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Cave: il Tar respinge i ricorsi, il piano della Regione è legittimo Economia

Firenze – Il Tar della Toscana ha depositato ieri sera una sentenza , con cui la prima sezione ha respinto il ricorso promosso da una società di escavazione delle Apuane contro il Pit-piano paesaggistico approvato dalla Regione d’intesa con il Mibac, riconoscendo la legittimità delle scelte operate dalla Regione con il Piano in riferimento all’attività di cava 

“La cave delle Apuane ora devono rispettare le regole regionali che noi abbiamo voluto. È una vittoria per l’ambiente e per il lavoro”. Questo il commento del presidente Enrico Rossi.

Il piano paesaggistico della Regione Toscana era stato impugnato dai cavatori. I ricorsi sono respinti e il Tar ha stabilito che  il Pit piano paesaggistico è legittimo nella disciplina dell’attività estrattiva. Sono legittimi il divieto di non cavare sopra i 1.200 metri, l’obbligo della valutazione di compatibilità paesaggistica, l’obbligo dei piani di bacino, la previsione dell’obiettivo della filiera corta.

Positivo anche il commento di Vincenzo Ceccarelli, assessore a infrastrutture e governo del territorio, che tra le sue competenze ha anche le cave: “Questa sentenza è la conferma della correttezza e legittimità dell’azione della Regione, che non vuole penalizzare le attività di escavazione, ma con lungimiranza ha voluto introdurre nuove regole che comportano una lavorazione maggiormente compatibile e rispettosa di un ambiente unico e non riproducibile”.

Questi i punti più significativi della sentenza del Tar:

1) il piano regionale è legittimo perché risponde alle finalità previste dal decreto lgs n. 42/2004 di impedire o ridurre le trasformazioniirreversibili dei tratti naturalistici delle montagne Apuane;

2) la previsione del piano di bacino è legittima perchè questo è configurato come strumento attuativo del piano paesaggistico per entrare nel dettaglio del singolo bacino estrattivo e definire con la maggior precisione possibile le quantità sostenibili, le localizzazioni delle nuove attività estrattive e gli interventi di riqualificazione paesaggistica, il tutto con una visione unitaria dell’intero bacino;

3) il piano non abroga l’attività estrattiva ma la disciplina in relazione al forte impatto che essa assume nei confronti dei beni paesaggistici;

4) è legittimo l’obiettivo di raggiungere nel 2020 almeno il 50% delle lavorazioni in “filiera corta”, perché questo risponde alla finalità del perseguimento dello sviluppo sostenibile;

5) è legittima la previsione della compatibilità paesaggistica degli interventi;

6) il divieto di attività estrattiva sopra i 1.200 metri, valevole anche per le cave sotterranee, risponde alla finalità di tutelare un aspetto del paesaggio, e non rileva solo l’aspetto esteriore della montagna, ma anche l’integrità delle sue falde acquifere e la stabilità dei versanti.

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