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Casa, quando l’inferno costa 800 euro al mese Società

Una discesa all’inferno. La nostra guida è Malika, una giovane donna marocchina che svolge gratuitamente il ruolo d’interprete per molte famiglie di lingua araba che si trovano in difficoltà a Firenze. E che ci accompagna in gironi danteschi fatti di pareti scrostate, muffa nera attaccata a pareti, vestiti, polmoni, bambini che crescono come piante malate in ambienti malsani, privi di finestre, luce, aria.
Tutto ciò non succede in qualche landa desolata, ma a Firenze. In pieno centro magari, come nel caso di Aziz e suo fratello, 550 euro al mese più spese per un monolocale in cui vivono il fratello con la moglie e due bambini (2 e 5 anni), più un altro fratello. Quando si entra (il monolocale, a occhio e croce, è al di sotto dei 20 metri quadri) si rimane senza fiato. La cucina sulla parete di fondo, attorno all’unica finestra, è completamente sommersa da tutto ciò che costituisce il necessario per vivere: abiti, valige, scaffali, cibarie, pentole. Sulla destra, nascosta da una tenda, la parte dove dormono babbo, mamma e figlioli, una serie di letti senza soluzione di continuità; appoggiata a una parete, una sorta di brandina pieghevole, matrimoniale, un divano letto ripiegato e messo per dritto che la notte, aperto, ospita i due fratelli più giovani. Gli sposi hanno circa trent’anni, entrambi laureati in lingua e letteratura inglese. I fratelli due giovanissimi uomini che hanno trovato lavori saltuari. 550 euro al mese più spese per un bagno ricavato dividendo con una sottilissima parete la stessa grande stanza che evidentemente fungeva da ingresso per quello che doveva essere un unico, enorme appartamento, ora diviso in due e affittato a caro prezzo senza curarsi di abitabilità, sanità ambientale, igienicità. E di fronte alle richieste di lavori, almeno per tamponare i disagi più gravi come l’umidità che fa ammalare i bambini in continuazione, fatta al proprietario, nessuna risposta; o meglio, l’invito ad andarsene se così non va bene. C’è anche una certificazione Asl, venuta il 19.08.2010 a certificare le condizioni dell’alloggio: “alloggio costituito da 0 vani utili sotto il profilo igienico-sanitario”. E ora le cose sono andate a peggiorare. Tant’è vero che la famiglia ha deciso di non onorare più il canone, da circa 2 mesi. Ma neanche questo è valso a decidere il proprietario almeno a levare la muffa e a tappare i buchi prodotti dallo scrostarsi delle pareti.

Un odore nauseabondo, insieme a un senso di appicicaticcio e umido coglie alla gola quando si entra nella casa di Bouchra, 35 anni, un bambino di sei a fine gennaio, alle prese con una gravidanza difficile. Il perché lo si capisce guardando dove vive: 600 euro più spese al mese per un alloggio cosituito da due camere unite da un corridoio chiuso che ha per tetto una terrazza. 600 euro al mese + spese per una casa costruita attorno a una corte interna con un pozzetto nel mezzo che tutte le volte che piove un po’ più forte vomita acqua nera, puzzolente tanto da non poterla toccare, con topi e resti di piccioni morti, che salendo invade cucina, corridoio, camera da letto. Che inzuppa le pareti fino a metà coprendole di melma grassa e puzzolente, dà nutrimento a una muffa persistente e gommosa, avvolge la casa, i vestiti, gli abitanti di un lezzo orrendo di topi, marciume, escrementi. Qui vive un bambino di 6 anni e la sua mamma incinta e malata, e un padre che lavora per pagare 600 euro al mese + spese per abitare in un posto dove il rischio che l’acqua e l’umidità facciano saltare le prese elettriche traballanti sulle pareti scrostate è costante. Nel corridoio, l’acqua entra e fiorisce dalle pareti esterne, e fra i travetti a legno cola dalla pavimentazione soprastante, la terrazza dell’appartamento che sta sopra. Verdetto dell’Asl: condizioni di antigienicità assoluta.

