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Caterina de’ Medici e lo strano triangolo matrimoniale Cultura

Firenze – Quando nel 1530 il re di Francia Francesco I annunciò il matrimonio tra il proprio secondogenito Enrico e Caterina de’Medici, la nobiltà francese allibì. Faceva sensazione che un Valois, membro della famiglia che regnava in Francia da oltre 500 anni e che discendeva addirittura da Carlo Magno si unisse alla discendente di una famiglia importante ma dal blasone recente. Perciò, Giulio de Medici, divenuto papa con il nome di Clemente VII, si accontentò di chiedere al re di Francia la mano del secondogenito. Francesco I acconsentì anche in virtù dei centomila fiorini d’oro della dote ed il matrimonio fu celebrato con grande fasto il 28 ottobre 1533 in una Marsiglia tappezzata di fiori.

A Corte, Caterina fu accettata soprattutto perché per parte di madre (Madeleine de LaTour d’Auvergne) discendeva da una delle più antiche casate di Francia. Ma la mancanza di figli offuscò ben presto questo capolavoro di diplomazia matrimoniale. Tra l’altro, il marito aveva già dei figli naturali perciò la sterilità era da imputarsi a Caterina. Quando, poi, a seguito del fratello maggiore, Enrico divenne l’erede al trono, la questione apparve ancora più cruciale.

Come narra Jean Orieux, nel fondamentale saggio Caterina de’ Medici. Un’italiana sul trono di Francia (tr.it 1987) a Corte si parlava già di divorzio e per la Medici rischiavano di aprirsi le porte di un monastero quando le giunse un aiuto inatteso dall’amante ufficiale del re, la bellissima Diana di Poitiers che usò tutta la sua influenza per scongiurare questa ipotesi.

La duchessa temeva, infatti, che un nuovo matrimonio di Enrico con una principessa più giovane e di alto lignaggio avrebbe limitato il suo potere. Invece, con quella parvenue, che sembrava docile e remissiva , poteva essere lei la vera regina di Francia.

Diana aveva 39 anni e le sue rivali la chiamavano senza mezzi termini “la vecchia”(secondo il ciclo biologico dell’epoca non avevano torto).

Jean Orieux ha riportato la ricetta di bellezza di Diana di Poitiers: si alzava alle cinque del mattino e, in qualunque stagione, faceva un bagno freddo. Poi cavalcava nei boschi fino alle dieci; dopo una frugale colazione tornava a coricarsi e dormiva o leggeva fino a mezzogiorno. Per tutto il pomeriggio si dedicava alla vita di Corte e alle otto si coricava per la notte, salvo quando interveniva alle feste. Non usava belletti né creme aveva una carnagione molto luminosa e una capigliatura “sontuosa”.

Orieux aggiunge che Diana ispirò i canoni estetici dell’epoca e che il suo orgoglio gelava ogni galanteria. Quando da vedova irreprensibile del grande siniscalco di Normandia, divenne la favorita del Delfino, restò legata all’immagine della dea marmorea.

Voleva, peraltro, conservare il suo potere e questo richiedeva un singolare il triangolo matrimoniale con le due donne alleate. Infatti, per consolidare la posizione dinastica, Enrico doveva avere assolutamente un erede e Diana era seriamente preoccupata per la sterilità di Caterina che durava ormai da nove anni.

Cure e pozioni avevano fallito. Allora, Diana inviò a Caterina il suo medico personale che sottopose la paziente ad una nuova terapia. Nel maggio 1543 la Delfina restò incinta e in undici anni partorì dieci figli.

Con Caterina continuamente incinta, Diana “regnava“ . Quando Enrico fu incoronato re di Francia, fu lei ad avere il posto d’onore, in quanto la regina era in stato di avanzata gravidanza.

