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Casa d’aste sotto inchiesta: il business delle opere d’arte Cultura

Parigi – Nessuna legislazione, nessun trattato internazionale sembra poter efficacemente mettere un freno a uno dei più fiorenti e antichi traffici illegali, quello delle opere d’arte. Alla tentazione di avere in vetrina o in catalogo prestigiose vestigia del passato  sembrano non poter resistere anche mercanti, case d’aste e anche musei che alimentano così un commercio che tutti a parole condannano.

Commercio, che in questi anni di conflitti in medio oriente, si è fortemente intensificato nei paesi in guerra, come Iraq, Siria e Afghanistan procurando così anche fruttuosi finanziamenti alle forze di Daech.  E’  proprio di questi giorni la notizia che cinque illustri rappresentanti del mondo dell’arte e dell’antiquariato parigino sono sotto inchiesta per traffico di antichità provenienti da queste zone.

Nel mirino della magistratura sono finiti niente di meno che il presidente della casa d’aste Pierre Bergé et Associés, un esperto di archeologia mediterranea, un’ex conservatrice del Louvre e infine un noto gallerista della rive gauche e un rispettato mercante d’arte. Questo insospettabile quintetto è stato messo sotto torchio per due giorni dall’OCBC, l’organismo che si batte contro il traffico illegale di beni culturali.

Lo ha reso noto l’agenzia AFP secondo cui i cinque sono sospettati di aver coperto la provenienza illecita di opere d’arte  rubate o saccheggiate nei paesi in guerra. Fonti vicine al dossier, citate da Le Figaro, sostengono che il traffico riguarderebbe centinaia di opere di un valore di decine di milioni di euro. Gli agenti dell’OCBC ritengono che i cinque, grazie ad intermediari in loco, avrebbero falsificato l’origine delle opere per poi poterle rivendere tranquillamente anche ad istituzioni come il Louvre, il “Met” di New York  o il museo di Abu Dhabi.

L’anno scorso il Met aveva dovuto rendere all’Egitto un sarcofago  comprato per 4 milioni di euro a un mercante parigino, di cui non è stata però resa nota l’identità. Il sarcofago era stato probabilmente rubato nel 2011 mentre il paese era in pieno tumulto rivoluzionario.

La “retata” dei cinque confermerebbe che Parigi è una delle piattaforme mondiale di questo traffico illegale che dall’inizio del 2010, grazie all’instabilità politica della regione, sarebbe in piena espansione.

Il blog ARCA, che denuncia il traffico di opere d’arte illegale nel mondo, segnala oggi poi che alla Royal  Athena Gallery di New York sono state sequestrate una dozzina di antichità, tra cui due teste del periodo romano,  provenienti da un tempio di Sidone, in Libano. Erano state trovate da un archeologo francese nel 1967 , collocate in un deposito affidato alle forze armate del Partito della Falange nella cittadella di Biblos  per poi riemergere nella galleria newyorkese.

 

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