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Caterina Ceccuti: raccontare ai confini della realtà Cultura

Firenze – E’ ancora fresco di stampa “La generatrice di miracoli”, pubblicato da Mauro Pagliai Editore, l’ultima fatica letteraria della giornalista e scrittrice Caterina Ceccuti. Il romanzo è un affresco gotico che ci porta indietro nel tempo per rievocare paure mai sopite, è una storia di tentazione e fede, di miracoli e sofferenze, in una Toscana del primo Novecento dove ombre demoniache si affacciano insidiose.

La protagonista del romanzo è Teresa, un’anziana signora che abita un casale diroccato sulle colline toscane. Il giornalista Riccardo Sirigatti, cui viene affidata una rubrica dedicata al sovrannaturale, si trova a intervistarla, e quella che al frenetico reporter sembra dapprima una “biografia lenta a scorrere”, si trasforma inaspettatamente nell’intensa rievocazione di un’avventura incredibile, ai confini del reale, che la monaca Teresa condivide in gioventù con la sorella Lisa. Una vicenda densa di mistero, capace di aprire spaventosi interrogativi sull’esistenza di Dio e del Maligno, e di scardinare l’incredulità in un crescendo di tensione emotiva. Con attenzione al dettaglio storico e alle consuetudini linguistiche dell’epoca, Caterina Ceccuti tesse le fila di un’inchiesta sul paranormale che, pur frutto di fantasia, apparirà tanto verosimile quanto emblematica e inquietante.

Per  comprendere meglio il significato del romanzo, abbiamo intervistato l’autrice. Come è noto, Caterina Ceccuti, dopo aver pubblicato nel 2013 il libro “Voa voa!”, dedicato alla figlia Sofia, ha dato vita assieme al marito Guido De Barros all’associazione “Voa Voa” Onlus per l’assistenza alle famiglie di bambini afflitti da malattie rare e neuro degenerative. 

Dopo il bellissimo e toccante “Voa Voa!” ecco “La generatrice di miracoli”, un libro completamente diverso. Da dove nasce l’idea di questo libro?
La trama è arrivata per caso, una notte fatta di poco sonno e troppi pensieri. Avevo la mia piccola Sofia in braccio che dormiva. Teresa, protagonista del romanzo, mi ha attraversato la mente e ci si è soffermata dentro per un po’, giusto il tempo di raccontarmi la sua storia. Soltanto alcuni giorni dopo, a mente fredda, sono arrivati anche gli altri personaggi: Lisa e Riccardo Sirigatti.

La storia che racconti è di fantasia o ti sei ispirata a qualche leggenda della tradizione toscana?
E’ completamente di fantasia, tranne che per la rievocazione dell’infanzia delle due sorelle, Teresa e Lisa. Quella proviene da alcuni ricordi di bambina, vissuti proprio nella campagna di San Donato, in mezzo alla natura generosa e palpitante delle sue colline.

“La generatrice di miracoli” racconta una storia gotica, con atmosfere piene di mistero. Riesci a legare il lettore alla pagina fino alla fine, quando la protagonista arriverà a compiere un gesto estremo. Che significato ha per te quel gesto?
Il gesto di Teresa è rivoluzionario. La vittoria della sacralità sulla corporeità attraverso la corporeità stessa. Mi piace immaginare Teresa come un non finito michelangiolesco. E’ magnifica nello stridere del contrasto tra la sua fisicità incompleta e la sublimazione dello spirito. Finalmente libera dalle costrizioni che l’avevano  tormentata, Teresa ribalta l’andamento non solo del suo ma di altri destini, e attraverso un atto provocatorio, paradossalmente, sottoscrive proprio l’obbedienza incondizionata ai suoi ideali. E si trasforma nella generatrice di miracoli.

Tra “Voa Voa!” e “La generatrice di miracoli” c’è una certa continuità?
Sì. Entrambi votano le proprie protagoniste all’obbedienza. Entrambi raccontano lo strazio di un percorso di sofferenza e perdita assoluta, fino alla conquista dell’accettazione. Che è di per sé il miracolo. In “Voa Voa !” però questa situazione viene subita dai protagonisti. Ne “La generatrice di miracoli” ai protagonisti è data invece la possibilità di scegliere.

L’immagine della copertina è molto suggestiva. Ha un significato?
Ne ha molti. Il più completo me lo ha suggerito il collega M. T. Costanzo quando, prendendo per la prima volta il libro tra le mani, ha commentato: “L’albero spoglio riempie quasi tutto lo spazio della fotografia…eppure io riesco a vedere soltanto il cielo che gli sta dietro”.

Il paranormale e il sovrannaturale costituiscono gran parte del libro. Come mai questa scelta?
Il sovrannaturale è stato necessario per raggiungere e sintetizzare una condizione esistenziale estrema. Per accarezzare con le dita sentimenti forti, sconvolgenti, come se fossero alla portata mia e del lettore. E ho capito che solo il bene assoluto possiede le armi necessarie a combattere anche il più piccolo germe del male.

Quali i tuoi prossimi progetti?
Se i lettori dovessero affezionarsi al giornalista Riccardo Sirigatti, che nel romanzo è curatore della rubrica dedicata al sovrannaturale, ci sarebbero altre avventure da raccontare. Comunque prima c’è una storia vera, ambientata tra l’Italia e il Sud America, profondamente diversa dalle precedenti.

 

 

 

 

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