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Centri per l’impiego, precari tra i precari Società

Il precariato offre poche certezze, bisogno urgente di risposte, molta tensione e una buona dose di dubbi. Offre anche qualche paradosso, e quello dei precari dei centri per l’impiego della Toscana, che ieri pomeriggio hanno incontrato in assemblea al SMS di Rifredi i sindacalisti CGIL, ne è un esempio lampante.
Si potrebbe parlare di un piccolo esercito di precari tra precari, ma è forse più giusto porre l’accento sul fatto che questo piccolo esercito ha una missione grande sulle spalle: quella di orientare, formare e informare tutti coloro che un lavoro non ce l’hanno o l’hanno perso,  che quotidianamente si rivolgono a uno dei tanti centri per l’impiego alla ricerca di uno spiraglio, o quanto meno di una prospettiva.

La riforma degli enti locali, che minaccia di vederli un domani molto prossimo in fila tra i loro clienti, non è la sola insidia all’orizzonte, dove si profila anche la prospettiva di privatizzazione, un paradosso nel paradosso dal momento che i centri per l’impiego hanno un DNA pubblico.
Il Coordinamento Precari dei Servizi al Lavoro e alla Formazione di Firenze denuncia tutto lo spaesamento di chi, negli ultimi tempi, si è visto aumentare sotto gli occhi l’affluenza di disoccupati, cassintegrati, inoccupati, categorie protette e chi più ne ha più ne metta, aspettandosi un logico potenziamento del servizio e ricevendo invece (nella migliore delle ipotesi) una proroga allo status di precario. Quella di disorientare parrebbe ormai una tecnica collaudata, o almeno è vissuta così dai molti dipendenti che cercano, nonostante tutto, un appoggio della CGIL e, perché no, risposte chiare. “Siamo spiazzati da alcune scelte dei sindacati, che ci hanno sì supportati, ma che a volte hanno preso strade a noi incomprensibili – spiegano i rappresentanti del Coordinamento – magari appoggiando un servizio privato parallelo al nostro, motivando la scelta dicendo che tutto sommato noi non siamo in grado di collocare una buona parte dell’utenza. Ma è un cane che si morde la coda: sono anni che, come lavoratori pubblici, lamentiamo la mancanza di strumenti e risorse di base come pc o programmi, per poter svolgere al meglio il nostro lavoro. I dipendenti, ad oggi, sono addirittura pochi per far fronte alla richiesta, eppure forse si arriverà anche a parlare di mobilità. Quando si parla di tagliare, si va sempre nel pubblico”. Simona, del Centro per l’Impiego di Empoli, forse non si accorge di parlare di sé e dei suoi colleghi come un prodotto alimentare (un altro risvolto del vocabolario del precario, già arricchito dal “paradosso”?): “Sono precaria da circa sei anni. Come tanti “scado” il 31 dicembre 2013, mentre il resto dei colleghi “scadranno” a fine 2014 e parlo di circa la metà dei dipendenti su Empoli. Ciò significa anche che, mentre a gennaio i cittadini troveranno la metà di noi ad accoglierli, io andrò a chiedere la disoccupazione”.

Eccoli dunque davanti al sindacato, a cui chiedono la salvaguardia prioritaria del posto di lavoro, ma anche di un servizio che vada incontro ai bisogni dei cittadini che continui ad essere gratuito. Dunque pubblico, lontano dal cono d’ombra della privatizzazione dei servizi.
Carla Bonoma della segreteria FP CGIl Toscana chiarisce subito che i termini del dibattito vanno ricondotti al destino delle Province, ma qualunque sarà, la confusione tra i lavoratori è tanta. “Il nostro problema è capire chi sia l’interlocutore – spiega una di loro – perché siamo dipendenti dell’Unione dei Comuni del Circondario Empolese Valdelsa ma svolgiamo funzioni provinciali. Non si capisce bene di chi siamo figli, se della Provincia o del Comune”. Al fuoco, in realtà, c’è anche il riordino dei servizi per l’impiego previsto dalla Legge Fornero, che va a mescolarsi al riassetto istituzionale degli enti locali. Un binomio che andrebbe preso in quanto tale tra Stato e Regioni, ma sul quale – lamenta Debora Giomi (FP CGIL) – ad oggi c’è immobilismo. Denuncia il rischio di paralisi, se non addirittura la fine dei centri per l’impiego a causa dei tagli ai fondi Bassanini e delle incognite sulla prossima programmazione del Fondo Sociale Europeo (che in questi anni ha finanziato, solo in Toscana, circa il 60% dei servizi dei centri per l’impiego), sottolineando come anche  l’intervento di supporto svolto dalla Regione Toscana – che lo scorso luglio ha deliberato lo stanziamento di 7 milioni di euro alle Province per il sostentamento dei centri – non sia affatto sufficiente a traghettare i precari nel 2014. Poche anche le speranze offerte dala legge 101, approvata proprio all’indomani della presentazione del disegno di legge per l’abrogazione delle Province.

Dunque, cosa fare? L’impegno dei sindacati sta nel proposito di sensibilizzare tanto l’opinione pubblica quanto le istituzioni per aprire tavoli sul riordino dei centri per l’impiego, fondamentali servizi di inclusione sociale che devono restare pubblici a tutti i costi. Così Federico Bozzanga, responsabile nazionale della FP CGIL:  “Dopo l’approvazione del disegno di legge di riforma degli enti pubblici, niente deve essere lasciato al caso. Il fulcro è il governo efficiente degli enti locali. Pensare che possano essere riformati senza tenere in considerazione le professionalità, le capacità, le necessità del personale che lavora in questi enti, significa far fallire il disegno. Rispetto alla riforma degli enti locali e del lavoro noi difendiamo 2 cose, i servizi e il lavoro. E non ci sono servizi senza lavoro”.
Non sappiamo se i precari abbiano ottenuto le risposte che cercavano. Gli interventi sono stati molti, ma uno su tutti ha chiarito che la partita in difesa del lavoro non è soltanto autoreferenziale, ma giocata giorno dopo giorno, proprio in virtù del servizio offerto ai cittadini. “Non so più chi sta con me e chi contro di me, o dove stia, – quasi grida Alessandromentre la CGIL dovrebbe coprirsi d’oro attraverso la difesa di noi che difendiamo e potremmo difendere molto meglio i posti di lavoro”. Lo scollamento tra precari e CGIL resta palpabile, ma in tempi di paradossi, forse, è cosa normale.

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