ad ora non assegnabili. Nonostante le risorse regionali, gli stanziamenti degli enti locali, il circuito dei Pinqua, visti i risultati, immense speranze erano appuntate sul Pnrr. Amara sorpresa, non solo si parla di riqualificazione e non un euro è assegnato alla costruzione, ma il tutto non ha neppure un proprio titolo autonomo, bensì risulta diviso in 5 missioni (https://www.stamptoscana.it/nel-pnrr-il-tema-dellabitare-resta-senza-titolo-analisi-e-spunti-critici-nel-quaderno-della-caritas/, https://www.stamptoscana.it/erp-dal-pnrr-soldi-tantissimi-tempi-strettissimi-sistema-toscana-alla-prova/). “Se neppure il Pnrr considera come un capitolo emergenziale a sé stante lo snodo dell’edilizia popolare, ergo l’emergenza abitativa, non so in cos’altro si possa sperare per far prendere coscienza alla politica di quale pesantissima miccia sociale si stia accendendo”, commenta Grandi.

Giancarla Casini e Laura Grandi

A tutto questo, ecco aggiungersi i dati sul caro bollette. L’aumento maggiore segnalato da persone in disagio abitativo arrivate agli sportelli Sunia e Cgil, è quello del gas: 47 persone ci hanno riferito di aver avuto un aumento tra 300/ 320 euro a bolletta; 67 persone ci hanno riferito di aver avuto un aumento tra i 250/300 euro a bolletta; 41 persone ci hanno riferito di aver avuto un aumento tra i 200/250 euro a bolletta; 36 persone ha riferito di aver avuto un aumento tra i 150 /200. In tutti i casi si tratta di un aumento del doppio rispetto alla bolletta dell’anno precedente. Preoccupa il numero di famiglie che stanno pagando con sempre maggior difficoltà canoni di locazione, che erodono per più del 50% il loro reddito: questi saranno i prossimi ad essere nella ‘lista nera’ degli sfratti; e si stima che a Firenze siano almeno 15000 le famiglie che stanno sull’orlo del precipizio dell’abisso sfratti.

Costi dell’abitare: l’11% paga tra i 500/600 euro mensili; il 28% paga tra 600/700 euro mensili; il 42% paga tra 700/800 euro mensili; il 19% paga più di 800 mensili; per l’89% del campione l’affitto incide per oltre il 45% e il 50% dei propri redditi; il 21 % del campione ci ha riferito di versare una somma a nero oltre l’affitto dichiarato. La certezza è che la combinazione del caro affitti, con il caro bollette farà cadere ancora più famiglie nella disperazione ed aumenteranno gli sfratti per morosità.

Intanto, il mercato del lavoro continua a non crescere, poche assunzioni e spesso a tempo determinato, o peggio, con forme flessibili: i dati a oggi disponibili, sugli avviamenti al lavoro, evidenziano come, a fronte di 32.470 avviamenti registrati a Firenze (tutta la provincia) nel mese di settembre 2021, già nel quarto quadrimestre del 2021 si sia manifestato un calo, con 25.516 avviamenti al lavoro nel mese di ottobre 2021, 21.052 avviamenti nel mese di novembre e 16.114 nel mese di dicembre (ultimo mese disponibile). Il calo, in parte dovuto alla difficoltà di approvvigionamento delle materie prime, all’aumento dei costi energetici e alla ripresa dei contagi, si è ulteriormente aggravato nel primo trimestre 2022 e interessa diversi settori e filiere produttiveNel contempo, sul versante dei soggetti in cerca di lavoro, i dati attualmente disponibili indicano che, a febbraio 2022, sono 103.698 le persone in stato di disoccupazione, che cercano di lavoro.

In  tutto questo, il profilo di coloro che si trovano sempre più a essere intrappolati nel disagio abitativo, cambia. “Dal 1° gennaio 2022 al 3 aprile 2022, abbiamo avuto 872 contatti con persone che si sono rivolte ai nostri sportelli  dicono da sunia e Cgil – 44% sono cittadini stranieri; 56% cittadini italiani. Di questi: il 49% sono pensionati (di questi, 80% pensionati al minimo); l’11% partite iva, commercianti; il 27% sono famiglie di lavoratori; 13% cittadini che lavorano irregolarmente (a nero). Di questi cittadini, la quasi totalità lavorava nel comparto turistico (il 34% di questi lavorava come tutto fare nell’accoglienza degli affitti brevi; ma anche come camerieri, gelatai, cuochi). I pensionati sono quelli più colpiti dal caro bollette, essendo quelli che passano più tempo in casa. Nelle settimane più fredde, qualcuno ci ha detto di passare più tempo, il pomeriggio, nei centri commerciali, per evitare di accendere il riscaldamento in casa. Una signora ci ha riferito che suo marito si è preso una broncopolmonite, per non accendere il riscaldamento. Ma soprattutto, quello che è più indicativo, ci sono tanti anziani che, temendo la bolletta in arrivo, non accendono mai il riscaldamento, per paura di non saper come fare a pagare”. Non solo anziani: “Una famiglia di giovani sposi con una bambina appena nata, ci ha riferito di essere tornata a vivere per il periodo invernale con i genitori materni, per poter evitare le spese dell’appartamento”.

