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Moderati e giacobini, il dilemma dell’IdV toscano Politica

Volano gli stracci in casa IdV toscana? Parrebbe proprio di sì, almeno a giudicare dal tenore di lettere e comunicati scambiati fra iscritti ed esponenti locali e resi pubblici.
Un malessere che, pur essendo sempre presente in un partito che bene o male ha il suo daffare a mettere insieme istanze contrapposte come quelle liberaldemocratiche dell’Eldr (repubblicane, in ultima istanza? Di quale “gruppo”, vista la diaspora culturale e fisica cui si sono sottoposti i nipotini di La Malfa?…) e quelle più orientate verso una sinistra attenta a temi (come i beni comuni) cari al partito di Vendola.
Insomma, contraddizioni insanabili, punto di debolezza per l’intero partito, che vengono a galla in particolare quando si tratta di fare scelte concrete.
Come la privatizzazione di Ataf, ad esempio. Dubitiamo infatti che esponenti di estrazione liberaldemocratica repubblicana siano contro. Lo si dubita a piena ragione, vedendo la politica ambigua tenuta dalla dirigenza locale, il voto (favorevole) del consigliere Scola e il successivo “contatto” con il consigliere comunale Eros Cruccolini, che a causa di un’astensione contraria al mandato del partito nella votazione decisiva per la privatizzazione dell’azienda di trasproto municipale, è stato riportato al ruolo di semplice iscritto, senza rappresentanza, passata, com’è ormai universalmente noto, a Tommaso Grassi.
Contatto che aveva come scopo un’amichevole “sondaggio” per capire se Cruccolini era disponibile a “passare” a IdV.
Dunque, se di questo “spostamento a destra” si lamenta l’iscritta sulla cui lettera il vicepresidente di quartiere 5 innesca la richiesta di un congresso regionale a Di Pietro (ed è evidente, anche dallo stesso comunicato stampa con allegata la lettera, che questo è solo l’ultimo passo di un confronto serrato che vede contrapposte, per dirla in grossolana sintesi “destra e sinistra” del partito), il vero problema, enunciato molto chiaramente dal vicepresidente Federico Perugini, è: qual è la parte, alla fine, che tirerà più forte?
E’ in questa logica che sembra giustificarsi la chiamata in causa del vero bersaglio della polemica aperta da Perugini, il segretario regionale dell’IdV Fabio Evangelisti. E’ di tutta evidenza infatti che Perugini, esponente di quell’anima Eldr che non può non trovarsi più in sintonia con Monti piuttosto che con la sinistra radicale, individua proprio nel segretario regionale la punta di quell’iceberg di osservanza più strettamente “marxista” (fra virgolette, visto che quasi sicuramente sarebbero gli stessi interessati ormai a rifiutare tale definizione) che “sbilancia” l’asse del partito toscano verso Sel.
Una Sel, tra l’altro, sempre più chiara e onesta nel suo obiettivo di ricreare uno schieramento dotato di forte unità identitaria a sinistra del Pd. E Evangelisti, nonostante le accuse che da vari settori del partito gli vengono lanciate per il piglio autoritario con cui gestisce il mandato di vertice regionale, è sicuramente un pilastro (in linea, del resto, con l’intendimento nazionale) dell’alleanza a sinistra.
Dunque, fra lamentele contrapposte e pugno di ferro, richieste di congresso e commissariamenti, l’IdV toscano sembra zigzagare indeciso fra destra e sinistra, terzo polo e centro.
Con un dubbio in più, che le note stampa inviate ai giornali rendono ragionevole: nell’ansia di caricare voti nella stiva, forse qualche imbarco si rivelerà ambiguo e, a lunga distanza, portatore di pericolose fragilità?

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