energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Lockdown, Sunia: “55% a disagio, dalla qualità della casa all’esclusione sociale” Breaking news, Cronaca, Società

Firenze – Quando si dice che la casa, o meglio la qualità dell’abitare è elemento di esclusione sociale, non si sbaglia. Anzi. In una situazione come quella delle misure di contenimento della pandemia da covid, in cui era necessario stare a casa, la riprova è stata evidente. A dirlo, Laura Grandi, segretaria regionale del Sunia, che fa il punto: “Il 55% delle persone hanno manifestato in questi due mesi disagio a vivere continuativamente nelle proprie abitazioni. Fra le criticità più evidenti e segnalate, la grandezza non adeguata al nucleo famigliare, l’illuminazione insufficiente, l’umidità,  male comune a Firenze in particolare  in pianterreni e seminterrati, un elemento molto diffuso soprattutto considerando che spesso le abitazioni non vengono risanate da decenni”.

Ma almeno si pagherà il giusto, ovvero, poco. No invece, perché, come spiega Grandi, siamo davanti a un paradossale principio: canoni alti, redditi bassi, malabitare. Se questo è vero anche prima del covid, ci pensa il virus a metterci un carico ulteriore. “Chi ha potuto passare questo periodo di chiusura dentro una casa ben tenuta, luminosa, con spazi adeguati al nucleo famigliare, ha avuto meno contraccolpi”, dice ancora Grandi. Naturalmente, ma il problema non è tutto qui. A spiegarlo, una signora che chiameremo Anna, dell’Est Europa, badante part time e anche colf. In cinque in due stanze, con i bambini scaglionati in età scolare. “Immaginatevi quando dovevano collegarsi per le lezioni – dice – non era possibile”. Intanto, unico computer. Poi, una stanza e una cucina per 50 metri quadri. E anche se Anna non vuole andare oltre nel racconto, si capisce cosa è stato per loro la famosa Dad, didattica a distanza. Ma anche chi tutto sommato potrebbe apparire in situazioni migliori, non scherza. E’ il caso di Gianni, smart worker. Dipendente di una catena di elettrodomestici, segue gli ordini e i clienti. Ma la casa è piccola, ed è difficile lavorare con i bambini, la televisione, le richieste quotidiane di attenzione e di bisogni. Insomma, la gestione del lavoro e della quotidianità rischia di diventare devastante.

“Se la questione è deflagrante dal punto di vista economico – continua Grandi – lo è altrettanto dal punto di vista sociale. Spazi angusti, difficoltà di ogni genere, vanno a pesare anche sulle relazioni interpersonali famigliari. Le condizioni dell’abitazione vanno a riflettersi inevitabilmente nella vita personale, si accentuano i problemi della convivenza”.

Laura Grandi, segretaria regionale del Sunia

Se questa è la situazione per i nuclei famigliari, figurarsi che succede per chi vive in coabitazione con altre persone, coinquilini forzati, magari con una angusta stanza per se’ e spazi in comune. Una situazione piuttosto comune per lavoratori a basso reddito, che non possono permettersi, visti i canoni fiorentini, una casa per se’. La costrizione di restare sotto lo stesso tetto, come testimonia una oss di Careggi, si risolve sostanzialmente in una sorta di reclusione nella propria stanza, con brevi puntate nelle parti comuni, cucina e bagno solitamente. Senza contare che, come sottolineano dal Sunia, il periodo di lockdown ha visto un aumento anche delle liti condominiali. Le conseguenze dell’assenza di spazi adeguati e del malabitare,  vanno dal disagio psicologico, all’impossibilità di svolgere adeguatamente il proprio lavoro, alla dispersione scolastica per i bambini già a partire dalla scuola dell’obbligo. Insomma, la casa è davvero elemento di esclusione sociale, e segnala in anticipo uno dei problemi più grossi che in previsione affliggeranno le democrazie occidentali, ovvero il “divario digitale”. Tirando le fila: c’è chi può e chi non può, e per capirlo spesso basta guardare alla casa.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »