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C’è chi è più litigioso: in Francia scoppia l’epidemia delle denunce Politica

Parigi – Il governo francese ha deciso oggi di prolungare di altri due mesi fino al 24 luglio lo stato di emergenza sanitaria. Fino ad allora valuterà il bilancio delle misure di allentamento del lockdown previste a partire dall’11 maggio e destinate a un lento ravvio delle attività del paese.

Dopo aver agito con ritardo, in modo spesso contraddittorio che metteva impietosamente in luce le carenze del paese nell’affrontare l’epidemia, il governo si muove ora con estrema prudenza. Non solo perché un sondaggio indica oggi che il 62% dei francesi non è soddisfatto dell’azione del governo (era del 46% a marzo) ma anche perché vuole evitare al massimo di ritrovarsi a rispondere in tribunale della sua gestione dell’epidemia.

Secondo il settimanale Challenges la minaccia di finire sul banco degli accusati sta contribuendo a paralizzare il paese.  Oggetto di continue prese in giro per l’impreparazione, le gaffes della comunicazione ufficiale e le sue continue contraddizioni, il governo si muove ora cercando di evitare al massimo guai giudiziari e preparare a difendersi in aula.

Ma già l’attende una pioggia di processi: le denunce contro il primo ministro Edouard Philippe e vari ministri già sfiorano la trentina, “un fenomeno massiccio unico in Europa” come scrive il settimanale le Nouvel Observateur. Con la spada di Damocle di un processo il governo, scrive Challenges, difficilmente può agire serenamente. I rischi di  una piccola Norimberga sono presi tanto sul serio che, aggiunge, da ricorrere all’Ecole des Hautes Etudes de Santé Publique  per far valutare le vite finora risparmiate dalla quarantena in Francia . il bilancio sarebbe finora di 60.000 vite salvate dal lock down.

A temere guai penali per il coronavirus sono anche numerosi dirigenti d’azienda che rischiano processi per non aver garantito condizioni di lavoro ottimali per la salute dei loro dipendenti. Il rischio, scrive Challenges è forte soprattutto per le piccole e medie aziende che hanno difficoltà a procurarsi mascherine e gel in quantità sufficienti.

Il governo deve anche far fronte a sospetti di non rispettare le libertà garantite dalla costituzione nella sua lotta contro l’epidemia. Ad esempio non tranquillizza il fatto che sul sito del governo una piattaforma recensisca gli articoli ritenuti “sicuri e verificati”. Per il professore di comunicazione alla Sorbona, Arnaud Benedetti, questa iniziativa non è altro che ‘un tentativo maldestro di tornare a una forma di ministero dell’informazione”, di “sostituirsi al libero arbitro dei cittadini per dirci come dobbiamo leggere la stampa”.  Una strategia di disintossicazione da parte del governo, che precisa al quotidiano le Figaro,  non fa che rafforzare il sospetto di dissimulazione che pesa da settimane sul suo modo di esprimersi.

Scontenti dell’esecutivo sono anche molti artisti e intellettuali, costernati dal modo in cui è a loro avviso tenuta in considerazione la cultura. Alcuni si sono offesi che nella lista del governo dei prodotti indispensabili durante la quarantena spedita ad Amazon, non figurino i libri. Una dimenticanza ritenuta oltraggiosa per la tradizione del paese.

Dalle pagine di Le Monde poi un collettivo di attori come Catherine Deneuve e Isabelle Huppert,  hanno accusato il governo di un assordante silenzio, di “oblio dell’arte e della cultura” e hanno chiesto misure rapide e concrete per venire in aiuto e salvare il settore minacciato dalla crisi del coronavirus.

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