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Case del Comune, Gianassi in commissione: “Mi fido dei nostri uffici” Breaking news, Cronaca, Società

Firenze – Lunga audizione, mercoledì pomeriggio, presso la terza commissione comunale, dell’assessore Federico Gianassi. Una risposta, la sua, complessa e articolata alla questione che riguarda la vendita di alloggi del centro storico da decenni inseriti nelle assegnazioni Erp, oggetto di un’offerta del fondo immobiliare Invimit. La sintesi è una sola: viste le risultanze degli uffici comunali, l’assessore ritiene che non ci sia motivo per frenare la vendita di alloggi fino all’altro ieri occupati da assegnatari Erp, in quanto le abitazioni non apparterrebbero al patrimonio di edilizia popolare. Quanto alle eccezioni mosse da cittadini, Cobas e dai consiglieri comunali Tommaso Grassi e Miriam Amato, non sarebbero tali da inficiare il lavoro degli uffici comunali, pur in presenza di un ricorso al Tar da parte di uno degli abitanti negli alloggi di via dei Pepi. E nonostante la nota diffusa nei giorni scorsi dall’assessore regionale alla casa Vincenzo Ceccarelli, in cui veniva comunque riconosciuta la natura di edilizia popolare di tali immobili, visti anche i vari impieghi di denaro pubblico concessi al Comune negli anni da parte della Regione, denaro legato alla natura di edilizia popolare delle case ora in vendita. Il vero punto in realtà, concerne proprio la natura degli alloggi, in quanto, anche mantenendone le caratteristiche Erp, si sarebbe comunque potuto procedere alla vendita, ma la procedura da seguire sarebbe stata senz’altro diversa, a cominciare dal diritto di prelazione da parte degli assegnatari e al vincolo che si sarebbe stretto sui ricavati, che sarebbero andati all’edilizia popolare. Quindi, al patrimonio immobiliare di edilizia residenziale pubblica. Ricordiamo che esiste un cospicuo numero ad oggi di alloggi inutilizzati in quanto non ci sono i soldi per le necessarie ristrutturazioni.

L’assessore Gianassi, nella sua lunga disanima, ha anche fatto presente che, per quanto riguarda via de’Pepi (il progetto riguarda in generale circa 70 alloggi sparsi nel quadrilatero Pepi-via di Mezzo- via Pietrapiana-via Fiesolana e altre zone) su 12 alloggi, solo 4 sono ancora occupati. Il che significherebbe che si sta parlando di “case vuote”. Tuttavia, all’assessore tutto ciò non doveva certo essere sconosciuto, come del resto alla commissione, in quanto la delibera di giunta con cui si decise di dare incarico agli uffici di procedere alla formalizzazione dell’operazione e alla messa in atto della mobilità di tutti quei nuclei in regola con i pagamenti e in possesso dei requisiti di permanenza, è del 2014, esattamente si parla della delibera 00215. E fu proprio quella mobilità “indotta” dagli uffici a svuotare le case, mobilità non richiesta dagli assegnatari tranne che in un paio di casi per ragioni di età. Ergo, il fatto che gli alloggi nel 2017 siano vuoti (tranne 4 nuclei) non è casuale, ma effetto di una causa precisa, messa in moto proprio dall’amministrazione. Com’è noto, gli abitanti furono trasferiti nelle nuove abitazioni Erp di viale Giannotti.

Per quanto riguarda la questione sorta con l’intervento dell’assessore regionale Ceccarelli, Gianassi mantiene un atteggiamento prudente, dal momento che sembrerebbe non essere a conoscenza né delle motivazioni della nota regionale, e neppure del testo delle interrogazioni del capogruppo di SI Toscana, Tommaso Fattori. Gli uffici del Comune confermano invece che, pur esistendo numerose delibere che richiedevano la concessione di fondi Erp per il recupero del “quadrilatero”, questi fondi in alcuni casi non sono stati concessi, o quando sono stati concessi questi soldi non sono stati utilizzati per via de’Pepi, che pure faceva parte del progetto unitario di ristrutturazione che era la causa della richiesta di fondi di edilizia pubblica popolare dal parte del Comune di Firenze alla Regione Toscana.

Il fatto che tali fondi non siano stati utilizzati per via de’Pepi, ma “solo” per altri alloggi (in via di Mezzo, per esempio) farebbe scaturire una nuova, pressante domanda: perché soldi concessi per una finalità precisa in cui rientra anche via de’Pepi, non sono stati utilizzati al meglio per la finalità dichiarata? Alcune cose, tuttavia, come dichiara un gruppetto di residenti, furono fatte anche in via de’Pepi, ad esempio le facciate. Molto poco, rispetto alle finalità cui erano dovute la concessione di soldi dalla Regione. Soprattutto, si chiedono Cobas, Amato e Grassi, da un motivo di criticità (non aver speso i denari ottenuti per ciò che te li ha fatti ottenere), come fa ora l’amministrazione a farne derivare un punto di forza a dimostrazione che “quelle” non sono case popolari? Forse, si chiedono i critici, perché non aver speso i fondi ottenuti per quelle case popolari in quanto case popolari le rende meno “popolari”?

Infine l’assessore comunale ha cercato anche di dare lumi sull’operazione commerciale in corso. Di fatto, ha spiegato, il comune di Firenze entrerebbe in quota parte rispetto al fondo immobiliare che fa capo al Mef, denominato INVIMIT, adducendo il patrimonio immobiliare in questione, valutato il quale, otterrebbe il 30% del valore della valutazione subito, oltre a una sorta di “rendita” equivalente sempre alla valutazione del patrimonio addotto. Il problema (ma, sembra di capire, si è ancora alla fase delle trattative) capire quale sarà e come verrà attuata la valutazione e dunque anche quale sarà la consistenza della rendita. E soprattutto, in quanti anni e quanto dilazionabile.
“Il vero motivo infatti per cui questi strumenti hanno rovinato tante famiglie – precisa il consigliere- è che sono strumenti che non assicurano il valore della quota immobiliare addotta. Di fatto, se gli alloggi vengono venduti o messi a reddito, la redditività è buona, ma se ciò non avviene, viene corrisposta solo l rendita della quota parte: in realtà, l’investimento è considerato a rischio, in quanto non si rischia di perdere il valore della quota degli immobili, ma questi potrebbero essere pagati in un tot di anni non quantificabili”. Il meccanismo è il seguente: non vendi gli immobili, ma li conferisci a un fondo immobiliare di cui diventi azionista. Con tutti i rischi che ciò comporta, ad esempio se l’operazione del Fondo immobiliare si rivela un flop. Non solo. Se infine si riuscisse a ottenere dei ricavi, questi ultimi non sarebbero “agganciati” al patrimonio di edilizia popolare.
Senza contare che, come spiega ancora il capogruppo di Frs in consiglio comunale, “c’è una regola di legge regionale che taglia la testa al toro: secondo la legge sulla casa, infatti ( legge regionale 96/96 e legge regionale 41, n.d.r) le case assegnate ad assegnatari di edilizia popolare pubblica, sono da considerarsi Erp”. Non solo. Intanto, sarà interessante aspettare il parere del Tar regionale sul primo ricorso avanzato in merito all’operazione.
Infine, una piccola apertura si registra, da parte dell’amministrazione, dal momento che è lo stesso assessore Federico Gianassi a invitare tutti a “rivedersi” dopo l’estate, provocando la battuta di Grassi “Però mi raccomando, senza vendere prima”. In ogni caso, la delibera dovrà affrontare ancora un passaggio in consiglio comunale.

Foto d’archivio

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