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Cenone, piatto forte di quest’anno …. lenticchie! Società

Firenze – La crisi e le tavole italiane: torna la tradizione sulle tavole del cenone di Capodanno, e torna in due modi: innanzitutto, nel restare a casa propria, magari invitando parenti e amici, e in secondo luogo, mettendo su desco i cibi tradizionali, di origine contadina, rispolverando le abitudini di un paese fortemente agricolo com’è l’Italia. E così, non solo in Toscana andranno a ruba crostini di fegatini e pappa al pomodoro, in Piemonte gli agnolotti e in Emilia Romagna impazzeranno (rispettivamente) i tortellini e i cappelletti, mentre il Sud festeggerà con pesce fresco e pasta fatta a mano, ma su tutto il territorio nazionale trionferà un legume povero ma con un’aura quasi sacra: le lenticchie. Con la sua naturale appendice, anche questa profumata di antichi riti, lo zampone o cotechino, che derivava, ancora appena mezzo secolo fa, dall’uccisione casalinga del grasso maiale tenuto nello stalletto e nutrito per la bisogna, ucciso proprio verso novembre in un’esecuzione che era motivo di festa per le famiglie contadine.

A dare conto di questo trionfo del povero legume che tuttavia “porta fortuna”, o meglio, “porta soldi” a chi lo mangia per l’ultimo dell’anno, in omaggio a quell’aura di “favorito dagli dei” di cui si parlava poco sopra, è la Cia nazionale, la confederazione degli agricoltori italiani che prevede un consumo fortissimo delle lenticchie, quasi assurte a simbolo magico-povero dell’ennesimo Cenone della crisi: 8% di aumento dell’acquisto rispetto allo scorso anno, per un consumo record delle famiglie italiane previsto all’incirca sui 5,4 milioni di chili. Insomma, rosse o verdi, in bianco o al sugo di pomodoro, la Cia calcola che fra le mura domestiche o al ristorante, stasera oltre nove italiani su dieci le assaggeranno per gola e tradizione, quella tradizione che attribuisce al legume il ruolo di “portafortuna” per l’anno nuovo. Il consumo pro capite, aggiunge la Cia, sarà di circa 20-30 grammi, e soltanto il 9 per cento non le mangerà per intolleranze o per ragioni dovute al gradimento personale. E per quanto riguarda l’amato maiale, anche in questo caso i nostri connazionali torneranno alla tradizione più nazional-popolare, che sa tanto di casa e di anni ’60, quando alcuni prodotti “simbolo” furono assunti dal Paese come “bandiere” di nuovo benessere e di ritrovata identità, usciti dal dopoguerra e in pieno sviluppo: si parla del cotechino e dello zampone, con preferenza marcata per il primo, associato per sempre, grazie a quegli anni, alle festività invernali insieme al panettone e al pandoro (con il torrone e il panforte). Anche in questo caso, è la Cia a confortare l’analisi con i dati: gli italiani serviranno complessivamente in tavola quasi 3 milioni di chili fra zamponi e cotechini, con un incremento record del 20 per cento circa e una preferenza più marcata per il cotechino, scelto in due casi su quattro. Per curiosità, nella top ten stilata dalla Cia dei prodotti più gettonati in questo Cenone 2014, si riaffacciano altri sapori di derivazione antica: oltre ai calssici panettone e pandoro, salsicce, anguille e capitoni, oltre che pasta all’uovo e frutta secca. 

 

 

 

 

 

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