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C’è crisi? Non ci resta che andare al bar Economia

Un settore dinamico, con un numero crescente di imprese nonostante un fatturato complessivo in calo. E’ questa la fotografia del comparto della “somministrazione di cibi e bevande” scattata dal Primo rapporto nazionale sul settore realizzato da Unioncamere e Confesercenti, presentato oggi al convegno “Bar e dintorni” alla presenza di Massimo Vivoli, Presidente Regionale Confesercenti, Giovanni Tricca, Vice Presidente Unioncamere Toscana, e Cristina Scaletti, Assessore alla cultura, commercio, turismo della Regione Toscana. Sono dunque tantissimi i bar, i pub, le osterie che hanno aperto in questi anni sfidando la crisi. Ad oggi ci sono oltre 10.000 locali solo in Toscana, su un totale di 170 mila imprese del comparto a livello nazionale. Un settore che ha nel suo complesso registrato un aumento di imprese di 10,6% in 10 anni. E che però perde colpi in termini di fatturato, -1,2% il volume d’affari nel 2010, -1,6% nel 2011, e  un + 5,6% di esercizi con previsioni di riduzione o di cessazione dell’attività.  Gli investimenti restano comunque elevati: un operatore su tre nel 2010 si è impegnato su tale fronte, soprattutto nell’apertura di nuove sedi o nel rinnovo degli ambienti, nel rinnovo degli impianti o nell’introduzione di macchinari innovativi e nell’acquisto di tecnologie informatiche. Questo a fronte di una difficoltà di accesso al credito riscontrata nel 2010 da oltre un operatore su quattro fra quelli che si erano rivolti agli istituti bancari. La buona notizia riguarda la prospettiva di assunzioni, poiché è salito quest’anno al 38,6% il numero di imprese toscane che ha in programma di assumere personale, anche se prima della crisi erano praticamente la metà del totale. In valori assoluti si tratta di 29.600 assunzioni non stagionali e 60.600 assunzioni stagionali a livello nazionale. Le figure più richieste sono camerieri, cuochi e baristi. Giovanni Tricca ha definito questo un settore in crescita, nonostante la crisi. «Oltre il 10% di crescita negli ultimi 10 anni è un dato che deriva dalla creatività del settore e dalla crescita della domanda – ha spiegato – Sono cambiate le abitudini e il settore è stato in grado di adattarsi alla nuova clientela. Molte sono imprese di recente costituzione, che hanno agganciato i nuovi trend e puntato sull’accoglienza e sullo stimolo di nuovi bisogni di uscire e distrarsi. Accanto a queste un nucleo storico, che soddisfa le esigenze di una clientela più adulta». Massimo Vivoli ha invece sottolineato, con riferimento al dato che vede le imprese di extracomunitari rappresentare il 6,7% del settore, che «la nostra associazione non giudica negativo il fenomeno, che va comunque monitorato, ponendo molta attenzione alla qualità dell’offerta».  Un settore da incentivare, secondo l’Assessore Scaletti, in quanto «strategico dal punto di vista economico e occupazionale e determinante per l’imprenditoria giovanile».
 

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