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Case popolari, si rischia di toccare la soglia zero Cronaca

Gira che ti rigira, il punto nodale della questione edilizia pubblica, anticipata dall’assessore comunale Claudio Fantoni a Stamp nel corso di un’intervista di settembre, sembra essere giunta al dunque: nonostante le ingenti risorse investite dal Comune nell’edilizia pubblica in particolare di risulta, siamo giunti a una nuova emergenza. Vale a dire, 140 alloggi vuoti su cui attuare la manutenzione, risultano a tutt’oggi bloccati dal fatto che non ci sono risorse. Mancano i soldi. E non è una questione momentanea, o un frangente antipatico ma destinato a rientrare: come spiega lo stesso assessore, è il risultato di una politica nazionale che ha di fatto azzerato le risorse per l’edilizia pubblica abbandonando un’intera fascia di popolazione (la più debole) al suo destino (basti pensare ai tagli al welfare), e di un sistema di reperimento soldi economicamente disequilibrato che va riformato. Da capo.
Prima di tutto i dati, che sono da brivido. Li snocciola l’assessore alla casa e coordinatore Lode (Livello ottimale di esercizio) che comprende tutti i 33 comuni dell’area fiorentina.
Ai 140 alloggi privi di risorse per renderli “assegnabili”, vale a dire ristrutturati in modo da assicurare il rispetto dei criteri di sicurezza previsti dalla legge, si contrappone una domanda (dall’ultimo bando erp) di circa 4mila richieste. In questa lista rientrano ovviamente quelli cui è già stato assegnato l’alloggio, e coloro che non sono in brutale emergenza. Tuttavia la proporzione rimane evidente e macroscopica. Per rintuzzare l’emergenza, agli assegnatari viene fatta la proposta di sostenere le prime spese di messa in sicurezza (piccoli aggiustamenti necessari per l’abitabilità a norma): qualche decina di assegnatari ha accettato, anche se i sindacati rimarcano la contraddizione di chiedere soldi, anche rateizzati con accordi con Casa spa, l’ente gestore di Lode (e ovviamente scomputabili dal canone) a chi ha subito uno sfratto per morosità (la stragrande maggioranza dei casi). Da sottolineare che un aggiustamento “leggero” si aggira comunque sui 20-25mila euro.
Per farsi un’idea della situazione nei prossimi mesi, a bocce ferme, si può prendere un esempio da una realtà più piccola, il comune di Sesto Fiorentino. I numeri sono riportati dall’assessore alla casa di Sesto Ivana Niccoli: a fronte della disponibilità comunale di 23 alloggi nuovi, con dieci alloggi di risulta assegnabili, ci sono 400 famiglie in attesa.
Tuttavia, ciò che è stato fatto in questi ultimi tempi ha dato risultati apprezzabili, ma, come spiega Fantoni, ciò è stato possible non perché ci sia stato un costante flusso di risorse da impiegare, ma grazie alle risorse straordinarie poste in essere dalla Regione Toscana: 10 miiloni di euro, distribuiti sui 33 comuni della Lode, che hanno permesso da inizio legislatura, di assegnare 360 alloggi solo a Firenze. La media degli alloggi assegnati a Firenze, sempre a partire dall’ultima legislatura, è di 22 al mese contro i 13 del 2006, 15 del 2007 e 16 del 2008.
Ma come dovrebbero gli enti locali, in mancanza di risorse nazionali, trovare le risorse per rendere nuovamente assegnabili gli alloggi che via via si svuotano? Con i soldi del canone. Esaminando i quali, si vede che si passa da una media di 100 euro al mese ai casi di disagio grave che versano 12.97 euro a Casa spa al mese. E a volte anche qui ci si scontra con morosità; va detto che in quest’ultima fattispecie, sono quasi maggiori i costi di riscossione di quanto dovuto. Gli alloggi della Lode fiorentina sono circa 12.692, la somma totale del ricavato sarebbe in teoria almeno di 12milioni.
Ma i soldi non bastano. “Ciò che i Comuni incassano non è infatti sufficiente a fare fronte alle necessarie manutenzioni ed in particolare modo a quelle obbligatorie per riassegnare gli alloggi che si liberano – spiega Fantoni – ecco dunque che, dopo l’impiego di importanti risorse ma straordinarie, oggi mancano nuovamente le risorse e prospettive di finanziamento per gli interventi di manutenzione sugli alloggi Erp liberi e da riassegnare, ovvero per circa 140 alloggi nell’intera area fiorentina”.
Ed ecco dunque la ragione per cui l’esecutivo e l’assemblea Lode dell’8 novembre ha approvato un atto di indirizzo nel quale viene richiesto a Casa Spa (soggetto gestore del patrimonio Erp dei 33 Comuni dell’area fiorentina) di considerare assegnabili gli alloggi liberi che non necessitano di lavori che non siano strettamente legati alla sicurezza dei futuri inquilini e di procedere alle relative manutenzioni conformemente.
Tornando al disequilibrio economico strutturale del sistema (i canoni non bastano a coprire le spese di manutenzione e riassegnazione né tantomeno a procedere a in vestimenti) l’assessore Fantoni in rappresentanza dell’intera Lode e dei colleghi presenti all’incontro, Giuliano Biancalani (Barberino di Mugello), Pier Natale Mengozzi (Campi Bisenzio), Ivana Niccoli (Sesto Fiorentino) e Federico La Placa (Signa), lancia due proposte alla Regione.
La prima: modificare rapidamente la legge 96/96 che stabilisce i criteri principali di gestione del patrimonio Erp secondo un criterio di equità. Vale a dire, rivedere l’ammontare dell’affitto, che in base alla legge regionale vigente è stabilito solo dal reddito dichiarato, tenendo conto dello stato patrimoniale mobiliare, vale a dire delle somme sul conto corrente. Ovvero, i criteri di  definizione del canone andrebbero introdotti con l’occhio agli indicatori di reddito Ise e Isee, in grado di dare informazioni più veritiere circa l’effettivo stato economico dell’assegnatario. Tutto ciò in una logica che segnala la casa popolare esattamente alla stregua di tutti gli altri servizi sociali, per cui è già richiesta la certificazione Ise e Isee.
La seconda soluzione, che risponde anch’essa a un criterio di equità, è quella di implementare e allargare ulteriormente il già esistente fondo di solidarietà. “Non possiamo escludere – spiega infatti l’assessore – che ci siano casi in cui le famiglie non possano proprio pagare il canone. Introdurre l’equità non significa provocare danni a chi effettivamente è in stato di forte bisogno”.
Intanto, lo statuto di Casa spa, l’ente gestore di Lode, è stato riformato conformemente a quanto richiesto dalla legge. Nessuna trasformazione di fatto, tuttavia, per l’ente fiorentino, in quanto è stata tolta dallo statuto la possibilità che entrassero a far parte dell’ente strumentale soci privati; nessuna ricaduta sull’ente, in quanto non aveva privati fra i soci. Potrebbero diventare soci di Casa spa eventuali altre amministrazioni locali (dunque sempre a natura pubblica) cui fossero assegnati fini di edilizia pubblica.

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