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Casa: fra muffa e topi continua il viaggio di Stamp Società

Che cosa aleggia in casa di Fatima, in quei 30 metri quadri circa che una volta erano un negozio di parrucchiere? Perchè in quella stanza divisa in due da una sottile parete di cartongesso, che prende aria e luce dalla strada, dove l'altra finestra dà su una corte interna dove si scarica tutto il palazzo negli otto tombini e decine di tubi che invadono lo spazio, dopo qualche decina di minuti di permanenza brucia la gola e si fa fatica a respirare? Eppure, in quella stanza divisa col cartongesso vive un bambino di poco più di due anni, occhi azzurri e capelli biondi, bianco come un cencio, che dorme respirando appena mentre con la madre giriamo increduli in quei pochi metri dove l'aria è acida. Ricomincia così il viaggio di Stamp nell'inferno casa di Firenze, e ricomincia da qui, in questa tana dove l'atmosfera è perennemente umida, i vestiti bagnati, le pareti ritinteggiate mille volte, grigie sotto il bianco che diventa trasparente. Ricominciamo da qui, da questa "casa" da 650 euro al mese, da questo fondo con un sottoscala uso sgabuzzino dove non si sta per più di cinque minuti. Perchè? Non lo sappiamo. Ma la prova è stata fatta, qualcosa brucia la gola, la testa diventa pesante e si rischia di svenire. Fatima ci accoglie con gli occhi cerchiati, un fazzoletto rosa attorno alla testa, un attacco di sinusite talmente forte da mandarla al pronto soccorso. Solita storia, solito problema: una coppia di migranti, lui tunisino lei marocchina, che trovano un alloggio. Lavori saltuari lui, lei sta cercando da fare delle pulizie. Un bambino piccolo, una famiglia unita, sebbene si facciano salti mortali per arrivare in fondo al mese. Ma quella casa ha qualcosa che non va. Se ne accorge l'Asl, il  9 febbraio 2012,  che certifica "alloggio in condizioni di antigienicità assoluta", "alloggio costituito da 0 vani utili". Fatima, il marito e il bambino abitano lì da due anni circa.

La prima cosa che Omar, un uomo marocchino di circa 40 annni, ci fa vedere quando entriamo in casa sua, in un quartiere storico della città, è la foto del topo. Un grasso, grosso topo di fogna che è uscito allo scopero dal pozzetto della minuscola corte dove si aprono 5 tombini e dove, quando piove, l'acqua sporca di ogni cosa fuoriesce per circa venti centimetri, minacciando la piccola cucina. Sono 23 metri quadri di casa per tre persone, lui, la moglie e una minuscola e bellissima bambina di circa un anno. Il suo contratto d'affitto è originale: i primi 4 anni 500 euro al mese, poi via  a salire fino ad arrivare a mille. Mille euro per combattere ogni giorno con i topi, l'umidità che divora le ossa, la mancanza di riscaldamento (tutto è elettrico), la finissima polvere che cade sull'unico letto matrimoniale, situato in mezzo alla stanza vicino all'angolo cucina, proveniente dalla magnifica travatura, bassa come può essere il soffitto di un fondo nel centro storico. A parare, un pezzo di stoffa che quando si riempie viene tolto, svuotato e poi rimesso. Luce: proveniente dalla porta o dall'unica porta-finestra che si apre in fondo e dà sulla famosa corticina. Quella da cui è entrato il topo, per intendersi. E da dove continuano a entrare i suoi compagni. L'umidità è da cantina. Tenere aperto non serve: hanno coperto la grata del pozzetto con un cencio, che è fradicio anche lui. Nè si può asciugare. Prima, in quei locali c'era un piccolo negozio da falegname. Omar fa lavoretti saltuari. Chiediamo perchè ha firmato quel contratto: risponde che lo avevano rassicurato, si trattava di 500 euro al mese. Era stato sfrattato e per strada. Ha scoperto solo ora, con il suo nuovo avvocato, che la clausola prevedeva l'innalzamento automatico dopo i primi 4 anni. Si prepara una battaglia legale.

Oggi doveva essere un bel giorno per Naual: ha partorito il secondo figlio. Atmosfera di festa, se non fosse per quei 710 euro al mese per l'affitto di un alloggio, corridoio, stanza e angolo cucina dove già vivono in tre. Location? Scandicci. Nel pianterreno di un palazzo. Sono tre, i minuscoli bilocali affittati e tutti uguali. Quello di Naual ha un disagio in più: quando s'intasano le condutture del palazzo, gli stasatori devono entrare in casa sua, squarciare la parete del corridoio, svuotare i tubi e ricoprire. Due volte in due anni. Non solo. Durante l'anno, non si sa perchè e percome, i pavimenti della stanza con angolo cucina e corridoio si coprono d'acqua. Tappeti bagnati, muffa, e così via. Perchè restare, perchè non fuggire? Naual è in maternità, lavora in un'impresa di pulizie. Il marito, in seguito a un incidente sul tragitto per andare al lavoro (saltuario, ovviamente) ha un'invalidità permanente a una gamba. Lavoro, già difficile da trovare in caso di perfetta integrità fisica, è diventato un traguardo irraggiungibile. Così, quando Naual avrà terminato il periodo di maternità, tornerà a lavorare e sarà suo marito a occuparsi dei bambini. Ma se si detrae il canone dallo stipendio della donna, ciò che rimane non basta per campare tutta la famiglia. Senza pensare all'acqua in terra e agli stasatori alle pareti. Già, poteva essere un bel giorno, quello di oggi, per Naual. 

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