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Charles Cros, “il Meucci” francese: per Parigi ha inventato il fonografo Cultura

Parigi – Per noi a inventare il telefono è il fiorentino Antonio Meucci, “derubato” della sua scoperta dall’americano Alexander Graham Bell, per i francesi l’inventore del fonografo non è Thomas Edison ma  Charles Cros un poeta dal multiforme ingegno cui si devono anche il prototipo di un telegrafo automatico e un trattato sulla fotografia a colori. A ricordare la figura del geniale Cros, raro caso di poeta-inventore, ci ha pensato  il settimanale Le Point che in questi giorni di quarantena allarga gli orizzonti della cronaca anche a storie e figure del passato.

Cros, racconta il giornale,  aveva già comunicato con una lettera nell’ottobre del 1876 la sua invenzione di un ‘paleofono’, un apparecchio che poteva riprodurre i suoni, all’Accademia delle scienze. Quello che Cros ha battezzato “la voce del passato” era un congegno composto di una membrana vibrante che poggiava su un disco  animato da un doppio movimento di rotazione che consentiva sia di registrare i suoni sia di riprodurli.

L’Accademia però tarda a reagire e si limita  il 30 aprile 1877 a  registrare l’invio della comunicazione. Nel frattempo il trentaquattrenne bussa a tutte le porte per cercare i fondi per produrre un prototipo  del suo paleofono, ma invano. Della sua scoperta ne parla per la prima volta nell’ottobre del 1877, sulla pubblicazione  Semaine du clergé,  l’abate Lenoir che la ribattezza fonografo.

Intanto giungono a Parigi le voci che Edison sta anche lui lavorando su un apparecchio che registra i suoni, voci che allarmano il poeta che teme gli venga rubata la sua invenzione. Invano chiede all’Accademia di aprire la sua lettera per poter rivendicare di essere arrivato prima del miliardario americano. Troppo tardi: la lettera viene aperta l’8 dicembre, due giorni dopo la prima registrazione di  Edison di una voce umana. Il 17 dicembre l’inventore americano deposita la domanda del brevetto.

Un duro colpo per il nostro poeta, che morirà nella miseria nel 1888, rovinato dall’assenzio, dopo una vita bohéme molto intensa. Cros, ricorda le Point, non era solo un inventore ma un poeta visionario dall’ispirazione surrealista. Dotato di un’intelligenza vivissima e di una curiosità insaziabile, aveva preso la maturità a 14 anni , a16  insegnava ebraico e sanscrito e a 18 era professore di chimica in un istituto di sordomuti. Amico di Verlaine, aveva ospitato brevemente a casa sua Rimbaud, frequentato Manet, Renoir , Sarah Bernhardt,  aderito al circolo degli Hydropathes, cioè quelli che l’acqua fa ammalare,  che poi si riunira` nel famoso cabaret “Le Chat Noir”  dove reciterà spesso i suoi poemi, come lo straordinario “Hareng saur” cui deve ancor oggi la sua notorietà.

Dal vulcano della sua testa in continua ebollizione Cros invia anche una petizione al governo perché faccia costruire  uno specchio parabolico in grado di trasmettere messaggi a Venere e Marte,  convinto che i minuscoli lampi di luce osservati dagli astronomi su questi due pianeti, in realtà dovuti da riflessi del sole sulle nuvole, siano dovuti all’esistenza di grandi città.

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