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Casa, Sunia: “Serve un nuovo bando” Cronaca

Firenze – La scossa più energica la danno quei pochi numeri buttati là, in pasto alle pagine dei giornali: a Firenze, solo a Firenze, ogni giorno dalle 5 alle 6 famiglie vengono svegliate dal suono del campanello che preannuncia l’arrivo dell’ufficiale giudiziario, con relativa scorta di polizia. Di questi 6 tentativi ne vanno in porto, dice Simone Porzio, segretario nazionale e generale Sunia Toscana, almeno il 50%. Vale a dire, ogni giorno almeno tre famiglie a Firenze devono abbandonare il tetto sotto il quale hanno vissuto per andare incontro a un futuro incerto. E la “cartolina” di buon viaggio ha quasi sempre il medesimo nome, si chiama “morosità”. A parte i dati del 2013, impressionanti ma che ormai seguono un trend di crescita consolidato (Firenze e provincia nel 2013 hanno totalizzato 1557 nuove convalide di sfratto, 4798 richieste di esecuzione, 741 sfratti già eseguiti con forza pubblica; i dati in possesso del Sunia dicono che nell’area di Firenze ci sono circa 90 sfratti con forza pubblica al mese) ancora più feroce, quasi un bollettino di guerra, è il dato freschissimo consegnato al sindacato degli inquilini dai giudici di Firenze: ogni giorno al tribunale vengono inoltrate dai proprietari di immobili 25 richieste di sfratto.

E’ questo, ciò che delimita il contorno del disagio, che a questo punto è sociale, economico, esistenziale. Ancora più del fatto che il triste primato di numero di sfratti in rapporto alla popolazione lo guadagni, nel 2013, Pisa, con 700 convalide e 3227 sfratti con richiesta di forza pubblica per un balzo di +25, 42% rispetto al 2012 e 268 già eseguiti. Firenze si piazza seconda in lista e Livorno, altro storico snodo del diagio abitativo, in terza posizione. Ma ciò che ragguaglia sulla dimensione ormai generalizzata del fenomeno, è l’apparizione di città che un tempo non erano menzionate se non per puntiglio e di sfuggita: Pistoia, ad esempio, con 589 convalide, 653 richieste di esecuzione e 169 sfratti già eseguiti, Lucca, fino a pochi anni fa quasi del tutto assente, che nel 2013 “vanta” 542 nuove convalide, 1026 richieste di esecuzione e 351 sfratti già eseguiti con forza pubblica, e poi via via Prato, Arezo Grosseto, Siena, tutti con un aumento esponenziale degli sfratti. Sfratti, per la stragrande maggioranza, dovuti, è bene sottolineare il dato che rappresenta anche una grande chiave di comprensione del fenomeno, alla morosità. Un quadro che tra l’altro rimane parziale in quanto ci sono aree “grigie” che è difficile cogliere, come suggerisce Lauta Grandi segretario generale della federazione provinciale del Sunia, “aree occupate da persone che non si fanno vedere, alle prese con affitti troppo alti e condizioni abitative degenerate, che tacciono e sopportano in silenzio canoni e angherie”. Magari ritenendo che tanto, anche se facessero richiesta, la casa popolare a loro non arriverà mai.

Il grande problema, che potrebbe anche essere uno dei problemi fondanti tutta la questione abitativa non solo a Firenze, è proprio quel “parco” case che va sotto il nome di Edilizia residenziale popolare, Erp. Intanto, i bandi. Vengono fatti ogni due anni, ma per essere efficaci, come spiegano i due esponenti del Sunia, “devono essere in grado di cogliere e fotografare la realtà com’è, anche inseguendo dinamiche che si sviluppano sempre più velocemente”. Anche se questo significa rivoluzionare i filtri di accesso, ripensarli, renderli più stringenti. E quanto alla gestione del porblema da parte delle istituzioni, l’intervento di Porzio è deciso: “Ora basta. Basta ai proclami, agli annunci, alle parole trionfalistiche. Vogliamo, chiediamo, collaboreremo per vedere i fatti. Ora non si può più indugiare”.

I fatti. Il Comune di Firenze ha vissuto, in questi ultimi giorni, una serie di novità: fra queste, l’annunciato piano di vendita delle case popolari, reso pubblico con grande entusiasmo dal sindaco Dario Nardella. Ma è davvero efficace? “A breve termine – dice Porzio – ci sono alcune perplessità da parte nostra. Questo piano è buono, molto buono per certi versi e ci vedrà collaborare attivamente perchè le alienazioni vadano in porto in modo liscio, ma è necessario dire che quei soldi vedranno ancora un lungo periodo prima di essere utilizzabili. Possiamo dire che è un buon primo passo verso una serie di misure che potranno alleggerire il disagio abitativo. Ma non possiamo ritenere che questo sia il passo fondamentale e risolutivo per quanto riguarda l’enrome panorama del disagio abitativo”. Nel tecnico, è Laura Grandi a spiegare in parte alcune delle perlessità del Sunia: “Il problema ma non si poteva agire in modo diverso, è che questi immobili, 1449, verranno posti in vendita in un lasso temporale di 5 anni, vedono un tetto di non più di 200 alienazioni l’anno per consentire un turn over, e possono essere pagati in 15 anni. Il dilazionamento che si produce fra il via al piano e il momento in cui sarà possibile avere soldi investibili immediatamente è troppo lungo per potere sperare di avere subito uno shock salutare nel campo dell’edilizia popolare o della lista di attesa”. E, al di là di questo, aggiunge Porzio, “un’operazione simile fu tentata qualche anno fa senza successo, e gli immobili erano venduti a prezzi inferiori rispetto all’oggi. Inoltre, sarà importante capire quali immobili fisicamente saranno immessi sul mercato, e quali saranno le garanzie reali per gli inquilini che non vorranno o potranno comprare”.
Insomma, se il piano vendita di case popolari del Comune di Firenze manderà in circolo i suoi effetti in modo lento, un altro strumento su cui il Sunia punta molto per arrivare perlomeno a gestire l’aumento senza freno di sfratti ed esecuzioni, è l’attivazione del fondo per la morosità. Precisamente il fondo per la morosità cosiddetta incolpevole, che dà la possibilità di addivenire ad un accordo fra inquilino moroso e proprietario senza che nessuno “ci perda” dal momento che il proprietario che addivenga ad un accordo (che può essere un nuovo contratto o un deposito cauzionale che l’inquilino non riesce a coprire, o anche il semplice differimento dell’esecuzione concessa dal proprietario) può essere “indennizzato” con questi finanziamenti. Che, tra nazionali e regionali, sono, per la Toscana di circa 8miloni di euro. “Ma la questione più delicata – conclude Porzio – è una sola: a Firenze è necessario al più presto un nuovo bando perla casa. Perché, fra le altre cose, in due anni la situaizone è talmente mutata che non si riesce più ad “acchiappare” davvero i bisogni con i filtri che sono presenti nel vecchio bando”. Ad esempio, fra le difficoltà, anche quella della “morosità incolpevole” (che vale 4 punti in graduatoria): il fatto che non ci siano stati controlli, ha provocato dinamiche insostenibili, come ad esempio, vedersi togliere punteggio, magari perché la situazione dichiarata due anni prima è mutata, o per malafede (“succede anche questo”) proprio un giorno prima l’assegnazione promessa.

 

 

 

 

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