Ma l’inferno non finisce qui. E’ a San Frediano, a casa di Moustapha, dove l’alloggio cade letteralmente a pezzi. Moustapha dovrebbe avere lo sfratto a giorni, ma per ora tutto rimane in attesa del sopralluogo urgente di un perito del Tribunale. Perché ciò che è successo a Moustapha, che ha 4 figli (21 il più grande, 6 la più piccola) e che ha fatto richiesta di casa popolare dal 2002, è che la fatiscenza dell’appartamento ha esposto lui e la sua famiglia a gravissimi pericoli di salute, con danni di tipo psico-fisico, particolarmente nelle figlie minori, cresciuti in un’ambiente che ne ha indebolito le naturali difese immunitarie. Le condizioni dell’”appartamento” sono state certificate ripetutamente nel corso degli anni dalla stessa Asl: infiltrazioni dal tetto, umidità in tutta la casa, impianto elettrico pericoloso e non a norma, calcinacci caduti dalle pareti che presentano buchi e crepe, cucina ricavata in u locale di passaggio. Per tutto questo, il contratto originale (2001) prevedeva il pagamento di 1.300.000 lire. Contratto firmato da un Moustapha che all’epoca non conosceva assolutamente parola d’italiano e che doveva trovare urgentemente un contratto per ottenere il permesso di soggiorno. Ovviamente, i sopralluoghi dell’Asl hanno accertato l’assoluta inabitabilità dell’alloggio. La proprietaria ha sempre negato recisamente ogni lavoro di pristino e manutenzione all’appartamento.

Ancora un alloggio, si scende di un altro girone: è la volta di Miriahm, incinta, due figli sempre alle prese con asma, bronchiti, insufficienze repiratorie. Due camere sopra e poi giù, nel seminterrato, con una cucina dove la muffa si trasforma in alghe, la caldaia è sospesa sul frigorifero, il calorifero appeso per miracolo a pareti senza intonaco. Sopra è anche peggio: l’odore di muffa è soffocante, nonostante la finestra in camera dei bambini sia aperta; con acqua o sereno, quella finestra deve rimanere aperta perché chiudendola l’odore di muffa e la condensa impediscono di respirare. Nell’altra stanza dove dormono Miriahm e il marito, il soffitto con ingenui affreschi e cornici si distacca a pezzi, e, una sera mentre i coniugi dormivano, è cascato fra loro riempendoli di polvere e paura. Le pareti vengono ritinte tutte le estati da lui, che è imbianchino, e tutti gli autunni si riempiono di nere macchie prepotenti, le stesse che impregnano vestiti, cibi e arredi di umidità e cattivo odore. Canone pagato? 800 euro al mese. Non abbiamo il coraggio di chiedere se le spese sono comprese.

Altro giro, altro pezzetto d’inferno: è la volta di Malika, studentessa di lingua e letteratura italiana, una piccolissima bambina di qualche mese a giocare sul letto. Certo, il letto: perché nell’appartamento di via Baccio Bandinelli l’unica stanza è occupata dal letto matrimoniale, spezzata in altezza da un soppalco inutilizzabile in quanto privo di parapetto. Quella sul letto è l’ultima nata, perché una bimba più grande (due anni) sono stati costretti, i genitori giovanissimi, ad affidarla alla nonna, perché è impossibile crescerla fra un letto e un armadio, con un angolo cucina diviso da una finta parete che sembra di materiale plastico dal bagno, oscuro buco senza finestre. La parete che dà sull’esterno (unica finestra) è nera di muffa. Dietro la testata del letto, un enorme squarcio mette a nudo i tubi dell’alloggio, che provengono dall’altro alloggio affittato a una famiglia dell’Est europeo, in cui si trovano centralina della luce e del gas.
Al danno, la beffa: quando i due giovani sposi firmarono il contratto, l’agenzia mostrò loro i lavori in corso, decantando l’intonacatura, le rifiniture che a breve sarebbero state terminate, l’accuratezza del lavoro. Dal giorno dopo della firma, tutto il cantiere per incanto sparì, e i lavori rimasero a mezzo. Canone? 550 euro. Più 200 euro “fuori busta”.

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