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Centinaia di schiavi fra le colline del Chianti, operazione contro il caporalato Cronaca

Firenze – Lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo: è con questa immagine che descrive ciò che di fatto è schiavitù, che il governatore della Toscana Enrico Rossi interviene sull’operazione coordinata dalla Procura di Prato che ha portato stamattina alla scoperta del meccanismo che portava centinaia di richiedenti asilo “reclutati” per lavorare al nero le terre del Chianti.

“L’operazione condotta oggi contro il caporalato deve farci riflettere e spingerci a fare tutto il possibile per contrastare lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo ovunque si annidi – sono le parole che Enrico Rossi affida alla nota stampa a proposito della vasta operazione che ha riguardato non solo le province di Firenze e Prato ma anche quelle di Modena e Perugia, operazione coordinata dalla Procura di Prato – dobbiamo proseguire senza sosta nella lotta al caporalato, al lavoro nero e allo sfruttamento dei lavoratori migranti”.

“In Toscana – prosegue Rossi, ringraziando la Procura di Prato e le forze di polizia  – non devono esistere zone ‘grigie’: l’imperativo è garantire ovunque i diritti dei lavoratori”.

Gli “schiavi”, centinaia di richiedenti asilo che sarebbero stati reclutati per lavorare a nero in alcuni terreni e fattorie del Chianti, in particolare in quelle della ‘Coli Spa’, azienda con sede a Tavarnelle Val di Pesa (Firenze), sarebbero stati arruolati da un gruppo di pakistani, che secondo la procura pratese avrebbe svolto questa attività dal 2011 al 2016. Sarebbe questo quanto emerso dall’inchiesta della procura di Prato che stamattina ha portato all’esecuzione di undici misure di custodia cautelare, cinque arresti domiciliari e sei obblighi di dimora. Per tre amministratori della Coli spa, ora  agli arresti domiciliari, l’ipotesi di reato sarebbe  “associazione a delinquere finalizzata all’acquisizione di manodopera clandestina”. Sarebbero infatti gli amministratori della Spa, secondo quanto ritenuto dagli investigatori, “protagonisti e mandanti del sistema di reclutamento degli extracomunitari”.  Le indagini erano partite la  primavera scorsa dalla segnalazione di due lavoratori sfruttati. Le accuse, a vario titolo, sono di intermediazione illecita nel reclutamento di cittadini extracomunitari, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, interramento di rifiuti speciali, emissione di fatture false, ostacolo alle indagini e frode in esercizio del commercio. Fra le fattorie che si avvalevano del lavoro al nero dei richiedenti asilo, sembra ci fossero anche le proprietà di Sting, anche se il cantante inglese non sarebbe stato “né presente, né a conoscenza” di ciò che avveniva. 

“Il ripetersi di questi fenomeni – interviene sulla questione Francesca Cantini, segretario generale della Uil Toscana- deve spingerci a fare una riflessione sull’immigrazione al di fuori di ogni controllo. Gli immigrati, se non sono accompagnati da specifici percorsi di convivenza e di inserimento nel tessuto sociale italiano, sono troppo spesso facile preda di sfruttatori senza scrupoli. Dobbiamo impedirlo, la Toscana non può dare ospitalità a queste forme di schiavismo che credevamo sconfitte dalla storia”.

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