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C’è la crisi? Scelgo Beethoven Opinion leader

Lì per lì ti senti un ganzo, ti sembra di aver capito tutto e addirittura cerchi di capire quale dei tre Beethoven ti piace di più (e non ammetterai mai pubblicamente che ti piace il Fanciullo, altrimenti sei uno sfigato). Ma non è sempre tutto così semplice. Spesso l’uomo ha bisogno di classificare, suddividere, scomporre, elencare (o semplicemente porre dei limiti) per meglio comprendere ciò che è fuori dalla norma, ciò che ci stupisce. Ciò che ci sfugge. A dire la verità Liszt non ci ha aiutato attribuendogli queste tre fasi evolutive, anzi: ci ha avvicinato alla sua musica come le sirene hanno attratto Ulisse. Ed ora che siamo più vicini allo scoglio non siamo certo più in salvo di prima; non perché stiamo sbarcando alla Spiaggia dell’Uomo (o allo Scoglio del Dio, per i più ardimentosi) possiamo dire di essere arrivati alla sua comprensione. Beethoven è un mistero e come tale non possiamo (non dobbiamo!) svelarlo. Lo possiamo ammirare, possiamo rimanerne incantati: ma svelarlo sarebbe un sacrilegio. Per ognuno di noi che si avvicia troppo alla riva c’è uno scoglio nascosto a pelo d’acqua che manda in frantumi la nostra barca. La sua musica è come un oracolo che ci indica l’esistenza di un “oltre”, le sue note sono come certi raggi di sole dorati che trapassano le nuvole all’orizzzonte, sono campi di girasoli e prati verdi. Ci riportano alla mente una natura antica che si era sopita, un istinto risvegliato. E’ quella cosa che, quando lo ascoltiamo (o lo suoniamo), ci fa dire: “Ha ragione lui!”. E non dobbiamo capirlo: dobbiamo crederci. Un uomo da molti ritenuto burbero, scontroso, che qualche volta è stato preda di istinti suicidi, isolatosi dal mondo per non dover confessare la propria sordità; eppure le sue opere hanno superato la contingenza e l’influenza del presente, non si sono fatte abbattere e sono andate oltre. Egmont e la Fantasia Corale sono uno squarcio che ci viene concesso su questo Oltre.  Composte ad un paio di anni di distanza (tra il 1808 e il 1810), entrambe hanno in comune un messaggio inequivocabile: la libertà, la stessa libertà per la quale Beethoven ha lottato durtante tutta la sua vita. Egmont lotta per i propri ideali, e per la sua fede in essi finisce sul patibolo. Certo: muore; ma muore libero, non cedendo alle imposizioni del Duca d’Alba. La Fantasia Corale utilizza la melodia che molti anni più tardi verrà ripresa nell’Inno alla Gioia della Nona Sinfonia (e già ho detto tutto). La poesia di Kuffner musicata da Beethoven ci dice qualcosa tipo Quando domina la magia dei suoni e la sacra parola si esprime, allora il meraviglioso si manifesta, notte e tempesta diventano luce (…) Quando l’amore si unisce alla forza l’uomo è ricompensato dal favore degli dei. E nell’Elegia op.118? “Nessuno occhio piange per il ritorno a casa dello spirito celeste”. Il messaggio è chiaro: c’è sempre una speranza. Libertà, speranza e un amore incondizionato verso il genere umano. Claudio Arrau diceva che Beethoven lotta e vince sempre. Penso che avesse ragione da vendere; ed è forse per questo che la sua musica ed il messaggio che ad essa sta dietro lo renda attuale anche nel 2012. Ci tende la mano e ci parla, ci descrive la natura dell’uomo come se fosse la migliore giornata di sole mai vista sulla Terra, ci racconta di un Dio che è dalla nostra parte; ma allo stesso tempo ci dice che dobbiamo lottare per conquistarci (e soprattutto mantenere) la nostra libertà, che dobbiamo salvarci dall’imbarbarimento. Dico ancora: non dobbiamo capirlo, dobbiamo solo crederci.

Chiesa di S. Antonio a Bellariva, Piazza Rosadi, 2 Martedì 18 dicembre ore 21. Egmont, Ouverture e musiche di scena op. 84 per soprano e orchestra Elegische Gesang (“Canto elegiaco”) op.118 per coro e archi Fantasia Corale op.80, per pianoforte, soli, coro e orchestraOrchestra e Coro “Desiderio da Settignano” diretti da Johanna Knauf Pianista: Stefano Spinetti

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