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Case e morosità, in aumento i nuovi “dannati della Terra” Breaking news, Cronaca

Firenze – E’ di appena due giorni fa la riapertura del bando di concorso per le case popolari, secondo la nuova formula adottata dal Comune di Firenze del “bando aperto”. Ma è già da qualche settimana che agli uffici del Sunia, il più rappresentativo sindacato degli inquilini, si presentano le famiglie per accedere al bando dell’Erp. Una prima fotografia della situaizone giunge dalla segretaria del Sunia fiorentino Laura Grandi, che sottoliea come si stia riconfermando in modo sempre più chiaro il trend già denunciato alcuni mesi fa, vale a dire, la crescita di persone che si trovano in precaietà abitativa pur avendo il lavoro.

La nuova faccia dell’emergenza abitativa – spiega Grandi – non è più quella, come da tradizione, in cui i soggetti in difficoltà erano persone che avevano o perso il lavoro o subivano una pesante riduzione di orario: ora si tratta di lavoratori ma a stipendio basso o con formule lavorative da precariato, come lavorare un mese sì e 15 giorni no, con contratto a chiamata, o a tempo determinato, o temporaneo che dir si voglia”, mettendo nel cilindro tutto ciò che sembra lavoro, ma di fatto non lo è, in quanto incapace di assicurare, secondo il dettato costituzionale, un’esistenza “dignitosa”, al lavoratore.

Intanto, il dato degli ultimi due mesi fiorentini, circa il disagio abitativo, non muta: la media è di circa 110 sfratti al mese nell’area fiorentina, di cui il 99% per morosità.

laura grandi

 

Ed ecco chi sono i nuovi “dannati della terra”: “Sono quelle persone che hanno sulle spalle trentennali, o canoni di affitto che non riescono più a sostenere, pena la fame. Non solo: anche i costi dell’abitare, quelli del condominio, ad esempio, sono ormai motivo di morosità. Del resto, con stipendi medi sugli 800 euro (per i pù fortunati) pagare i servizi condominiali, mutuo o canone, le bollette, vuol dire fare delle scelte importanti sul budget famigliare. Come ad esempio, diminuire la spesa alimentare, azzerare quella sanitaria, eliminare “optional” tipo lo sport per i figli, la serata al cinema, la pizza con gli amici. D’altro canto – continua Grandi – non sono categorie che possono essere aiutate dai servizi sociali, in quanto non è povetà “nera”. Un lavoro, è questa la beffa, ce l’hanno. Fra le povertà più nere e quelle appena un po’ più grigie, lo scontro è devastante”.

Il problema è serio. I sacrifici sono terribili, per campare e magari pagare l’affitto: oltre a rimanere senza cure, c’è chi non si scalda d’inverno, chi risuola le scarpe col cartone, chi cerca qualcosa nel cassonetto. Insomma le persone hanno tagliato tutto, il possibile e l’impossibile. Ma qualcosa rimane.

“Ciò che rimane è solo la rabbia – dice la segretaria del Sunia – quando arrivi a lavorare solo per i bisogni primari, casa e cibo, e magari entri in morosità perché non puoi pagare il condominio, dentro c’è solo rabbia”.

Cosa succede a livello umano, lo racconta Laura Grandi. “La cosa più desolante è che in tanti casi, le persone sono così demoralizzate, che evitano di entrare in morosità andandosene via prima, magari tornando in casa con i genitori. La percezione che filtra in queste persone è abbandono, disagio, passività: con un lavoro di serie B, con una situazione in cui non sai se andrai mai in pensione, sei ferito nella tua dignità di persona. Lavori solo per avere un tetto e mangiare. Come una bestia, dice qualcuno di quelli che vengono allo sportello”.

E dunque? “La politica non riesce a capire questo – conclude Grandi – e se non capisce questo, ha fallito”.  

foto interna: la segretaria del Sunia Laura Grandi

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