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Casa, sanità, lavoro, lunedì manifestazione e proposte Breaking news, Cronaca

Firenze – Sono tutti insieme, partiti, movimenti, associazioni, sindacati di base: la Sinistra si riscopre unita sulle voci essenziali di lavoro, sanità e casa e si prepara alla manifestazione che si terrà il 28 giugno a partire dalle 20.30, luogo di ritrovo piazza dei Ciompi.

Si chiama Ogni giorno è il Primo Maggio, il nome della sinistra unita, che, come spiega Fabio Gambone dei Carc, “ritrova la propria unità di fronte all’attacco al lavoro, alla sanità pubblica, alla casa” ovvero i tre pilastri dello stato sociale di diritto.

I numeri – Sono le cifre, che rendono evidente, al di là delle narrazioni, ciò che sta succedendo nel Paese. Cinque milioni e mezzo di famiglie in povertà assoluta in Italia, a Firenze si stima che nei prossimi mesi, nel solo settore del turismo/commercio si arrivi almeno a 15mila licenziamenti. A questo, fanno eco i dati della Caritas, giunti oggi: a Firenze sono triplicate le richieste di cibo registrate dalla Caritas, che passano dalle 513 del maggio 2019, alle 929 del maggio 2020, alle 1521 dello stesso mese del 2021. Infine, i dati degli sfratti esecutivi nei prossimi mesi, che, al netto dello sblocco “ tappe”, vedono, con approssimazione per difetto, oltre 2mila famiglie appese al filo dell’emergenza abitativa. Senza contare ancora coloro che, diventati morosi a causa della perdita del lavoro di uno dei componenti della famiglia, hanno dovuto scegliere fra la spesa alimentare e il canone. E senza contare le migliaia di invisibili che sfuggono alle maglie della rete anagrafica e delle forze dell’ordine e vivono ai margini, con lavori al nero, al limite della schiavitù quando va bene.

“Pensavamo che con la pandemia – dice Miriam Amato, Usb – ci sarebbe stata una presa di consapevolezza circa la situazione in cui è sprofondata non solo la popolazione cronicizzata nel disagio economico, ma anche il ceto medio-basso, quello che pur lavorando non riesce più a mantenere neppure un livello di sussistenza. Invece, dai primi provvedimenti presi dal governo Draghi, ci siamo trovati difronte allo sblocco dei licenziamenti e degli sfratti senza un vero progetto di sostegno delle famiglie e dunque del tessuto economico”. In altre parole, il problema posto dalla Sinistra è di ordine strutturale. I soldi ci sono, ma non sono impiegati per alimentare uno sviluppo inclusivo, bensì per dare corda a una crescita fortemente divisiva e che non farebbe che aggravare la crisi sociale in atto.

“Basti pensare – dicono da Ogni giorno è il Primo Maggio – alla vicenda appalti, dove si dà la mazzata finale annullando, con il decreto semplificazioni, le poche tutele ad ora preiste pr i dipendenti del settore, mentre in parallelo si incentiva il lavoro a chiamata o somministrazione”. Vale a dire, come spesso abbiamo constatato su queste pagine, zero diritti e stipendi da fame.

“Abbiamo costruito questo percorso unitario, cercando di mettere insieme le varie sigle sindacali, movimenti, partiti e associazioni – spiega Paola Sabatini della Cub – per la difesa sul territorio del reddito, della salute e della casa, con un obiettivo più ambizioso, arrivare in autunno a uno sciopero generale indetto da tutti i sindacati di base. Fra i vari punti, non possiamo dimenticare la storia emblematica di Adil, il lavoratore travolto da un camion che ha forzato il picchetto operaio degli scioperanti, agitazione indetta contro precarietà e sfruttamento del lavoro. A livello nazionale, del 500mila posti di lavoro persi, il 70% sono femminili. In parallelo, è ormai chiaro che il sistema di occupazione lavorativa italiana si è strutturata sul riconoscimento della precarietà, quindi tutti i tempi determinati, i contratti a chiamata, le agenzie interinali non hanno rinnovato i contratti giunti a scadenza. Dunque, questi posti di lavoro si sono già persi.  Un altro mezzo milione è ragionevole pensare che si perderà con lo sblocco dei licenziamenti, pur sentendo le ultime voci che parlano, anche in questo caso come nel caso dello sblocco sfratti, di step progressivi. Per quanto riguarda il settore di cui mi occupo in particolare, ovvero la sanità, ci si aspetta un’ondata di licenziamenti nel settore delle Rsa, dove, con la strage degli anziani dovuta al covid, siamo di fronte a un esubero di personale”.

“Lo sblocco degli sfratti e quello dei licenziamenti vanno per mano – dice Marzia Mecocci, Movimento di Lotta per la Casa – per il ben noto principio perdi casa-perdi lavoro, o viceceversa, perdi lavoro-perdi casa. Il perché  intuitivo: chi non ha casa non riesce a lavorare, chi non lavora non riesce a pagare l’affitto. La ripartenza degli sfratti ne vede almeno 2200 al via. Lo scaglionamento è inutile:  di due mesi in due mesi ci si ritrova col cumulo fra sfratti nuovi e vecchi, il moltiplicarsi degli accessi, a fronte di ciò che diventa il vero nodo della situazione: la mancanza di soluzioni, sia sul lato dell’emergenza abitativa che del lavoro. Ed è questo il vero nocciolo della questione: cosa faranno le famiglie senza casa? E quelle senza lavoro? Emerge la responsabilità della politica, di questa politica, che sembra voglia trasformare ogni protesta e ogni problema in un problema di ordine pubblico, quando invece è vuoto di soluzioni. Allora, il problema da porsi è: c’è buona fede in questo atteggiamento o no? E il dubbio: non è forse più facile rimuovere i bisogni trasformandoli in semplici questioni di ordine pubblico, invece di dare soluzioni? Noi non siamo solo quelli che vogliono occupare. Abbiamo avanzato analisi e proposte. Proposte serie e concrete, come quelle di riconvertire il patrimonio pubblico, vuoto e all’asta, in edilizia residenziale pubblica. Quanto meno, nella logica di riuscire a far fronte all’ondata che sta arrivando. Mi permetto di ricordare che il consiglio comunale di Firenze approvò una mozione di proroga del blocco degli sfratti fino al 31 settembre 2021. Fu approvata in consiglio, vedremo che succederà”.

“Bisogna ricordare – dice il consigliere comunale di Spc, padrone di casa in quanto l’incontro è stato ospitato in sala Firenze Capitale a Palazzo Vecchio, Dmitrij Palagi – che da parte delle istituzioni fiorentine spesso riscontriamo atteggiamenti di solidarietà ed adesione alle varie vertenze sociali che purtroppo hanno convolto i lavoratori toscani in questi ultimi anni, con prese di posizione anche forti circa il diritto alla sicurezza dei lavoratori, la loro tutela, ma anche circa le situazioni di bisogno. Pur ringraziando per l’ospitalità odierna, non possiamo tacere che spesso si abbonda di parole, ma non certo sui fatti, che spesso non seguono le prime”.

Ma in concreto, come si può intervenire? Risponde Alessandro Nannini, dei Cobas: “E’ necessario sapere, quando si parla di diritti mancati sul lavoro, che i diritti mancati non sono che il risultato del ricatto che subisce il lavoratore. Ecco qual è il vero significato del reddito universale: sottrarre il cittadino al ricatto di chi offre “lavoro” a chi è disperato, di andare comunque a lavorare per 3 ore al giorno”. Insomma, le storie ormai si conoscono: tre ore al giorno di lavoro significa in buona sostanza guadagnare quelle tre lire per comprarsi un po’ di cibo e sopravvivere. Ed essere magari di nuovo sul posto il giorno dopo. E come si sa, i contratti di cosiddetto lavoro che hanno sdoganato questo tipo di accordo ci sono eccome.

Altro punto concreto, “la riduzione dell’orario di lavoro – dice Nannini – è un’altra battaglia concreta, che può e deve essere considerata nella ripartenza. Si tratta di vecchie parole d’ordine? La pandemia le ha fatte tornare prepotentemente alla ribalta. Aver distrutto il pubblico, con le esternalizzazioni dei servizi in primis, ha creato il deserto su cui è impattata la pandemia. Con i costi sociali che ancora dobbiamo purtroppo, contare”.

“Il problema è strutturale  – dice Fabio Gambone dei Carc – tant’è vero che il punto di partenza è secondo noi proprio ciò che decide il governo, nazionale, regionale, locale, circa il lavoro, che rimane comunque sotto scacco, come ben configurano gli ultimi gravissimi attacchi, che vanno dall’uccisione del lavoratore Abdil, fino agli episodi di equivoci squadroni che vanno a picchiare gli operai in sciopero. Dunque, servono iniziative, serve aprire il dibattito sui problemi, da dove vengono e quali soluzioni possono essere trovate. Vorrei anche sottolineare che tutto ciò ha fatto intraprendere questo percorso unitario al netto delle differenze che ci sono e sarebbe sbagliato sottacere, ma che non devono inficiare una risposta che non può che essere unitaria”.

“Nelle nostre lotte c’è anche la risposta – conclude Sandro Targetti, Rifondazione Comunista – al tema del lavoro, dell’ambiente, temi uniti dall’opposizione alle grandi opere inutili, che potrebbero essere convertite in opere utili sia all’ambiente che al lavoro; all’emergenza casa, in cui stiamo potando avanti la campagna che ha come obiettivo quello di indicare il patrimonio sfitto, sia pubblico che privato, per rispondere ai bisogni di chi, tra poco, non avrà più un tetto sulla testa”.

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