energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

C’era una volta Gaetano Salvemini Cultura

Giovanni Giolitti fu per lui il «ministro della malavita», i prelati gente da dover «tener lontano dai governi dei paesi civili» ed i giovani persone che «non debbono prender nulla alla leggera, e debbono studiare, studiare, studiare».
Cultura, libertà e moralità erano per Gaetano Salvemini tre pilastri sui quali fondare non solo una società migliore ma anche rendere più serena l'esistenza degli uomini. A Firenze, durante il convegno “Gaetano Salvemini. Maestro di democrazia”, sono stati ripresi e ripercorsi questi tre valori nel percorso di vita dello storico di Molfetta.
A condurre i numerosi studenti dell'Istituto Tecnico “Gaetano Salvemini” in questo viaggio nel pensiero politico, l'On. Valdo Spini e l'ordinario di Storia contemporanea dell'Università degli Studi Sandro Rogari. «Salvemini fu prima maestro – ha ricordato Spini – poi compagno di lotta dei Fratelli Rosselli nella cui tradizione ci riconosciamo e che è tutt'ora viva nella nostra città».
Un rapporto, quello di Salvemini con Firenze, iniziato sin dagli anni della sua gioventù. Lo storico si laureò infatti nel 1896 presso la facoltà di Lettere cittadina, ritornandovi ad insegnare molti anni più tardi. Tra i suoi allievi figurano proprio i fratelli Carlo e Nello Rosselli, il giornalista e politico Ernesto Rossi e l'anarchico Camillo Berneri. Antifascista della prima ora, fu tra i maggiori esponenti della rivista “Non mollare”, apertamente schierata contro Mussolini. Per il suo attivismo politico ed intellettuale contro il regime che si andava impadronendo della democrazia italiana Salvamini fu dapprima arrestato, poi incarcerato e successivamente sollevato dagli incarichi di insegnamento. A seguito di un'amnistia si rifugiò clandestinamente in Francia dove fu tra i protagonisti dell'antifascismo militante all'estero. Infine, a partire dall'inizio degli anni Trenta, approdò al dipartimento di storia dell'università di Harvard ed ottenne la cittadinanza statunitense. Fu richiamato simbolicamente alla sua cattedra di Firenze nel 1949, prima di morire a Sorrento nel 1957.
Ciò che più impressiona oggi, a tanti anni di distanza, del personaggio Gaetano Salvemini è la sua incorruttibile coerenza etica e morale, che in riferimento ai tanti fatti di dubbio costume che coinvolgono quotidianamente la politica, ha fatto parlare il presidente della commissione Affari Istituzionali del comune di Firenze Valdo Spini di «un esempio limpido di coerenza morale e di attaccamento alla Giustizia e alla Libertà».

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Translate »