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Caso Forteto, si discute in Consiglio la relazione della Commissione d’inchiesta Cronaca

Di maltrattamenti aggravati Fiesoli è accusato Insieme ad altri 22, fra cui l’altro fondatore della comunità, Luigi Goffredi. L’organismo consiliare presieduto da Stefano Mugnai (Pdl) ha dedicato molto tempo ad ascoltare il gruppo degli accusatori che hanno dato il via al processo, molti dei quali hanno creato una sorta di Associazione vittime del Forteto.  Il 21 febbraio prossimo l’udienza preliminare avvierà la discussione sui fatti e i reati contestati. Sarà dunque la magistratura a dire la parola definitiva, mentre la commissione consiliare ha avuto un ruolo certo benemerito, cioè far discutere la società toscana su un caso che riguarda tutto il sistema di assistenza e tutela dei minori, ma non ha alcuna competenza (né professionalità) per stabilire se le accuse contro i 24 del Forteto siano basate su prove inconfutabili.

Del resto tutta la storia del Forteto ha davvero bisogno di chiarezza, intrecciata com’è fra l’ideologia, la politica, l’istituzione, l’economia, ma anche il complicato e imprevedibile meccanismo della psiche umana. Ce n’è abbastanza per muovere grandi interessi, grandi amori, grandi rancori, certo anche megalomanie e prepotenze che attendono di essere verificate.  Ci sono tuttavia alcuni dati di fatto che non devono essere dimenticati nel momento in cui si valuta cosa è accaduto in quei  500 ettari di terreno nel comune di Vicchio dove nel 1977 un gruppo di giovani decise di costituire la cooperativa agricola Il Forteto.

Quei giovani agivano in base a valori e a convinzioni che li spinsero a cercare nuove vie di organizzazione comunitaria per creare opportunità di lavoro e, nello stesso tempo, di accoglienza come supporto alle tendenze più avanzate della legislazione italiana, la legge Basaglia e il diritto di famiglia. Questa era l’indiscutibile spinta originaria della comunità e da questa linea il gruppo non ha mai voluto derogare, continuando, 35 anni dopo, a salvaguardare i principi della mutualità e dell’uguaglianza. Se si dovesse indicare un modello vicino a questa esperienza, si potrebbe parlare come di un kibbutz, la comunità agricola israeliana costruita sulle idee socialiste e tolstoiane, nel mezzo della campagna toscana vicina all’Appennino.  Oggi certo, quando si è offuscato il ricordo delle radici di queste esperienze ristrette ormai al lavoro degli storici, questi principi possono fare apparire chi li pratica come i membri di una setta strana dove non si può escludere avvengano riti incomprensibili e comunque equivoci.

In questi anni l’attività economica e quella sociale è andata di pari passo. E’ nata una fondazione per lo studio e lo scambio culturale in modo da distinguere in modo più netto e trasparente, dal punto di vista della gestione, l’azienda dall’attività  sociale dei soci che nel 2006 hanno fondato un’associazione “per favorire la vita comunitaria degli associati secondo principi di uguaglianza, solidarietà e reciproco interesse sulla base dell’esperienza maturata dalle persone che hanno composto la comunità del  Forteto”. 

Al di là di questo programma che attiene alle convinzioni e alle idee dei singoli e che quindi si può tranquillamente considerare utopia,  comunismo ingenuo e fuori del tempo senza però avere alcun diritto a condannarlo, c’è un’azienda che è diventata un pilastro dell’economia regionale: 17,4 milioni il fatturato 2011 che l’anno  scorso ha subito un calo di circa il 6% a causa della crisi, un utile netto di 312mila euro. La vendita di  latticini e altri prodotti agricoli per il 30% è indirizzata all’estero (Germania e Usa, sono i mercati di sbocco principali) mentre per la metà è diretta al mercato regionale. Senza considerare la ricaduta per il territorio: il 10% degli acquisti viene fatto in Mugello. Il latte ovino viene ritirato solo in Toscana da oltre 90 allevamenti.  I lavoratori, fra soci e non soci della cooperativa, sono 106.

Una realtà che è cresciuta costantemente mentre proseguiva l’attività di accoglienza e di affidamento dei minori, in gran parte casi difficili, spesso portatori  di handicap. Cosa è accaduto dunque in quelle cascine di Vicchio dietro i grandi impianti dell’azienda agricola? Quella comunità si è macchiata veramente di quei delitti dei quali una parte dissidente e alcuni giovani che l’hanno lasciata la accusano? Tante cose sono state dette durante le sedute della commissione mentre  la magistratura indagava. Molte le accuse sollevate, molto il coinvolgimento al livello politico, istituzionale e giudiziario, i cui esponenti sono stati chiamati in causa per non aver visto né controllato. Tanti episodi sono stati raccontati, schiacciati in un’ottica contemporanea,  che invece sono avvenuti in un arco di tempo di più di un quarto di secolo, e che hanno dunque bisogno di essere approfonditi e capiti in base alle dinamiche sociali e politiche prevalenti nel tempo in cui sono avvenuti.

Se è molto difficile ottenere questo da un’indagine consiliare, certamente è quanto ci si deve aspettare dal lavoro dei magistrati. Ed è bene che si arrivi presto a un chiarimento: ne va di una realtà economica, del lavoro di tante persone, dell’economia di un territorio.

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