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Cedolare secca, per il Sunia è stato “un regalo per i ricchi” Società

 Le tassazioni sugli affitti diventano così direttamente proporzionali ai canoni pattuiti e prevedono aliquote del 19% per i contratti a canone concordato (nei comuni ad alta tensione abitativa) e del 21% per i contratti a canone libero. La convenienza è tale solo per chi percepisce alti canoni da vasti patrimoni. Cedolare secca, a sei mesi dalla sua introduzione il Sunia stila un primo bilancio. “In buona sostanza – commenta Simone Porzio, coordinatore regionale del sindacato inquilini e assegnatari – è accaduto esattamente ciò che avevamo prefigurato: nei fatti la cedolare secca si rivela un vero e proprio regalo per i più ricchi”.
Ma cos’è la cedolare secca? In sintesi, per cedolare secca si intende un prelievo diretto in percentuale sul canone di affitto, in sostituzione di tutte le altre tassazioni, quali Irpef e Imposta di Registro. Significa che le tassazioni sugli affitti saranno direttamente proporzionali ai canoni pattuiti, e non potranno variare in base ai redditi dei proprietari. Le aliquote applicabili sono due: il 19% per i contratti a canone concordato (solo nei comuni ad alta tensione abitativa); il 21% per i contratti a canone libero.
“Ciò che succede è molto semplice – spiega il coordinatore regionale – mentre i proprietari con pensioni e redditi bassi (con una certa approssimazione possiamo dire fino a circa 25000,00 euro) continuano a pagare imposta di registro, bolli e l’aliquota Irpef in base al proprio scaglione di reddito, chi ha redditi più elevati ha ovviamente interesse a scegliere la cedolare che azzera tutte le altre imposte e si esaurisce in un bel 21% o 19% nei contratti dell’affitto. Insomma un beneficio fiscale riconosciuto non ai meno abbienti, non alle attività produttive, non a chi crea lavoro e occupazione, ma ai titolari, i più facoltosi, di rendite finanziarie”.
Una misura, inserita nel decreto sul federalismo fiscale, che stride con gli altri solenni tagli apportati un po’ a tutto: mentre infatti per fronteggiare la crisi si mettono in atto tagli lineari su detrazioni e deduzioni fiscali, l’Iva cresce di un punto, dal 2012 e dal 2013 vengono ridotti rispettivamente del 5% e del 20% i benefici fiscali per inquilini con redditi bassi e per proprietari che applicano affitti agevolati, si tagliano le agevolazioni per le riqualificazioni energetiche e funzionali degli edifici e viene reintrodotta l’Irpef per la prima casa in misura del 5% sulla rendita catastale nel 2013 e del 20% nel 2014, per quanto riguarda la cedolare secca tutto rimane come prima.
“Questa misura comporta per l’erario una perdita presumibile di circa 1,5 miliardi di euro – conclude Porzio – cifra che forse si sperava di recuperare con l’emersione del mercato nero. Una speranza che si sta rivelando, e si rivelerà, inutile”.


 

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