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Centro storico, Giovanni, 90 anni: “E’ un manicomio, ma non mollo” Breaking news, Cronaca

Firenze – “Mi sono affacciato, e mi hanno anche detto buongiorno”. Peccato che nel frattempo, i due giovani turisti stavano anche rilasciando acido urico proprio sulla porta di casa di Giovanni (nome di fantasia), novant’anni, che risiede nel centro storico, porzione Unesco, fra Santa Croce e il Duomo. E fra i problemi che lo assillano, ora come ora, c’è anche la continua attività di urinamento e altro che le stradette strette e tortuose della città medioevale propiziano, in particolare di notte, ma sempre più anche di giorno; magari in ore poco frequentate. Un problema di igiene, vero, ma come dice Giovanni, anche di decoro: ” A volte per uscire di casa bisogna essere svegli e attenti, perché v’è una vera e propria barriera”. Senza contare quando i figli rientrano dal lavoro, e si ritrovano persone piantate a gambe larghe sulla porta di casa. “E’ un manicomio”, dice Giovanni, tentennando il capo.

Eppure lui, fiorentino doc, quella città e quelle strade le ha amate e le ama come una compagna mai noiosa, sempre giovane e bella. Tanto da non volerle lasciare mai, “a cominciare dall’alluvione”, quando tanta gente si è spostata ma lui no, voleva farli nascere e crescere lì, i suoi figli, nel cuore di Firenze, costruita dai fiorentini. E ora, fra l’ironia e la rabbia, Giovanni si vede trasformare il suo “gioiello” in …. latrina. “Una volta c’erano i bagni pubblici – dice – adesso, dove sono finiti?”. I bagni pubblici ci sono. Pochi, ma ci sono, e anche lì vicino, in fondo a via Torta. Sono a pagamento, però, e a volte c’è la fila. E forse, è quel piccolissimo obolo che “scoraggia” i potenziali utenti. Che “fanno tutto il loro comodo” sui marciapiedi e nelle stradette della zona.

D’altro canto, non c’è solo il problema dei “rifiuti organici” d’animale e d’uomo a rendere difficile la vita dei fiorentini come Giovanni, che vogliono chiudere gli occhi lì dove li hanno aperti, come tante generazioni prima di loro. Se si riesce a evitare i regali dei nuovi venuti, dice, ci si impatta con le auto. Tante, tantissime, in piena zona pedonale, che occupano i marciapiedi e diventano un problema per i passanti. Gli anziani, certo, ma anche una mamma col passeggino, un residente disabile, e così via. E allora, chi deve intervenire? “Piazza de’ Peruzzi, una favola – dice Giovanni – una volta, però. Adesso ripiena, sigillata da macchine, non ci si può passeggiare, la si scorge appena, e appena appena c’è lo spazio per entrare in casa. Eppure, una volta ci fecero anche uno spettacolo, e tutta la gente che abitava lì si stava nella piazza a guardare e divertirsi. Perché non rifare queste cose, cacciare le macchine di chi non ci può stare e riprenderci in mano la piazza?”. Lo spaccio? “Ormai roba quotidiana – dice – non ci si meraviglia, ma fa male lo stesso, in particolare fra via delle Brache e via del Canto rivolto, che sembra strano che nessuno venga a dare un occhio”.

Ma c’è un’altra cosa che gli pesa proprio, a Giovanni. “E’ in piazza San Remigio – spiega – dove hanno messo una bacheca con l’immagine di Padre Pio sopra alla rastrelliera delle biciclette. Delle due l’una: o Padre Pio è il santo delle biciclette, ma non l’ho trovato da nessuna parte, o è lui, il posteggiatore delle biciclette. Voi, che ne pensate?”.  Forse, sostiene Giovanni, a scanso d’equivoci è meglio spostarli e dividerli: o Padre Pio, o le biciclette.

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