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Cerchi lavoro?…. Gioca! Breaking news, Economia

Firenze – Ci si potrà intrattenere con i videogiochi preferiti senza essere accusati di essere dei perdigiorno ma anzi, gridare a gran voce che siamo alla ricerca attiva di lavoro. E scopriremo che giocare a Clash of clans, Sin city o Candy crush può diventare addirittura un’opportunità. Si chiama PlayYourJob, a settembre sarà scaricabile da tutti gli Store, e sarà gratuita. E’ un’App ancora unica nel mondo dell’intermediazione fra domanda e offerta di lavoro perché basata sull’elaborazione matematica delle preferenze di gioco. L’ha congegnata uno spinoff dell’università di Firenze dal nome Laborplay, nato nel 2015 da cinque soci, tutti psicologi del lavoro. Ce ne parla Elena Gaiffi, che all’interno dell’impresa si occupa di relazioni commerciali.

Ci spieghi come funziona PlayYourJob?

E’ molto semplice. L’utente la scarica dal proprio Store gratuitamente e, una volta attivata, risponde a domande su abitudini e preferenze di gioco. A questo punto il soggetto può iniziare a divertirsi con i suoi giochi preferiti: l’App condivide i punteggi e in questo modo aggiorna e arricchisce il suo profilo iniziale. Questo perché attraverso il gioco vengono rilevate le competenze trasversali di un individuo, ossia la sua capacità di risolvere problemi, decidere, comunicare. L’applicazione consente anche di capire quali sono le aree di forza o di debolezza su cui l’individuo può  intervenire.

A che tipo di lavoratore è destinata questa App?

Naturalmente è pensata per i Millennials, per coloro che hanno familiarità con il gioco e il mondo digitale. Dal punto di vista delle competenze individuali non ci sono limitazioni, dall’ingegnere al metalmeccanico, all’idraulico, tutti i profili sono validi. Si può trattare di un disoccupato, o di un occupato in cerca di nuovo lavoro.

E invece dal lato azienda?

Il discorso funziona in modo un po’ diverso per le imprese. L’azienda acquista dei labor coin, crediti virtuali che consentono di “sbloccare” l’informazione che interessa. Questo sistema può essere usato sia per i dipendenti, sia per valutare candidature esterne. Nel caso di applicazione alle proprie risorse interne, è un metodo utile per mettere a punto corsi di formazione ad hoc, o per costruire percorsi professionali particolari.

Come si incontrano concretamente domanda e offerta, e come viene tutelata la privacy degli utenti?

Il modello di funzionamento è molto simile a quello di Tinder, l’app specializzata per gli incontri online. La possibilità di incontro si crea solo se l’azienda è interessata al profilo e se l’utente è disponibile a farsi conoscere. Le faccio un esempio: mentre l’utente gioca vede apparire annunci di aziende che pubblicano richieste di lavoro e può scegliere di candidarsi. Di contro, l’azienda può visionare la lista di coloro che corrispondono al profilo ricercato e invia loro una notifica, una richiesta di approfondimento di conoscenza che può essere accettata o meno.

Dove è nata l’idea di mettere al centro il gioco come chiave di volta per la conoscenza?

Siamo partiti da una tradizione scientifica, per cui giocare significa mettere in atto dinamiche, seguire regole, vincoli e raggiungere obiettivi. Il gioco a cui ci riferiamo è quello in cui ci imbattiamo da bambini, niente di più. Per verificare la validità scientifica di questi concetti e la loro applicazione nei vari dispositivi che proponiamo, abbiamo lavorato per un anno e mezzo e testato oltre 19mila persone. L’esito è questo: esiste una correlazione fra gioco e competenze trasversali dell’individuo. Quando le persone giocano ci rivelano loro stesse e le loro attitudini.

Avete messo in commercio anche altri dispositivi?

Abbiamo costruito giochi per il mercato. Sono dei Kit per selezionare, valutare le competenze o per far crescere professionalmente le risorse interne. Abbiamo una quindicina di giochi differenziati a seconda del loro utilizzo. La nostra divisione interna di Ricerca e sviluppo passa giornate intere a giocare e sviluppare applicazioni. Sul mercato, dopo PlayYourJob, ne arriveranno altre.

foto: dalla pagina facebook di Laborplay

 

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