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Cgia Mestre: “Equitalia, rigorosa nel riscuotere, meno nel pagare” Breaking news, Economia

Firenze – Equitalia specchio di virtù, almeno per quanto riguarda i tempi dei pagamenti. O almeno, è normale pensarla così, visto l’inflessibile rigore di cui questa agenzia dette prova, senza distinguere fra situazioni e situazioni, debitore e debitore, fino alla sua soppressione, a luglio di quest’anno. Ma, altrettanto implacabile, la Cgia di Mestre è andata a sbirciare nella banca dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) sui pagamenti delle pubbliche amministrazioni, ed ecco cosa ha scoperto: almeno per quanto riguarda il 2016, la rigorosa Equitalia ha pagato i propri fornitori con un ritardo (media ponderata) di 13 giorni, come l’Inail. Roba da niente, rispetto al ministero degli Interni, che nel 2016  ha saldato le fatture con 58 giorni medi ponderati di ritardo, o al ministero della Giustizia, che lo ha fatto dopo 52, mentre per la Difesa sono occorsi 46 giorni oltre al termine di scadenza e per lo Sviluppo Economico  38. Però, bisogna anche ricordare (i dati sono sempre del 2016) i dicasteri più virtuosi, come quello dell’Ambiente, che ha anticipato il saldo fattura di 7 giorni, e i ministeri degli Esteri e dell’Economia e delle Finanze che, come ricorda la nota della Cgia, “entrambi, hanno liquidato i fornitori 4 giorni prima della scadenza di pagamento”.

La situazione in Italia, è l’analisi della Cgia, è tale che, nonostante la procedura d’infrazione europea comminata al nostro Paese in quanto la Pubblica amministrazione ha violato le disposizioni della Direttiva europea sui ritardi di pagamento e a parte qualche miglioramento, la PA continua a raccogliere ritardi sulle scadenze. Anche l’introduzione della fatturazione elettronica,  obbligatoria per tutte le pubbliche amministrazioni dal 31 marzo 2015, non  stata decisiva: “Escludendo le scuole – ricorda la Cgia – sono quasi 13.500 le pubbliche 3 amministrazioni che hanno l’obbligo di far transitare i pagamenti sulla piattaforma dei crediti commerciali (PCC) gestita dal MEF. In realtà, ben 6.898 enti, pari al 51,3 per cento del totale, nel 2016 non l’hanno fatto”. Il che comporta dati parziali e riconducibili solo alle amministrazioni adempienti.

Così, al di là del caso di Equitalia, la questione principale a questo punto sarebbe: a quanto ammonta il debito accumulato dalla PA nei confronti delle imprese ? “Sebbene da oltre due anni sia stata introdotta la fatturazione elettronica nelle transazioni commerciali con le amministrazioni pubbliche, ancora adesso non ci sono dati ufficiali – ribadiscono dalla Cgia – chi periodicamente ne stima l’importo è la Banca d’Italia. Secondo i dati riportati nella “Relazione annuale”, presentata a Roma il 31 maggio di quest’anno, alla fine del 2016 i debiti commerciali della Pa ammonterebbero a 64 miliardi: di cui 34 riconducibili a ritardi nei pagamenti”.

Tirando le fila, sebbene i ritardi dei pagamenti si possano ancora annoverare come perversa abitudine generalizzata delle amministrazioni pubbliche italiane, i ritardi di Equitalia bruciano di più. “Quando era chiamata a riscuotere – segnala il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – non guardava in faccia nessuno. Nei confronti dei contribuenti era rigorosa, inflessibile e non ammetteva alcuna giustificazione. Quando, per contro, doveva onorare gli impegni contrattuali sottoscritti, almeno alla luce di quanto è accaduto nel 2016, questa precisione e meticolosità nel rispettare le scadenze sfumava, al punto tale che liquidava i propri fornitori oltre i termini di legge. In altre parole, praticava bene, ma razzolava male”.

 

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