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Casini su Renzi: «berlusconismo di sinistra» Politica

«Renzi dice che non vuole allearsi con l’Udc? Ma chi glielo ha chiesto»: così Pier Ferdinando Casini. Il leader dell’Unione di Centro è intervenuto nella mattina di oggi, sabato 1° dicembre, al convegno “Le donne per l’Italia”, che si è tenuto all’Auditorium Duomo di via de’ Cerretani. Rispondendo alle domande del giornalista Pierfrancesco De Robertis, Casini ha inevitabilmente finito per parlare delle primarie del Partito Democratico, svelando in qualche modo la strategia dell’Udc per le prossime elezioni. Fra Renzi e Bersani, in sostanza, Casini non sceglierebbe nessuno dei due. Il primo turno delle primarie del Pd, ha ammesso il leader Udc, gli ha fatto una certa invidia. Il fatto che 3.000.000 di persone siano andate a votare, però, è stato un fatto positivo per tutta la politica italiana. Una «mobilitazione importante», secondo Casini, che fa male soprattutto a Beppe Grillo ed al suo «complotto contro la politica». Il «fenomeno Grillo», ha proseguito, è stato possibile solo grazie alla perdita di credibilità della politica italiana. La stessa perdita di credibilità che ha portato Renzi al ballottaggio con Bersani. L’Udc non viene avvertita come un elemento di novità nella politica nazionale, ha spiegato Casini, ma ha sempre voluto differenziarsi al centro, tenendo assieme liberaldemocratici e cattolici. Per evitare la vittoria di Grillo o, peggio, che le persone non vadano a votare, serve un vero rilancio della politica. Un rilancio che, per l’Udc, ha un nome e cognome. Bersani è troppo a sinistra, mentre Renzi troppo al centro. Casini, in trasferta sul terreno di gioco dello sfidante del segretario del Pd, ha caratterizzato il sindaco di Firenze come un secondo Berlusconi. «Renzi ha fatto promesse berlusconiane» e la sua politica è un vero e proprio «berlusconismo di sinistra». Secondo il leader Udc, il sindaco di Firenze «usa un linguaggio berlusconiano» e «non ha ricette straordinarie per il Paese, ma prende voti perché altri non ne prendono». Renzi, in sostanza, si è fatto interprete dell’esigenza di cambiamento della politica, più che proporre contenuti capaci di risollevare l’Italia dalla crisi. «E’ intelligente, capace, ha la battuta pronta ed una sana dose di spregiudicatezza – ha concluso Casini sul sindaco di Firenze – ma prende i voti di chi va contro la politica». Berlusconi, d’altra parte, è sempre più lontano. «Quando un partito che prende la maggioranza assoluta fa la fine del Popolo delle libertà, siamo di fronte ad un fatto molto negativo per tutta la politica italiana», ha spiegato. casini_2.jpgQuindi, sarcastico, ha proseguito: «Come presidente del Milan ha grandi risultati, e potrebbe dedicarsi maggiormente a questo impegno». Né Renzi né Berlusconi, dunque. Montezemolo, allora? «Siamo certamente vicini – ha risposto – ma non si tratta di chi mette la faccia, quanto di costruire un’impresa plurale capace di offrire al Paese una nuova offerta politica». Ma se proprio un nome dev’essere fatto, è quello di Mario Monti. L’Udc, ha chiarito Casini, ha sempre ritenuto che il rigore non possa essere disumano, ma anche che non si debba mai aver timore della coerenza. «Non è possibile continuare con una politica che ha fatto promesse populistiche e demagogiche. Monti ha parlato con senso del dovere, talvolta anche in modo impopolare. Per questo l’Udc ha difeso Monti», ha proseguito. «L’Europa non riesce ormai più a difendere il benessere dei propri cittadini e, se non fosse arrivato Monti, l’Italia non avrebbe più avuto i soldi per pagare gli stipendi pubblici o la cassa integrazione». Sostegno incondizionato a Monti, dunque, in quanto «agli Italiani bisogna parlare con serietà ed onestà». I «fuochi d’artificio», ha concluso, hanno solo portato problemi al Paese. Durante l’incontro il leader Udc ha avuto anche modo di scambiare alcune battute con Claudia, la moglie di uno dei lavoratori del Sulcis che hanno perso il lavoro. Con le lacrime agli occhi, quest’ultima ha gridato la sua disperazione in un commovente intervento, appellandosi al leader Udc affinché facesse qualcosa per la Sardegna. «Dobbiamo cambiare la legge elettorale – ha dichiarato Casini – per scegliere i parlamentari. Le persone devono poter guardare in faccia le persone che eleggono, come ha chiesto Claudia. I parlamentari devono andare a bussare alle porte, e non farsi notare soltanto per interventi in tv».

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