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Centri estivi, contratti quasi da lavoro nero Società

E' la fantasia, la principale caratteristica che caratterizza le società cui è andata la gestione degli appalti dei centri estivi del comune di Firenze. Contratti che non attengono a quelli previsti dalla legge, ma che "deviano" su accordi a un passo dal lavoro nero. E' questo che sostengono i rappresentanti della Funzione Pubblica-Cgil. Con l'aggravante che avevano fatto, di questo problema, precisa denuncia attraverso una lettera di "sollecito" all'amministrazione comunale affinchè si attivasse per mettere in atto controlli sulle società appaltanticirca la corretteza dei rapporti di lavoro che avevano posto in essere. "L'unica mossa di cui siamo a conoscenza – commentano i rappresetanti sindacali – è la richiesta alle società di mostrare i contratti stessi. Poi, il silenzio". Silenzio, proprio quello che contestano i lavoraotri stessi aall'amministrazione. "Colgiamo l'occasine – continuano i rappresentanti del sindacato – per sollecitare i lavoratori stssi a mettersi in contatto per esaminare la situaizone lavorativa e chiedere ciò che spetta a loro". E che non è stato dato, pare di capire. Non solo. "Questo per quanto riguarda il passato – spiega Enrico Nablik, Cgil-Nadil – per il futuro, sollecitiamo un incontro con i vertivci dell'amministrazione comunale per stendere un bando che ponga veri paletti al crearsi di queste situaizoni".

La situazione in cui si sono trovati i circa 600 lavoratori che da giugno a settembre (il 9, per la precisione, qualora ci fossere stati utenti del servizio dei centri estivi fino a quella data) è presto detta: invece di essere assunti con contratto previsto dalla legge, ad esempio a progetto, gli operaotri si sono trovati anche con contratti "sportivi" che contemplano il semplice rimborso spese. Un rimborso spese per gente che ha lavorato ben al di là delle re previste per questa sorta di "volontariato"  che riguarda appunto il contratto "sportivo". Chiamato così, precisano i sindacalisti, non perchè esista la fattispecie legale, ma solo per intendersi. Da cosa nasce l'equivoco, se di equivoco si vuole parlare? Da alcuni elementi, fra cui l'abitudine ormai invalsa di fare gare al ribasso. Vale a dire, l'azienda o società che vuole vincere l'appalto, deve offrire servizi anche complessi a prezzi spesso non credibili, tanto sono "ribassati". Con grande danno della qualità del servizio, delle retribuzioni dei lavoratori e della serenità degli utenti. Insomma, il metodo ormai invalso in gran parte degli appalti pubblici provoca gravi danni a tutto il sistema, soprattuto quelloo demandato a dispensare servizi. Come nel caso in questione.

In questa logica, le società sportive, tanto per fare un esempio, sono agevolate da un ribasso fiscale che le pone in grado di offrire servizi a prezzi concorrenziali. Sì, ma l'interpretazione corretta, come spiegano i rappresentanti dei lavoratori Alessio Branciamora e Jacopo Geirola, riguarda le attività sportive. "Non si può fare il contratto "sportivo" (vale a dire, pagare il rimborso spese) al pizzaiolo che, per esempio, fa le pizze nello stadio – spiega Hablik – quel lavoratore svolge un'attività che non rientra nella fattispecie prevista dalla legge. Deve essere utilizzato  un contratto diverso".

Il vero problema è che, fra assenza di controlli (in questo caso, spettante senza dubbio all'ente che ha emesso il bando, vale a dire l'amministrazione comunale ) e mancanza di limiti precisi nei bandi, il mercato del lavoro rischia di diventare una vera e propria jungla, senza modalità precise per nessuno. A scapito dei lavoratori.
E, in un eventuale contenzioso, se la responsabilità in prima battuta è senz'altro della società che non ha applicato ai dpendenti contratti legali, in seconda è anche di chi doveva controllare e non lo ha fatto. In questo caso, il Comune. Ma, ancora orse più importante, è la richiesta che i sindacati rivolge all'amministrazione: il famoso tavolo in cui confrontarsi per trovare insieme strumenti che possano evitare il ripetersi di queste situazioni.

Un po' di numeri danno il senso di ciò di cui si dibatte. Gli operatori impegnati nell'anno in corso nei centri estivi sono stati circa 600. I ragazzi che hanno avuto accesso al servizio nell'ordine qualche migliaio (2mila circa). La base d'asta si aggirava sui 2milioni e 600mila euro circa. Un operatore in media ha guadagnato 45 euro al giorno per circa 9 ore di lavoro. All'ora, la retribuzione si aggira sui 5 euro e 10 centesimi. Il personale, come da bando, deve possedere alcune qualifiche specifiche per le attività con i ragazzi. Il bando è rinnovabile per tre anni.

"Torniamo a chiedere all'amministrazione – concludono i rappresentanti sindacali – un incontro che renda giustizia ai lavoratori per il passato, e trovi gli strumenti (nel bando stesso) per evitare queste situazioni nel futuro".  Dunque, per tutti i lavoratori il sindacato chiede nello specifico, "il riconoscimento dei contratti delle cooperative sociali che permette di avere uno stipendio piu' giusto, di avere la malattia, e di maturare ferie e contributi. Abbiamo fatto notare al Comune di Firenze che il bando specifica orari di ingresso e di lavoro e questo comporta un tipo di lavoro subordinato. Pertanto non e' possibile applicare contratti di collaborazione o libero professionista. Ancora meno pagare i lavoratori, in alcune decine di casi, con contratti di collaborazione sportiva che altro non sono che dei rimborsi spese''. Non solo: il sindacato si riserva di segnalare il problema agli ispettori del lavoro e all'Inps.

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