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Casa, dall’emergenza all’allarme. Sociale. Società

Comincia oggi la prima parte di una “ricerca” che ha visto protagonista Stamp, con l’obiettivo di mettere insieme un po’ di dati che riguardano la questione sempre rovente, e in questo periodo in modo particolare, della casa. La questione abitativa infatti ha conosciuto negli ultimi tempi una singolare escalation, dagli sfratti violenti di Roma (con lacrimogeni gettati anche all’interno delle scale di un palazzo dove una famiglia “resisteva” all’esecuzione con forza pubblica supportata da un gruppo di “solidali”) alle barricate di solo qualche settimana fa a Firenze, in viale Gori, dove sono state distaccate le utenze primarie (luce, gas e acqua) all’occupazione del Concorde. Nonostante questo, il “sistema Firenze”, come è stato definito neanche un anno fa da esponenti istituzionali locali, per ora regge all’impatto devastante della crisi che impoverisce le famiglie toscane allargando la platea delle utenze dell’edilizia pubblica e al sopraggiungere di sempre più pressanti ondate di immigrazione più o meno regolare dall’est Europa (ancora rumeni in testa) e dei fuggiaschi dalle varie guerre che insanguinano il Mediterraneo. Intanto, domani (sabato 20 settembre) è prevista una grande manifestazione di piazza sul tema.  

Firenze – E’ vero, sembra che parlare di case, case popolari per intendersi, e di tutto ciò che ci gira intorno sia quasi banale. Allarmi e emergenze sono sempre state infatti risuonare quando si parla di problema abitativo. Eppure, qualche cambio forse c’è. In teoria, ad esempio,  il famoso e contestatissimo piano casa governativo che parrebbe almeno sulla carta avere risvolti positivi,  ma che provoca nel concreto ricadute addirittura aggravanti per le situazioni locali. In pratica, per quanto riguarda Firenze, è di poche settimane fa il distacco della luce dell’hotel Concorde occupato da decine di famiglie con tanto di minori, “distaccati” in osservanza dell’ormai famoso art.5 della legge sulla casa. Quello, per intendersi, che vieta di prendere la residenza in immobili occupati, e dunque l’allaccio ai servizi pubblici.

Ma partiamo dai numeri e dalle aspettative. Per quanto riguarda i primi, da anni non cambiano se non per aumentare. Facciamo un breve conto insieme ai sindacati: le domande pervenute al bando in corso, alla data di pubblicazione della graduatoria il 9 luglio 2013, erano state 2.929, di cui ammesse 2.493 (1.317 gli stranieri, circa 200 i comunitari e gli altri extracomunitari) più mille vale a dire coloro che hanno richiesto il cambio di alloggio. Dalla pubblicazione ad agosto 2014, le case assegnate sono state 174, compresi i cambi di alloggio. Ancora inevase, 2.319 richieste di assegnazione, un po’ di più in quanto in questo calcolo non sono conteggiati i soddisfatti dal cambio ottenuto. Se poi si contano insieme i richiedenti assegnazione e quelli richiedenti cambio di alloggio, si arriva a circa 3.500 richieste. Limitiamoci ai richiedenti di essere inseriti in un alloggio Erp di bel nuovo, ovvero i notri 2.319. A questi, si aggiungono tutti coloro che stanno aspettando il nuovo bando dal momento che, per qualche motivo, non sono rientrati in quello in corso, gli esclusi dalla graduatoria ma non per questo con un tetto sotto cui andare a dormire, più il fenomeno sempre più ampio degli scoraggiati, ovvero coloro che dopo qualche tentativo di assegnazione cedono convinti che a loro la casa popolare non arriverà mai. Perché davanti ci sono le emergenze, vale a dire le situazioni di sfratto esecutivo con minori, perdita di lavoro, malattia, famiglie con prole numerosa e l’ormai onnipresente morosità incolpevole. Un criterio, quest’ultimo, semplicissimo sulla carta (prevede infatti che ne sia titolare chi per qualche accidente non evitabile, dalla perdita del lavoro a una gravissima malattia invalidante) non possa più corrispondere l’affitto, anche se sino ad allora regolarmente pagato. Ma in pratica da “regimentare” come dicono gli stessi sindacati, per evitare che si presti ad abusi o a falsi licenziamenti. Tornando ai numeri, si capisce che la platea è ormai così numerosa che è difficile dare un’indicazione veritiera. Forse è importante ricordare, a fronte del parco “richiedenti”, i numeri degli sfratti, che sono quelli del 2013: Firenze e provincia nel 2013 hanno totalizzato 1557 nuove convalide di sfratto, 4798 richieste di esecuzione, 741 sfratti già eseguiti con forza pubblica; i dati in possesso del Sunia dicono che nell’area di Firenze ci sono circa 90 sfratti con forza pubblica al mese. Impressionante il dato di settembre, 120 sfratti con forza pubblica, partiti dal 1 del mese, sul solo comune di Firenze. Come dire, insomma, che il parco domanda (buona parte degli sfrattati arriva o alle liste dell’emergenza o attende il nuovo bando Erp) è in espansione veloce.

