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Catalogna: sconforto e rabbia dopo la condanna dei leader indipendentisti Opinion leader

Barcellona – L’altra mattina poco dopo le nove è stata resa pubblica la sentenza del Tribunale Supremo contro i prigionieri politici indipendentisti catalani. Sono condanne che vanno dai 9 ai 13 anni di reclusione, per il delitto di sedizione o di sedizione e malversazione.

Da giorni correva già la voce, grazie a indiscrezioni, ma non per questo il sentimento di dolore è minore. Sottolineo il dolore, prima ancora della rabbia, perché il primo pensiero di molti va a uomini e alle donne che non potranno veder crescere i figli: quando loro usciranno dal carcere i ragazzi saranno grandi e i genitori anziani forse morti. Come ho detto in altre occasioni, si tratta di persone pacifiste ed oneste.

La condanna è per sedizione e non per ribellione, come richiesto dal pubblico ministero, perché non è stato possibile dimostrare la violenza richiesta per questo tipo di delitto. La sentenza afferma però che c’era un progetto coordinato e portato avanti da una massa tumultuante, guidata dai leader politici. Chi è stato presente sia alla manifestazione del 20 settembre 2017 che al referendum del primo di ottobre e alle manifestazioni del 3, sa che la massa c’era, sì, ma completamente pacifica e che l’unica violenza è stata quella della polizia.

Colpisce in modo particolare la condanna di Jordi Sánchez e Jordi Cuixart, presidenti di associazioni civili come Òmnium Cultural e Assemblea Nacional Catalana. Il loro intervento in quel 20 settembre è stato, come testimoniano numerosi video, di mediazione e di contenzione, per poter poi sciogliere la manifestazione senza incidenti.

Ada Colau, sindaco di Barcellona, non sospetta di indipendentismo ma favorevole al diritto all’autodeterminazione, disse al processo che se venivano condannati i dirigenti catalani, era come condannare due milioni di persone, lei compresa.

Come ripeto, una sentenza che non ha sorpreso. Ma è chiaro che segna un cambiamento nella situazione del paese. Cosa penserà la gente, se la condanna per una manifestazione pacifica è la stessa che può colpire chi la violenza l’esercita davvero? Qual’è il fine della persecuzione del movimento indipendentista catalano? Una conseguenza gravissima è la criminalizzazione della dissidenza e del diritto di manifestazione.

Questo risultato è evidente anche nel caso dei cittadini recentemente arrestati e accusati di terrorismo. Penso che i diritti democratici fondamentali siano in pericolo. Uno scopo probabile di tutta questa operazione è quello de preparare il terreno per un’eventuale illegalizzazione dei partiti indipendentisti. Ma diventa evidente il carattere non democratico dello Stato spagnolo, in cui pesa ancora l’eredità del franchismo.

Tra le reazioni alla sentenza, quelle della destra non presentano niente di nuovo. Pedro Sánchez, però, per quale motivo si allinea totalmente con la destra, approva la sentenza, si solidarizza con il Tribunale Supremo e afferma che i condannati devono compiere integralmente la pena, chiudendo la porta ad un possibile indulto?

Non dimentichiamo che siamo in precampagna elettorale. Il PSOE vorrebbe raccogliere voti in Spagna, a qualunque costo. E popolari e Ciudadanos hanno fatto della Catalogna l’unico tema della loro campagna.

C’è stata, e continua ad esseri, un’intossicazione costante dell’opinione pubblica spagnola da parte dei politici e dei mezzi di comunicazione: usano senza scrupoli non solo l’occultamento dei fatti, ma anche fake news (praticamente non sono state mostrate le cariche della polizia il giorno del referendum, per esempio, o si sono diffusi video di ‘presunti terroristi catalani’, che in realtà appartenevano a situazioni di altri paesi e altri momenti storici).

La posizione del PSOE sta mostrando forse l’intenzione di chiudere ogni possibile accordo con Podemos e sta puntando ad un eventuale accordo con il Partito Popolare, ritornando così al bipartitismo tradizionale spagnolo, nel quale però sembra che le differenze tra destra e sinistra stiano sfumando e che l’asse si sposti decisamente a destra.

Il generale della Guardia Civil in Catalogna, Pedro Garrido, pochi giorni fa, in occasione della festa patronale e del 175º anniversario del corpo, ha appeso medaglie ai principali responsabili delle condanne agli indipendentisti e ha lodato le violente cariche della polizia, con lo slogan “Lo rifaremo”. Ha assicurato che la Guardia Civil è preparata a far fronte al terrorismo, al crimine organizzato e all’indipendentismo. Il Pubblico Ministero del processo era al suo fianco. Nessun rappresentante del Governo spagnolo è intervenuto a criticarlo, mostrando un’altra volta l’enorme collusione esistente.

Le reazioni alla sentenza della gente in Catalogna sono state travolgenti, sorprendenti e fondamentalmente pacifiche (anche se con incidenti in coda alle manifestazioni, ancora da valutare nel momento in cui scrivo).

Nelle settimane precedenti è sorto un movimento con il nome di Tsunami Democrático: senza dipendenze da partiti e senza leader visibili ha preparato la risposta popolare che è stata unitaria. Azione principale l’occupazione dell’aeroporto del Prat a Barcellona.

Decine di migliaia di manifestanti avviati a piedi, in bicicletta, in monopattino verso l’aeroporto (visto che per gran parte del pomeriggio il servizio treno e metro per l’aeroporto era stato chiuso), a una ventina di chilometri dal centro. Una volta arrivati, si sono seduti nel vestibolo, tra il parcheggio, l’entrata, davanti all’ingresso per rendere visibile la protesta a tutti i viaggiatori che – inevitabilmente – sono rimasti coinvolti.

Hanno cantato Bella Ciao, che insieme ad altri canti, è diventato anche a Barcellona una specie di inno. Intanto sono stati sospesi un centinaio di voli mentre si riempivano le piazze di tutte delle principali città catalane e della maggior parte dei paesi. Interrotta in molti punti rete stradale e ferroviaria.

Adesso, quasi a mezzanotte, restano poche persone sia all’aeroporto che davanti al Commissariato di Polizia, centro Barcellona, dove la polizia ha caricato i manifestanti. Anche un giornalista ferito all’aeroporto colpito da un proiettile di gomma.

Domani è un altro giorno. Impossibile dire quale sarà lo scenario. Le proteste continueranno in diversi modi. Quello che si cerca di fare a tutti i costi è che siano intense ma pacifiche, come si è sempre fatto, nelle manifestazioni più numerose che ha conosciuto l’Europa nell’ultimo decennio. Mercoledì, giovedì e venerdì, marce popolari dalle principali città verso Barcellona, tappe di venti-trenta chilometri. Venerdì, sciopero generale. Sabato 26 manifestazione centrale a Barcellona. Per il resto, aspettiamo i nuovi messaggi dello Tsunami.
Si è aperta una breccia difficilmente colmabile con i politici di Madrid.

I prigionieri politici continueranno a dormire in prigione con la prospettiva di non uscirne per parecchio tempo. Compagni e compagne, famigliari e amici sempre presenti alle manifestazioni. La voce dei condannati si è fatta sentire nelle piazze attraverso messaggi, lettere e registrazioni. Sempre la gente risponde “non siete soli”.

Elena Fieschi Viscardi è una psicanalista italiana. Da 35 anni vive e lavora a Barcellona. Condirettrice di una rivista di psicanalisi in catalano, è socia di una piccola casa editrice che traduce e pubblica in catalano libri contemporanei di piscanalisi e salute mentale.

Foto: it.euronews.com

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