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Castel del Monte, l’infinito racchiuso nell’8 di pietra Breaking news, Cultura

Castel del Monte – Il viaggiatore che si addentri nelle Murge occidentali, non può non scontrarsi col mistero dell’infinito di Castel del Monte. Lo splendido edificio rappresenta la tappa culminante del viaggio al Sud del nostro lettore, che questa volta ci invia qualcosa di più del semplice scatto.

Risalente al XIII secolo, voluto fortemente dall’imperatore Stupor Mundi  Federico II di Svevia, incardinato al fascino dell’8 ribadito in tutte le sue forme e rapporti, la fortezza cela un mistero ancora non soluto chiaramente dagli studiosi, ovvero, a quale uso fosse destinato.

Cominciando dalla sua posizione, occorre dire che, pur risultando nei nostri tempi posto in luogo isolato, nel momento della sua edificazione di trovava a poca distanza da una importante arteria imperiale, quella che conduceva da Andria a Garagnone, nei pressi di Gravina . Senza dubbio, il fatto di essere posto su di una collina a oltre 500  metri sul livello del mare, produceva un forte impatto sui viaggiatori, che vedevano senz’altro nella magnifica fortezza l’immagine dell’Impero federiciano nel pieno del suo potere.

Ottimo strumento di propaganda dunque, da cui non possiamo ritenere scevro un sovrano intelligente, accorto e colto come Federico II. Ma in Castel del Monte c’è anche qualcosa di più, che si estrinseca in quell’ossessione dell’8 che emerge dalla sua lettura architettonica e, inevitabilmente, simbolica.

Otto, ovvero, l’infinito. Otto i lati dell’ottagono che configura il cortile interno, otto quelli dell’ottagono che ne costituisce la pianta esterna perimetrale, otto le “torri” poste nei vertici , ciascuna peraltro a pianta ottagonale. Otto le stanze situate a primo piano, otto al secondo. Troppo forte il senso che spira dall’8 per ignorarlo, per non credere a un messaggio di pietra. Qualcuno ha cercato di leggere il significato riesumando antiche leggende locali, che vorrebbero che il Castello sia nato sui resti di un”antico tempio precedente, che conteneva una statua di chissà quale divinità. Tuttavia, ad oggi possiamo solo formulare ipotesi, nessuna delle quali comprovata. Certo è che su un altro punto sembra essere confutato il ruolo solo difensivo del castello, ovvero il suo rapporto col sole, e dunque con la luce. Situato in un luogo esposto alla luce solare in tutte le ore del giorno, alcune particolarità sembrano farne una sorta di osservatorio della volta celeste oppure un calendario solare, in stretta aderenza con l’interpretazione dell’Imperatore, di impronta romana mitriaca e poi cristiana. “Sol invictus” perciò l’imperatore, attributo presente fra gli altri a Ravenna, inciso nel marmo del fonte battesimale del Battistero Neoniano, di pianta …. Ottagonale.

Ruolo difensivo incerto anche per la presenza di bagni, dotati di latrina e lavandino, oltre che per gruppi scultorei di cui ormai esistono solo pochi resti, come delle decorazioni musive e affreschi per la maggior parte perduti. Ciò che rimane è riunito nel Museo e dà l’idea di una bellezza incredibile,  oltre alla certezza di quanto tradizione greco bizantina, classica, nordica e araba andassero a braccetto nelle terre meridionali dell’Impero. Tra le altre curiosità, che dire delle scale a chiocciola ancora presenti, con il loro singolare senso antiorario, che avrebbero costretto i soldati a impugnare le armi con la mano sinistra?

Ad ora dunque, non resta che assaporare l’incanto luminoso del luogo, la raffinatissima cromìa, l’intreccio dell’8 che fa lievitare il finito verso l’,infinito. Ed è forse questo, il vero messaggio che è racchiuso nel Castel del Monte, corona di Puglia.

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