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Casa, sgombero in via Faentina, più sfratto di un uomo per morosità incolpevole Breaking news, Cronaca

Firenze – E siamo a tre. Sgomberi. Nuova occupazione domenica per i dannati della casa, vale a dire un gruppo di lavoratori poveri, che, dopo due sgomberi (via degli Incontri e via Caccini), avevano occupato tre piccoli appartamenti in via Faentina 324, proprietà del Comune di Firenze, abbandonati da più di 10 anni, appartenenti al patrimonio Erp ma, sembra, non compresi nel piano delle ristrutturazioni. E oggi, nuovo sgombero con tanto di forze dell’ordine. Non solo. Sempre oggi, 22 novembre, uno sfratto è stato attuato nei confronti di un 46enne, per morosità incolpevole, come spiega la Rete Antisfratto che è intervenuta a operazione conclusa. Infatti lo sfrattato asserisce di non avere ricevuto la notifica dell’accesso odierno, tant’è vero che nel corso dello sfratto ha avuto un crollo, e si è messo a piangere, dal momento che il proprietario non ha concesso neppure 15 giorni di proroga per cercare qualche soluzione. Solo il pagamento di tasca sua al moroso di 3 notti in albergo. L’uomo, calmatosi, ha raccolto poche cose per caricarle in macchina, e sta cercando un albergo in zona. Fra tre giorni, non avrà più un tetto sulla testa. Neppure precario. L’uomo aveva perso il lavoro prima del covid, lo sfratto era stato bloccato dalla pandemia, poi l’accesso con forza pubblica. Nel frattempo, l’uomo viveva con lavoretti precari, unica possibilità che aveva trovato per sopravvivere.

Un problema, quello degli sfratti lampo con forza pubblica, che viene segnalato anche dai sindacati inquilini, che spiegano che, nel momento in cui l’avviso viene recapitato, se la persona non è in casa viene lasciato un foglietto. Spesso, le persone pensano che quel foglietto sia un semplice avviso di qualcosa, magari un pagamento mancato e rimandano il tempo del ritiro. Così, si trovano con la polizia alla porta. In questi ultimi giorni, si sono già verificati due casi del genere.

La situazione tuttavia fa emergere una grossa assenza, quel calendario degli sfratti, promosso con la commissione delle esecuzioni che sarebbe dovuta essere costituita al più presto. Uno strumento che trova la sua ratio proprio nella possibilità di dare alle persone, per lo più morosi incolpevoli, il tempo di valutare la propria situazione e di non trovarsi da un gorno all’altro senza un tetto, senza un posto dove riporre le proprie cose, magari riuscendo anche a interessare del proprio disagio servizi sociali, ufficio casa, strumenti per mettere in qualche modo a riparo la propria esistenza e quella delle proprie famiglie.

“Le risposte all’enorme problema dell’emergenza casa – dicono dalla Rete Antisfratto – è ancora una volta e purtroppo risolta con una risposta muscolare, senza alternative per gli sfrattati e gli sgomberati. Allora, ce lo dicano chiaro: dopo tutte le belle parole spese, è intenzione del governo cittadino continuare a dare risposte muscolari per trasformare il problema dell’emergenza casa in un mero problema di ordine pubblico? Si vuole interpretare i bisogni solo nell’ottica di un fastidio, trasformare la povertà in reato, lo sfruttamento in una condizione esistenziale, il disagio sociale in una colpa? Lo chiediamo all’assessora alla casa, Benedetta Albanese, all’assessora al welfare, Sara Funaro, al sindaco Dario Nardella che lanciò il grande piano casa che doveva rifarsi a La Pira. Non sono stati messi in atto neppure gli strumenti minimi per arginare l’onda che sarebbe cresciuta, dopo lo sblocco, il ripristino dell’abitabilità nelle case vuote dell’Erp, la commissione di graduazione degli sfratti, promessa e mai attuata, ma semplicemente si tenta di occultare i problemi spostandoli da un posto all’altro, nella speranza che spariscano. Ebbene, ve lo vogliamo dire: i bisogni senza risposte ingigantiscono e diventano talmente grandi da prendersi tutta la scena. Chiediamo dunque che una riflessione venga fatta con i soggetti che rappresentano il bisogno, che ci sia un incontro fra Questura, Prefetto, assessore, sindaco, sindacati e movimenti. Perché chi urla di dolore sono persone, vite, famiglie. E la politica non può continuare a rifiutare risposte”.

 

 

 

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