A fronte di ciò, ci sono i numeri che riguardano il patrimonio abitativo dell’Erp. In tutta la Regione, i fabbricati di edilizia residenziale pubblica sono 5.869, di cui il 22%, vale a dire 1292 fabbricati si trovano nel Lode fiorentino. A questi fabbricati corrispondono, in termini di unità immobiliari, 49.140 appartamenti, di cui 12.638 (25%) nel Lode di Firenze. Se si fa un altro conto, ovvero si rapporta il numero delle famiglie residenti in un dato territorio e la disponibilità di case di edilizia pubblica, per verificare la rispondenza del patrimonio abitativo ai potenziali richiedenti, si scopre che il rapporto regionale è di un alloggio Erp ogni 33,5 famiglie. A Firenze è di un alloggio pubblico ogni 30, 3 famiglie. Interessante è anche la fotografia degli alloggi per stato di occupazione: limitandoci a Firenze, su 12.638 case (dati del 2014) 12.154 sono in locazione regolare, 172 sono le cosidette occupazioni senza titolo o abusive, 312 sono gli appartamenti sfitti. Del resto, una forte spinta all’allargamento del patrimonio edilizio pubblico sembra provenire dall’attuale giunta comunale, che, fra gli obiettivi, si pone circa 250 alloggi previsti nel prossimo biennio. Non solo: forte impegno, e la conferma viene dalla giovane assessora alla casa Sara Funaro, alla promozione e sperimentazione di forme innovative dell’abitare sociale quali autorecupero e cohousing oltre a prevedere e potenziare gli strumenti di risposta all’emergenza abitativa, che vanno dai contributi prevenzione sfratti, a quelli di integrazione canone locazione, a misure per la riduzione del sottoutilizzo/sovraffollamento degli alloggi e, infine, al nuovo bando generale per le case popolari.

“Proprio stamattina (martedì 9 settembre, ndr) – spiega l’assessore Funaro – abbiamo partecipato alla commissione sfratti, la prima riunine dopo qualche tempo, con la partecipazione dei sindacati inquilini, del prefetto e di altri soggetti. Una prima risposta all’emergenza è intanto la calendarizzazione degli sfratti, unita all’utilizzo, intanto, del fondo regionale 2013”. Però… intanto, per quanto riguarda la calendarizzazione, è di ieri l’altro la notizia che gli sfratti vanno avanti come niente fosse, per ora, nonostante le 15 segnalazioni fatte al famoso tavolo del 9 settembre, in quanto il Prefetto attende “indicazioni” da Roma. Per il secondo elemento, invece, si tratta del fondo finanziato dalla Regione che permette di riavviare le trattative fra proprietario e affittuario inadempiente per morosità incolpevole, riuscendo spesso a giungere a accordi soddisfacenti per entrambe le parti. “Attendiamo anche la disponibilità del fondo nazionale per gli fratti, che dovrebbe essere a regime in tempi brevi” spiega Funaro. Un fondo che era caduto sotto il sospetto di non avere una pronta disponibilità in quanto, per i sindacati, entrando nel settore socio-sanitario rischiava di rimanere intrappolato nelle secche dela patto di stabilità. “Niente di tutto questo per fortuna – tranquillizza Funaro – il problema è semplicemente per ora di delibere che vanno fatte”. Inoltre, l’assessore ricorda le ristrutturazioni in corso che metteranno a disposizione altri alloggi nel 2015 e il piano di vendita di alloggi Erp. Un piano su cui, a dire il vero, si appuntano gli entusiasmi dell’amministrazione e le perplessità dei sindacati.

Il piano di alienazione messo in campo dal Comune di Firenze consta nella vendita di circa 1200 alloggi nel periodo dei prossimi 5 anni. La parte di patrimonio messa in vendita sarebbe la quota di patrimonio Erp degradata o di gestione antieconomica. Ma con quali modalità?

“Poniamo che, in ottemperanza al piano, si metta un alloggio all’asta – spiega Asia, il sindacato inquilini dell’Usb – qualcuno se lo aggiudica. Ma esiste il diritto di prelazione, che consente all’inquilino che vi risiede di avanzare il suo diritto di acquisto. Poniamo che l’inquilino non abbia isoldi per comprare, viene, secondo quanto spiegato, “spostato”. E se rifiuta? In ogni caso, l’Erp perde due case: quella che vende, e quella che utilizza per dare corso allo spostamento dell’inquilino. E’ vero, si dice che con i soldi della vendita si possono ristrutturare 3 abitazioni. Mettiamo in conto le spese delle procedure (per esempio d’asta), e le spese di manutenzione dell’alloggio in cui spostare l’assegnatario. Facciamo conto che le case possono essere vendute sui 200mila euro, e che la ristrutturazione minima a carico dell’inquilino va dai 1800 ai 3mila, 3.500 euro. Il costo standard che riguarda l’impianto elettrico e del gas va dai 2mila ai 2.800 euro”.

“Ritengo sia un falso problema – dice l’assessore, cui abbiamo girato l’osservazione – in quanto i soldi dell’asta giungono e sono soldi immediatamente reinvestibili, legati al vincolo strettissimo di essere utilizzati solo ed esclusivamente per il patrimonio Erp”.

Non solo. “Il Comune sta mettendo fretta agli uffici per individuare i 1289 alloggi da porre in vendita – continuano i rappresentanti di Asia – e si scoprono cose molte carine. Ad esempio, la presenza di un alloggio rimasto vuoto da un anno, vale a dire dalla ristrutturazione, che pur essendo di 32 metri quadrati è per disabili. Sarà difficile metterlo sul mercato come è difficile assegnarlo, in quanto 32 metri quadri sono nulla per una persona con disabilità che abbisogna di spazi per girare la carrozzina ad esempio, e della presenza di un accompagnatore”.  (continua)

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