energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Caso Merisio, il giudice: ” Criticare la scelta del geotermico si può” Ambiente, Cronaca

Scansano – Non sempre, ma talvolta accade che il piccolo Davide abbia la meglio sul gigante Golia, e allora merita raccontare come sono andate le cose. È successo in provincia di Grosseto, che Pino Merisio, un “piccolo Davide”, esponente di Rifondazione Comunista e del Comitato SOS Geotermia, sia stato denunciato dal “gigante” Enel Green Power per diffamazione a mezzo stampa, per aver diramato un comunicato nel quale venivano posti in evidenza i pericoli per le emissioni gassose delle centrali geotermiche in funzione sull’Amiata e, d’altro canto, veniva indicata, quale alternativa, la strada dei piccoli impianti fotovoltaici.

I fatti risalgono al maggio del 2012, quando il Coordinamento Amiata Grossetano di Rifondazione Comunista stilò un documento, poi ripreso da alcuni giornali locali, nel quale si criticava lo sfruttamento geotermico per l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e, non ultimo, per i preoccupanti dati di mortalità nei comuni geotermici amiatini, rispetto ai comuni vicini. I numeri venivano supportati da atti e studi elaborati da agenzie istituzionali, ma soprattutto veniva criticata la scelta di istituire sull’Amiata un polo geotermico, in palese contrasto con le peculiarità del territorio e della sua economia (sorgenti, turismo, agricoltura di qualità…).

A tale comunicato Enel Green Power reagì denunciando Pino Merisio, che in un articolo di stampa era comparso come relatore del documento.

Il processo, durato ben quattro anni, ha avuto termine recentemente con una sentenza che riconosce, in sostanza, il diritto di critica (Cassazione 20.6.2013 n.15443) e la libertà di manifestare il proprio pensiero (art. 21 della Costituzione) e respinge le istanze di Enel Green Power condannandola al pagamento delle spese processuali.

Ma il disposto della sentenza oltre a sottolineare che i dati riportati nel comunicato stampa incriminato erano fondati su dati scientifici ufficiali, pone in evidenza che “nelle acque amiatine vi è, effettivamente, una rilevante concentrazione di arsenico: se anche essa non è stata significativamente alterata dal 1999 ad oggi dallo sviluppo geotermico, tuttavia il CTU ha affermato che non è possibile escludere un potenziale fattore di rischio nel tempo per la gente ivi residente, i cui effetti potrebbero manifestarsi solo a distanza di anni, tanto che ha ritenuto necessari monitoraggi per il rischio dell’accumulo e della possibile lenta penetrazione negli acquiferi dei sali d’arsenico”. E infine conclude dicendo che “ parlare d’inquinamento e di sostanze tossiche, poi, non è certo impedito dal fatto che un’attività sia consentita dalla pubblica amministrazione, posto che la scelta di parametri da non superare è – con tutta evidenza – frutto di un compromesso, comprensibile, certo, e finanche apprezzabile per talune opinioni, ma preoccupante e da contrastare per altre”.

Quindi, criticare la scelta geotermica in Amiata si può, sostiene la sentenza emessa dal giudice Conte di Grosseto, non tanto per un mero esercizio di critica, ma poiché tali impianti, disciplinati anche da una normativa specifica della Regione Toscana per le loro criticità, possono costituire un grave rischio per la salute della gente ed è auspicabile che l’informazione e la conoscenza sulle conseguenze che tali strutture possono provocare nel territorio sia sempre in primo piano e mai sottaciute.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »