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Cento film alla 19° edizione del Florence Korea Film Fest Cinema

Firenze – L’omaggio all’attrice, star del cinema sudcoreano, Moon So-ri con la proiezione di una selezione dei 30 film realizzati nella sua carriera, un’intervista in esclusiva e il premio alla carriera del festival; una selezione dei film, poco visti in Italia, del regista Kim Ki-Duk, recentemente scomparso, a causa del Covid19; la proiezione del primo film di Bong Joon-ho, premio Oscar nel 2020 con Parasite e un’intervista esclusiva realizzata per il festival e la nuova sezione New Korean Cinema, i migliori film che hanno portato il cinema coreano a confrontarsi ed entrare di diritto nello star system mondiale.

Con oltre 100 film, molte storie di donne e di ritratti della società contemporanea coreana si presenta così la 19/ma edizione del Florence Korea Film Fest, il più importante festival italiano dedicato al meglio della cinematografia sudcoreana, dal 21 al 28 maggio a Firenze, dal vivo (secondo le disposizioni in merito all’emergenza sanitaria) al cinema La Compagnia e online sulle piattaforme Più Compagnia e Mymovies.it.

La manifestazione, ideata e diretta da Riccardo Gelli dell’associazione Taegukgi – Toscana Korea Association, è organizzata con il supporto Fondazione Sistema Toscana, Regione Toscana, Città Metropolitana di Firenze, Comune di Firenze, Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, KOFIC – Korean Film Council insieme ai main sponsor Conad e Unipol Sai.

Il FESTIVAL

Ritorneranno le proiezioni in sala al cinema La Compagnia con tre film al giorno, mentre tutta l’offerta continua in streaming al completo. Luci per gli omaggi a Kim Ki-Duk, tra i cineasti più importanti del cinema mondiale – recentemente scomparso, a soli 59 anni per complicazioni da Covid19 – con una selezione dei suoi primi film, pochi visti in Italia, e a Moon So-ri, tra le più popolari attrici sudcoreane, con 7 film in programma dei 30 interpretati nella carriera. E poi i titoli che hanno portato alto il nome del cinema coreano nella nuova sezione New Korean Cinema affiancano le storiche sezioni Orizzonti Coreani (le proiezioni di maggior successo al botteghino negli ultimi mesi) e Independent Korea, le giovani promesse locali in rampa di lancio. Ancora, la storia narrata da chi l’ha vissuta in K-Documentary, selezione delle migliori ultime opere documentaristiche per la prima volta in Italia, e la sezione per i “CortiCorti!”.  Tra gli eventi speciali spazio alla cultura sudcoreana con “Feeling Korea 2021 – Music, Dance, Culture & Korean” e la K-Virtual Reality Experience, sezione dedicata ai linguaggi ibridi del cinema. Non ultimo, nel ricco programma trova posto anche la proiezione del primo film del premio Oscar Bong Joon-ho, “Barking Dogs Never Bite”, e un’intervista in esclusiva realizzata per il festival come contenuto extra del festival. 

Omaggio a Kim Ki-duk

Il festival intende omaggiare Kim Ki-duk, regista cult per molte generazioni, che ha raccontato con i suoi film uno spaccato della Corea tradizionale e contemporanea, spirituale, intima dove il tema della violenza s’interseca inevitabilmente con quello dell’ amore: una delle voci cinematografiche più originali e intense del nuovo millennio. Disperato, poetico, solitario, inconciliabile: il festival presenterà una selezione di film poco distribuiti in Italia, che hanno rappresentato al meglio il suo percorso cinematografico, come in un viaggio cinematografico della sua carriera. Dall’esordio sul grande schermo con Crocodrile (1996), film che ha anticipato molti dei temi che poi ha trattato, come l’importanza delle relazioni umani e dei ruoli marginali nella società, a Wild Animals del 1997, dove si insinua il rapporto tra le due Coree, fino a Real Fiction (2000), appena restaurato in 4K, mai distribuito prima in Italia. L’omaggio continua poi con Bad Guy e The Coast Guard, film prodotti a inizio nuovo millennio (2001), con la storia che richiama il disastro nucleare di Fukushima, Stop (2016), e con il più recente Address Unknown (2017), protagonista dell’apertura alla 58/ma Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, che mette a punto la sua narrazione sul filone tematico dell’influenza militare statunitense in Corea del Sud. Ancora, il racconto del cineasta prosegue infine con “Human, Space, Time and Human” (2018), già in agenda nelle passate stagioni del festival. Chiude l’omaggio l’intervista a Kim Ki-duk nel documentario di Antoine Coppola, Kim Ki-duk, cinéaste de la beauté convulsive del 2006.

Omaggio all’attrice Moon So-ri (foto)

L’attrice coreana sarà omaggiata da una selezione di 7 titoli dedicata al suo percorso artistico e riceverà il premio alla carriera da parte del festival. Dal più noto “Oasis” di Lee Chang-dong (2002) che le valse nello stesso anno il Premio Marcello Mastroianni alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, al ruolo della moglie inquieta nel thriller “La moglie dell’avvocato” di Im Sang-soo (2003); da “HAHAHA” commedia di Hong Sang-soo, vincitore del premio come miglior film nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes 2010, fino all’auto-biografico “The Running Actress”, da lei scritto, diretto e interpretato (2017); ancora, da “Ode to the goose”, disorientante dramma sentimentale diretto da Zhang Lü (2018), a Juror 8, legal movie diretto da Hong Seung-wan (2019) sulla storia del primo processo con giuria della Corea del Sud, avvenuto nel 2008, in cui interpreta una giudice, per arrivare al più recente “Three Sisters” di Lee Seung-Won (2011), la storia di tre sorelle dallo stile di vita molto diverso riunite nella loro città natale per il compleanno del padre, in cui riaffiorerà il loro oscuro passato.

Film di apertura e chiusura

L’inaugurazione della 19/ma edizione è affidata al film diretto da Kim Jong-kwan dal titolo “Josée” (2020), una romantica storia d’amore metropolitana con la protagonista diversamente abile e quindi impossibilitata a viaggiare e un ragazzo universitario che le cambierà la vita (tratto dal racconto della scrittrice giapponese Seiko Tanabe “Josée, the Tiger and the Fish”). Tra gli ospiti della prima giornata ci saranno: Paolo Quilici, l’autore di Pechino Express – l’adventure show di Rai2 (la prossima edizione sarà su Sky) che nella sua ultima edizione è arrivato proprio in Corea; Jennifer Poni, concorrente e vincitrice dell’edizione di Pechino Express, nota anche per Il Collegio (Rai2) e oggi conduttrice del podcast KPOPCAST con Cho Ara, anche lei special guest, nonché ex ballerina, oggi collaboratrice dell’Istituto Culturale Coreano, attiva sul progetto BFriends, un canale Youtube dedicato alla cosmesi e al K-Beauty. In chiusura il film di debutto della giovane regista Park Ji-wan: The Day I Died: Unclosed Case” (2021), un perfetto thriller con al centro la storia di un caso irrisolto in una piccola comunità che custodisce un segreto che sarà sviscerato da una detective intenzionata a fare finalmente luce sui fatti.

La novità: New Korean Cinema

Tra le grandi novità del festival c’è la sezione New Korean Cinema, che racconterà il meglio della cinematografia sudcoreana dal 1990 al 2004, quel ventennio del cinema coreano che ha visto nascere e crescere registi poi premiati ad Oscar e Bafta, facendo accrescere la fama del cinema coreano nel mondo. Con un occhio attento sia alle produzioni indipendenti che ai blockbuster, in questa sezione sono presenti film che hanno portato l’industria di Seoul ad essere protagonista tra i grandi colossi del mercato cinema occidentale. In cartellone: “The Day A Pig Fell Into The Well” (1996) è l’opera di debutto di Hong Sang-soo, dove si ritrova il personaggio dello scrittore in disgrazia e indeciso tra due donne, fil rouge narrativo del regista che si ritroverà anche nelle sue opere successivo; “The Contact” (1997) è un melodramma urbano dal sapore romantico, diretto da Jang Yoon-hyun, volàno verso la celebrità dei due protagonisti, l’attrice Jeon Do-yeon e l’attore Han Suk-kyu; “Peppermint Candy” (1999) di Lee Chang-dong, regista del cosiddetto cinema d’autore coreano, è un film storico, che ripercorre la tragedia individuale di un uomo in vent’anni di storia della Corea; “Barking Dog Never Bite” (2000) è, invece, il primo lungometraggio di Bong Joon-ho, thriller sulla vicenda di un ricercatore universitario convinto che la causa del suo malessere sia l’abbaiare dei cani del suo vicino, che così decide di eliminare; “JSA-Joint Security Area” (2000) è il film che fa scoprire al mondo il talento di Park Chan-Wook, sui rapporti tra le due Coree; “Friend” (2001) di Kwak Kyung-taek, pellicola underground sui rapporti di amicizia e le bande rivali nel tessuto urbano, di cui ricorre il ventennale dall’uscita nelle sale proprio quest’anno; “Untold Scandal” (2003) di E J-yong liberamente basato sul romanzo francese del 1782 “Le relazioni pericolose” e ambientato nella Corea del tardo XVIII secolo, durante la dinastia Joseon; “Crying Fist” (2005) del regista Ryoo Seung-wan, recupera un genere poco frequentato dal cinema coreano, il boxe-movie. E infine un classico in bianco e nero: “The Housemaid” (1960), nella versione scritta e diretta negli anni ’60 da Kim Ki-young, che mostra al pubblico la figura di una donna malefica e calcolatrice, come allo stesso tempo indebolita dai suoi stessi desideri, ma – nonostante tutto – più virtuosa dell’unico protagonista maschile, debole e manipolato da chiunque. 

Le sezioni storiche del festival: Orizzonti Coreani e Independent Korea

I film di maggior successo degli ultimi mesi in patria sono presentati nella sezione principale, Orizzonti Coreani. In programma “Me and me”, insolito melodramma sulla mente umana che non rinuncia ad atmosfere crime-thriller, con l’attore Jung Jin-Young alla sua prima prova da regista; “The Woman Who Ran”, dramma sentimentale di Hong Sang-soo, nonchè Orso d’Argento al 70esimo Festival di Berlino, che pone al centro una matura Kim Min-hee, attrice e musa del regista; “New Year Blues”, sesto film della regista Hong Ji-young, fresco e mai superficiale film corale sull’amore e sui sentimenti; è un classico ma deciso thriller, calato in un sinistro contesto familiare alto borghese quello di “Intruder”, lungometraggio d’esordio della regista Son Won-pyung; una coraggiosa protagonista femminile che dovrà indagare su crimini efferati, il passato che torna a galla e la ricerca della verità nel thriller “Innocence”, prima volta alla regia di Park Sang-hyun; il clima politico coreano degli anni ‘80, tra violenza, sospetti e incandescenti contestazioni studentesche è al centro di “Best Friend” di Lee Hwan-kyung; l’alternanza del tragico al comico è una componente chiave di “Samjin Company English Class”, dramma al femminile di Lee Jong-pil, che denuncia il rapporto, spesso complesso, tra le donne e gli ambienti professionale ostili; con il fantapolitico “Steel Rain2: Summit” il regista  Yang Woo-suk continua a mettere in scena un ideale di riconciliazione fra le due Coree, stavolta lo scontro ideologico e politico è ambientato un sottomarino nordcoreano senza via di fuga; “Fighter” di Jero Yun racconta la storia di una donna nord-coreana che si riscatterà grazie alla passione per la boxe; infine “Recalled” thriller poliziesco diretto da Seo Yoo-min su una donna che inizia a vedere il suo futuro dopo aver perso la memoria. 

Independent Korea ospita i lavori di giovani registi dei cinema indipendente e sarà rappresentato da otto film che quest’anno si focalizzano sul tema della famiglia. Da quella allargata a quella omogenitoriale, il ritorno alla famiglia è il motore che spinge i nuovi registi coreani ad ispezionare sé stessi e le loro vite. In programma: “A Bedsore”, primo lungometraggio della regista coreana Shim Hye-jung, che cattura le più piccole frustrazioni di tre generazioni di una famiglia; in “A Distant Place”, di Park Kun-young, una coppia omosessuale cerca di costruirsi una vita familiare pacifica nella Corea rurale, ma il loro villaggio non è tranquillo come si aspettavano; viaggia sul filone del tragicomico il film “Festival”, diretto da Kim Rok-kyung, dove un Mc, ovvero l’intrattenitore degli ospiti agli eventi, alla morte di suo padre è costretto a partecipare a un evento, solo per poter pagarne il funerale; discriminazioni sul luogo di lavoro nei confronti della donne sono al centro di “I Don’t Fire Myself” di Lee Tae-gyeom, in cui una lavoratrice piuttosto che essere licenziata accetta di sfidare il proprio capo, andando a lavorare in una società di subappalto; una commedia on the road è quella raccontata in “More Than Family”, primo lungometraggio di Choi Ha-na: quando la 21enne To-Il rivela ai suoi genitori di essere incinta, la reazione di sua madre e del patrigno è infelice, così decide di cercare il suo padre naturale; un’ode in bianco e nero, alle anime perdute e agli incontri casuali quella raccontata, invece, in “Our Midnight”, che racconta di incontri tra personaggi nelle vuote strade notturne di Seoul;  “Take Me Home” della regista Han Jay è un film che affronta il concetto di famiglia, con le lenti e le attenzioni alla tematica LGBTQI+; un vortice di esperienze adolescenziali drammatiche esplode nelle vicende raccontate in “Young Adult Matters”, film di Lee Hwan.
K-Documentary

Non manca poi l’attenzione per la storia politica, per il passato e il futuro possibile, come per le storie individuali, quelle dai margini o figlie della tradizione, nei documentari selezionati dal Festival – tutti prodotti negli ultimi due anni (dal 2019 al 2020) e in prima italiana. “I Am From Chosun”, nella sua prima volta fuori dalla Corea, tocca il tema della storia migratoria, attraverso il racconto dell’ultimo impero dinastico, quello Joseon, costretti a fuggire in Giappone dove ancora vivono come “Coreani Zanichi”. Gli fa eco “Shadow Flower”, produzione già ammirata in numerosi festival internazionali, puntando l’occhio sui diritti umani con la storia di una sofferta divisione familiare, in bilico tra i due paesi della penisola coreana: Kim è una casalinga nord-coreana, costretta e intrappolata dalla burocrazia a vivere a Sud. Più introspettivi, invece, gli altri titoli: “The Birth of Resonance” mette in luce la necessità e la cura del lavoro artigianale, quello di un tessitore di percussioni, di come questa possa esser tramandata nel suo pieno significato simbolico; in ultimo “The Wandering Chef” è la catarsi di un cuoco errante, la storia della sua autarchica ricerca di prodotti naturali della madre Terra, dell’insolita compagnia con cui cucinarli nel miglior modo possibile.

 

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