Pur detestandosi, si coalizzavano per eliminare altre potenziali rivali. Così, – rileva ancora Orieux – quando Enrico ebbe una relazione con lady Fleming, una scozzese di venticinque anni più giovane, la “dea” messa sull’avviso dai suoi parenti, sorprese i due amanti e fece una violenta scenata. Caterina pretese ,allora, che lady Fleming fosse rispedita subito in Scozia.

Il triangolo si spezzò solo quando, Enrico restò ucciso in nel corso di un torneo. L’incidente era stato profetizzato da Nostradamus che aveva scritto

«Il leone giovane, il vecchio vincerà.
Il campo bellico, per dolore singolare.
In gabbia d’oro, gli occhi gli salteranno
delle forze in combattimento una rimarrà,/ l’altra morrà di morte crudele».

Nel corso della giostra la lancia del conte di Montgomery trafisse la visiera dell’elmo dorato di Enrico II. Una scheggia gli penetrò in un occhio e il re morì dopo dieci giorni di dolorosa agonia.

Caterina assunse il ruolo di reggente e si avviò a divenire una delle più famose sovrane della storia. Diana si ritirò nell’ombra a gestire le sue immense ricchezze..

Resta un interrogativo: perché la bellissima “dea” che aveva affascinato Enrico, fin da quando era ancora bambino , pur appartenendo a essendo una delle più nobili famiglie di Francia e per di più vedova non riuscì a sposarlo?

Forse pesava su di lei la vicenda del padre, imprigionato da Francesco I con l’accusa di alto tradimento. Stava per essere decapitato in Place de Grève quando, inaspettatamente, il re concesse la grazia. Alcune cronache del tempo raccontano che Diana si sarebbe concessa al re per salvare il padre. Infatti la leggenda narra che quest’ultimo, scendendo dal patibolo avrebbe esclamato: “sia ringraziato il bel sedere di mia figlia che mi ha salvato!”.

L’episodio è ritenuto falso dagli storici. Tuttavia, è provato il fatto che il padre ,inopinatamente graziato, fu condannato alla prigione perpetua e ciò avrebbe impedito il matrimonio con un membro della famiglia reale Ma più probabilmente pesò il fatto che Diana e la sua famiglia fossero esponenti del partito cattolico e in tempi di guerre di religione la monarchia doveva mantenersi al di sopra delle parti.

Quanto a Caterina, continuò, di fatto, a regnare anche quando i tre figli che si avvicendarono sul trono ebbero raggiunto la maggiore età.

E’ questo, come ha rilevato Cesarina Casanova autrice del libro Regine per caso Donne al governo in età moderna, (2014) spiega l’accanimento contro di lei. Vari storici nel corso dei secoli l’hanno dipinta come intrigante, machiavellica e perfino come avvelenatrice La Prof. Casanova spiega che questo era l’epiteto riservato alle donne ritenute manipolatrici senza scrupoli. Insomma, un tipico esempio di cultura misogina per cui “la donna al potere non può che essere uno scherzo di natura: strega, avvelenatrice, sessualmente sfrenata, incestuosa, eretica”.

Ma perché la leggenda nera colpisce soprattutto le donne e sui temi della sessualità ?
L’esclusione dalla sfera pubblica – ha sottolineato la Prof. Casanova – ha sempre avuto come presupposto la debolezza e l’inferiorità biologica femminile. Ne conseguivano fragilità e mancanza di raziocinio congeniti che nel migliore dei casi erano riscattati dalla funzione riproduttiva: solo le funzioni del corpo definivano i ruoli accessibili alle donne. Se una di esse si trovava nell’imprevista condizione di esercitare una funzione pubblica, i detrattori immancabilmente le attribuivano scarso raziocinio e sfrenatezza sessuale. Per le regine anche il giudizio sulle loro attitudini al governo si basava infatti, nel bene e nel male, sull’uso che si diceva facessero del loro corpo: un uso legittimo – l’ostentazione del pudore verginale (Elisabetta I) e l’inespugnabile castità vedovile – o un uso esecrabile -l’irrefrenabile soggezione sessuale a perfidi manipolatori e usurpatori del potere.

 

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