Fra le novità del quadro, un elemento che ancora non si era presentato se non sporadicamente riguarda proprio gli anziani. “Siamo sempre più alle prese con anziani sfrattati – dice Grandi – un fenomeno tutto sommato nuovo, persone che con la pensione non riescono più a coprire il costo dell’abitare, o a cui non vengono rinnovati i contratti d’affitto. Col noto mercato dai canoni alle stelle che occupa Firenze, è molto difficile per loro ritrovare alloggio in affitto, se non a costo di rinunciare alle utenze (in particolare al riscaldamento), se non a una spesa alimentare adeguata”. Insomma, o abitare o mangiare. Non parliamo del fatto che, ove ci siano spese sanitarie non coperte dal sistema sanitario nazionale, ne va di mezzo anche il diritto alla salute. “Il problema – continua ancora Grandi – è che in questa situaizone, come sottolineato, è facile ritrovarsi per un semplice soprassalto di fortuna: una malattia, un incidente, la perdita o la semplice riduzione del lavoro. Vale davvero la pena di affermare che la casa, da soglia di inclusione sociale, sta diventando sempre più causa di esclusione sociale”.

Se questa è la situazione, sul tavolo delle proposte giacciono, alcune ancora inevase nonostante siano state portate a conoscenza dell’amministraizone da lungo tempo, delle possibili strumentazioni di cui i Comuni potrebbero dotarsi per cercare di arrivare a una gestione del problema.

Fra queste, è senza dubbio di vitale importanza la ‘Commissione territoriale disagio abitativo’, uno strumento in grado di produrre un calendario delle esecuzioni con forza pubblica, di solito semestrale. Lo strumento, previsto dalla Regione, già attivato ma ancora in stand by, è fondamentale per trovare soluzioni agli sfratti in calendario, dando il tempo agli attori di esaminare la situazione della famiglia, in sintonia col principio del passaggio da casa a casa. Ovviamente, la presa in analisi dei casi non assicura la soluzione per tutti, ma una valutazione concreta del caso sì, con l’evidente facilitazione nella ricerca della soluzione stessa. Una questione che sembrava quasi risolta, negli ultimi mesi della presenza in città della prefetta Guidi, con l’insediamento della commissione che è costituita, secondo quanto stabilito dalla Regione, dai sindacati inquilini, Comune, Prefettura e Corte d’Appello. E’ quest’ultima ad avere la lista degli sfratti operativi. Ed è questa, la prima delle richieste: “Chiediamo con forza, al Comune e anche alla Prefettura, di farla funzionare operativamente”.

La seconda proposta riguarda la previsione di uno stanziamento economico comunale, che vada nel senso di aiutare le famiglie con le bollette, “una sorta di bando per un contributo alle utenze che sono andate alle stelle, per le famiglie più in difficoltà. In prospettiva, dovremmo dare un ruolo vero all’area Metropolitana Fiorentina nella gestione delle politiche abitative anche sul tema degli anziani, che nel tempo hanno bisogno di risposte adeguate alle fragilità”.

Infine, la già citata questione dell’ Agenzia sociale per la Casa del Comune di Firenze che stenta a decollare per mancanza di abitazioni private disponibili e che potrebbe essere utilizzata in favore delle fasce anziane della popolazione, che spesso sono anche quelle che mostrano fragilità.

“Si sente infine la necessità – concludono Grandi e Casini – che le forze politiche a livello di Area Lode e Area Metropolitana affrontino il vero nodo dell’emergenza casa: alloggi popolari sfitti, mercato delle locazioni turistiche che asfissia la possibilità dei residenti di trovare una soluzione abitativa, canoni di locazione a prezzi altissimi. Tutti problemi che hanno un’unica causa: la scarsità di alloggi ad affitto sostenibile.  In uno stato così di estremo bisogno, abbiamo la necessità di mettere in campo tutte le sinergie possibili, fra Enti Locali, Lode e Organizzazioni Sindacali, provando ad individuare strade nuove per dare una risposta seria ai vecchi problemi ma anche nell’individuare basi per il futuro”.

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